Moni Ovadia :”Il terrore globalizzato che non va in vacanza

VENERDÌ 20 LUGLIO 2012

Il terrorismo orienta i suoi interessi verso le località turistiche solo per lavorare. In tempo di vacanze il suo macabro lavoro consiste nel seminare terrore e morte fra i turisti inermi, vittime ideali degli attentati, quale che sia la loro modalità…

L’altro ieri, otto turisti israeliani sono stati fatti a pezzi e altri sono stati sbranati da ferite di varia gravità all’aeroporto di Burgas in Bulgaria.

L’autore dell’eccidio, stando alle testimonianze, è stato un attentatore suicida. La carneficina ha avuto luogo in Europa, in una bella città del Paese in cui sono nato.

Un magnifico Paese, pacifico, ricco di attrattive turistiche e di bellezze naturali. Tutto il contrario di un luogo che possa far pensare a all’odio e al sangue.

Ma in questo mondo globalizzato le cose funzionano così, la morte e la distruzione all’improvviso possono fare la loro comparsa ovunque.

Il terrorismo anch’esso globalizzato può colpire anche nei posti più ridenti e non appena trova il modo, sceglie con cura di farlo dove le conseguenze siano più devastanti, anche sul piano psicologico.

Così come le false guerre umanitarie distruggono, pro bono di interessi non apertamente dichiarati, vite innocenti in scenari meno ameni.

La ricorrenza del macello, nel giorno di un altro massacro di innocenti sembra scelto con deliberata intenzionalità. L’altra volta accadde a Buenos Aires il 18 di luglio del 1994, in un centro culturale ebraico. Allora la terribile messe di morti fu di una novantina di esseri umani inermi.

Quanto all’origine ed alle cause del odioso massacro, allo stato delle cose, non esiste una rivendicazione.

Dunque sono possibili solo ipotesi.

La radice di tutto ciò è l’antisemitismo in sé? Se per antisemitismo si intende l’odio per gli ebrei motivato dal fatto stesso della loro esistenza, non credo.

Si tratta dell’odio per lo Stato d’Israele alimentato dalla politica del suo governo?

Quell’odio può essere una componente che pesa come variabile dipendente. Dipendente da chi è l’autore dell’attentato, ammesso che decida di rivendicarlo.

Gli esponenti del governo israeliano invece sembrano non avere dubbi. I mandanti sono da ricercarsi fra i leader iraniani, gli esecutori, fra la loro stessa mano armata, i guardiani della rivoluzione o fra i loro vassalli, gli Hezbollah.

Il progetto di colpire l’Iran, per bloccare il suoi piani nucleari che, secondo Netanyahu e Barak, mirano alla distruzione di Israele riprende forza.

Adesso sarà più agevole per loro cercare di forzare la mano a Obama per ottenere la luce verde ad un attacco diretto contro il regime degli Ayatollah.

Le conseguenze di una simile azione sono imprevedibili ed incalcolabili e il suo carico di morti e distruzioni verosimilmente di vaste proporzioni.

Ma perché Netanyahu e Barak insistono per l’attacco contro il nucleare iraniano? Perché davvero pensano che Ahmadinejad abbia la seria intenzione di dotarsi dell’arma atomica per lanciarla su Israele?

Non credo che siano così sprovveduti da dare credito alle farneticazioni del dittatore al di là delle necessità della propaganda.

 L’obiettivo è un altro. Se l’operazione riuscisse si sarebbero accreditati nel loro Paese come leader forti per molti anni a venire e avrebbero mano libera per tutto lo spettro dei loro programmi politici. E comunque vada a finire non pagheranno né i tiranni fanatici per mestiere e potere, né i politici spregiudicati e cinici.

Fin quando non si riapre con determinazione un orizzonte di pace anche rischiando, le vittime saranno sempre gli inermi, sia che si tratti di turisti israeliani, sia che siano civili palestinesi o altri innocenti.

dall’Unità di oggi

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