Moria, giorno 15 – Un nuovo patto europeo su migrazione e asilo

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tratto da: https://lungolarottabalcanica.wordpress.com/2020/09/24/moria-giorno-15-un-nuovo-patto-europeo-su-migrazione-e-asilo/

24 settembre 2020 

“Mi serve il vostro aiuto, sono a Lesbo da sei mesi assieme a mia moglie e ai nostri tre figli, abbiamo ricevuto tutti e cinque il diniego della domanda d’asilo, che cosa ne sarà di noi? Non voglio soldi, non voglio carità, voglio solo sapere il nostro futuro”.

Percepiamo il senso di spaesamento e di enorme incertezza nelle parole di Mohannad mentre ci scrive un lungo messaggio su WhatsApp. Capelli corti spettinati, tuta da ginnastica di una taglia troppo grande, sguardo timido che lascia trapelare tanta rabbia e disperazione. L’abbiamo conosciuto così nel campo di Moria meno di un mese fa, invitati a bere un tè nella tenda di alcuni amici siriani.

Mohannad in realtà sa bene la risposta, ma vuole continuare a sperare. Sa che da gennaio 2020, con una nuova legge, il governo Mitsotakis ha di fatto tolto la possibilità anche per i siriani di andarsene dagli hotspot delle isole greche facendo leva sulla propria vulnerabilità. Un sistema già distorto che però da inizio anno è collassato. Sa che ora per i siriani non ci sono più scappatoie dal famoso accordo tra Unione Europea e Turchia firmato a marzo 2016, sa che nessuno domanderà loro perchè sono scappati dalla Siria e se vogliono chiedere asilo in Grecia. L’accordo ha decretato che la Turchia è un Paese terzo sicuro e che lì devono tornare. Non importa se in Turchia lavorano sottopagati persino i bambini, se i respingimenti verso la Siria sono sistematici, se ci sono prove di rapimenti, sparizioni e omicidi mirati contro gli oppositori di al-Asad.

“Siamo le vittime di questa politiche europee, del controllo dei confini, del braccio di ferro tra Grecia e Turchia. Che cosa ne sarà di noi?” continua a chiederci Mohannad. “Che ne sarà di tutti quelli che si sono visti la propria domanda d’asilo rifiutata?”. Legge con preoccupazione le prime analisi del nuovo patto europeo su migrazione e asilo presentato ieri a Bruxelles, che, in realtà, di nuovo ha ben poco. Nessun superamento del sistema di Dublino, ma solo qualche elemento innovativo; un ulteriore aumento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione Europea, procedure accelerate di frontiera con una “pre-selezione” all’ingresso e una solidarietà europea che sembra concretizzarsi più nel rimpatrio che nell’accoglienza. Se così fosse, il destino di Mohannad, come quello dei tanti siriani con diniego, sarebbe quello di essere rimandati in Turchia.

Intanto, a quindici giorni dall’incendio di Moria, le oltre 12 mila persone sfollate sono state tutte sistemate nella nuova tendopoli. La pagina Viber del Ministero Greco per la Migrazione e l’Asilo continua a mandare messaggi surreali, solamente in inglese, sulle regole da seguire. Dopo aver tenuto concentrate in pochi chilometri quadrati migliaia di persone, tra cui oltre 5000 bambini, privandole per giorni di acqua, cibo e sonno, la settimana scorsa il governo greco ha eseguito un vero e proprio trasferimento forzato di tutti gli sfollati nella nuova Moria inviando messaggi coercitivi e violenti, velati di un finto buonismo.

Per favore, venite al campo. Il vostro soggiorno nel campo vi garantirà condizioni di vita decenti, cure mediche e rifornimenti per te e la tua famiglia

Le famiglie, i bambini e le persone che hanno bisogno di cure mediche, non dovrebbero dormire per strada. Andate nel nuovo campo, c’è acqua, elettricità e wifi

Una bugia, l’ennesima bugia, fatta per reprimere manifestazioni e proteste assieme ai lacrimogeni e ai cannoni ad acqua. Da giorni le persone dormono per terra, senza materassi, senza accesso all’acqua, all’elettricità, ai servizi più basilari. Nuovamente ammassati uno sull’altro, con tendoni sovraffollati che contengono oltre 200 uomini soli.

“C’è una coda lunghissima per il cibo, fanno un’unica distribuzione per la colazione, il pranzo e la cena, non ho mai visto nulla di simile” ci racconta un amico siriano. “Non abbiamo niente, solo una tenda in cui dormire, si stava meglio nella vecchia Moria”.

E intanto i messaggi intimidatori del Ministero greco continuano:

Al momento, a causa della mancanza di strutture che rispettino le regole di prevenzione anti-covid, gli avvocati dei richiedenti asilo non possono avere accesso al temporaneo campo d’identificazione e d’accoglienza di Lesbo. I richiedenti asilo possono visitare i loro legali negli uffici privati“.

Le famiglie devono stare attente ai bambini, soprattutto per le costruzioni intorno al campo, fino a quando non ci sarà un’area ricreativa adatta

E’ successo di nuovo, l’abbiamo fatto succedere di nuovo, dentro i confini dell’Unione Europea. A nulla è servito l’incendio, la denuncia degli attivisti, delle ong, dei giornalisti, delle persone che a Moria sono costrette a vivere. La politica europea di difesa dei propri confini continua imperterrita a calpestare vite e diritti. E il nuovo patto europeo presentato ieri non fa che confermare questa deriva verso un’Europa sempre più chiusa in se stessa.

Moria, giorno 15 – Un nuovo patto europeo su migrazione e asilo

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