Morti in Cisgiordania collegate a reattore israeliano

Scritto il 2011-01-20 in News

Press Tv. Un critico aumento dei casi di cancro, sterilità e nascite anormali nel sud della Cisgiordania è stato imputato alla dispersione di uranio dell’impianto nucleare di Dimona.

Scienziati internazionali stanno ora investigando le anomalie in questione per scoprirne le cause. Il villaggio più colpito è quello di Avaria, un centro di 35.000 abitanti.

 

“Durante gli ultimi vent’anni, si è avuto un netto aumento di disordini della tiroide, problemi di sterilità, nascite anomale e casi di cancro” ha confidato in un’intervista a “PressTv”, Mahmud Sa’ada, uno dei 10.000 membri di “Medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare”.

“Uno di questi casi ha coinvolto un 15 enne, che ha sviluppato un cancro al cuore. Si tratta di una malattia che colpisce una persona su 100 milioni, per cui è estremamente rara. Il malato è deceduto di recente”.

Con l’aiuto dell’Università di al-Khalil (Hebron), il gruppo di medici ha studiato i possibili impatti del reattore israeliano di Dimona, situato nel deserto del Negev, a 30 km dal villaggio.

“L’anno scorso – racconta il governatore della provincia Kamel Hamed – uccidemmo più di 2.000 cani nella regione: non si comportavano normalmente, ed erano straordinariamente grandi e aggressivi (…) Non disponiamo delle tecnologie necessarie per indagare e non ci è permesso raggiungere le zone di confine. Per questo, abbiamo chiesto l’intervento delle organizzazioni internazionali”.

L’uranio rilevato nell’area dall’università di Hebron equivale a ben dieci volte la concentrazione permessa, e valori superiori alla norma sono stati registrati anche per il torio e il cesio. Quest’ultimo è generalmente presente in grandi quantità solo nei luoghi dove si sono verificate esplosioni o attività nucleari, e in cinque villaggi dell’area la concentrazione è dalle dodici alle trenta volte superiore alla soglia prevista dalla legge.

 

“Le scorie nucleari dell’impianto di Dimona vengono sepolte in territorio palestinese, e in alcuni casi anche sotto le colonie israeliane: in un insediamento ebraico vicino si hanno almeno venti casi di cancro. Ma hanno troppa paura per parlare: ogni abitante riceve circa 20.000 dollari per restare in silenzio” afferma Sa’ada.

“Smaltendo in questo modo le scorie – ha quindi spiegato il medico –, Israele paga undici dollari a fusto, mentre gli costerebbe oltre 5.000 dollari a fusto se fossero inviate legalmente in paesi come la Mauritania o la Somalia”.

È stato inoltre osservato che l’area circostante ospita ormai un sistema ecologico sbilanciato, dove rettili e piante sono quasi scomparsi, rimpiazzati da un gran numero di scarafaggi, scorpioni ed altri animali noti per resistere alle radiazioni.

D’altra parte, è convinzione comune che il governo israeliano sia pienamente consapevole della situazione, dal momento che nel 2004 distribuì ai nomadi del deserto delle pillole contro le radiazioni.

Proprio fuori dall’impianto di Dimona, nel 1986, lo scienziato nucleare e autore di campagne d’informazioni Mordechai Vanunu rivelò al mondo che Israele possedeva dei segreti programmi di sviluppo delle armi nucleari.

Per decenni, la comunità internazionale ha chiuso un occhio di fronte al problema, ma gli scienziati temono ora che il programma israeliano rischi di creare una seconda catastrofe di Chernobyl. Ciononostante, Israele rifiuta di lasciar ispezionare l’impianto agli inviati dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

Il reattore nucleare è ormai molto vecchio (risale a 48 anni fa), e gli esperti avvertono che le perdite non riguardano solo i terreni israeliani o palestinesi, ma interessano anche la Giordania, la Siria, l’Egitto e persino la Libia.

© Agenzia stampa Infopal
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