Muhammad Shehada: HAMAS E’, PER ORA, L’UNICO ADULTO RESPONSABILE NEL CONFLITTO ISRAELE-GAZA

0

tratto da: FRAMMENTI VOCALI IN MO

https://frammentivocalimo.blogspot.com/2019/11/muhammad-shehada-hamas-e-per-ora-lunico.html

Articolo  in lingua inglese qui 

sintesi personale

La maggior parte degli abitanti di Gaza non aveva familiarità con il nome  Bahaa Abu Al-Ata  fino a quando Israele non lo ha  bollato come la mente degli occasionali attacchi della Jihad islamica contro Israele. Queste  azioni hanno interrotto  le intese sul cessate il fuoco tra Hamas e Israele.

Tutto è cambiato quando Israele l’ha  assassinato  all’inizio di martedì, insieme a sua moglie, nel quartiere densamente popolato di Shejaiya, durante il cessate il fuoco.

Ora al-Ata è un martire, un eroe; è stato trasformato in un’icona della   resistenza palestinese. Sebbene Netanyahu abbia definito Al-Ata “una bomba ad orologeria”, e Benny Gantz ha affermato che la decisione era appropriata “sia politicamente che operativamente“, l’atto e il tempismo dell’uccisione israeliana di un comandante della Jihad islamica sono stati fondamentalmente sbagliati e  hanno trascurato negativamente entrambe le parti in pericolo.

Il tempismo è catastrofico, se non malevole in quanto costituisce un assalto su vasta scala agli sforzi intra-palestinesi per tenere, per la prima volta dopo 13 anni,  elezioni nazionali e, si spera, trasparenti e democratiche, nel tentativo di  ripristinare l’unità tra la Cisgiordania e Gaza.

Non solo. Israele sta rianimando consapevolmente e cinicamente una politica di assassinio fallita e irresponsabile, che in  tutti  i casi passati, ha solo ridato sostegno alla violenza e al militarismo jihadista e non ha prodotto alcun cambiamento positivo.

Israele ha innumerevoli alternative all’uso della forza bruta, ma il suo primo ministro, impantanato in una lotta per la propria sopravvivenza politica, ha ordinato l’attacco per “servire i propri scopi”.

Israele avrebbe potuto semplicemente rispettare il suo impegno di mantenere il cessate il fuoco e di smettere di usare il fuoco vivo contro i manifestanti disarmati di Gaza. Tali azioni avrebbero minato le motivazioni della Jihad islamica   per le sue ritorsioni missilistiche.

Israele avrebbe anche potuto attenuare ulteriormente il blocco di Gaza, come ricompensa per il lungo periodo di calma che Hamas aveva mantenuto fino ad ora.

Ciò avrebbe disincentivato le azioni armate contro Israele e reso la violenza un atto di tradimento, piuttosto che un atto di eroismo, ostacolando il cambiamento in meglio per il popolo di Gaza.L’ uccisione israeliana di qualcuno che chiamava “piantagrane” ha ottenuto esattamente il risultato opposto. Le azioni della Jihad islamica, fino a ieri  periferica, emarginata, sono ormai mainstream.

Le azioni della Jihad islamica palestinese sono ora legittimate dalla provocazione di Israele e sono sostenute, almeno a parole, praticamente da tutte le altre fazioni armate di Gaza.

La possibilità di ripristinare la calma si sta  dissipando.

Sostenuta dalla sua nuova popolarità la Jihad islamica punta alla mediazione internazionale che ora respinge  per ottenere  una vendetta sufficiente.

Anche  il conflitto è politica  e in politica  nulla è impresso nella pietra e la de-escalation rimane possibile. Ciò richiede che i politici israeliani scelgano la ragione rispetto all’opportunità elettorale.

Hamas ha agito in modo responsabile durante questo scoppio di violenza. Si è astenuto dall’unirsi alla ritorsione contro Israele, nonostante abbia espresso la sua solidarietà nei confronti della Jihad islamica. Tuttavia, poiché il martellamento israeliano di Gaza non solo continua, ma aumenta di gravità, la pressione popolare crescerà su Hamas fino a quando non sarà più in grado di mantenere la via di mezzo.

Il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum ha denunciato esplicitamente questo calcolo, dicendo; Se l’occupazione va oltre con i suoi crimini, la resistenza [di Hamas] non rimarrà pigra, ma allo  stesso tempo ha chiesto un cessate il fuoco. La Jihad islamica non vuole essere vista come il demolitore dell’unità palestinese. Nonostante il continuo lancio di missili e la retorica della dura vendetta, anche la Jihad islamica tende a contenere la situazione, in modo da non essere considerata responsabile della sospensione dei progressi nei colloqui elettorali. La sua  vendetta ha lo scopo di placare la sua base arrabbiata.

Ad esempio, la Jihad islamica possiede proiettili avanzati con  testate esplosive  – ancora non guidate – che potrebbero infliggere danni molto più grandi agli obiettivi israeliani, eppure finora ha scelto di lanciare  proiettili ordinari  con testate minime che, pur raggiungendo una lunga distanza, infliggono danni minimi.

Ora dipende interamente dal gabinetto di Netanyahu: intensificherà la guerra fino a quando Hamas non sarà costretto a intervenire?

O Israele decrementerà la situazione, prima che si  perdano altre vite?

L’attuale tattica israeliana, rispondere al fuoco con un fuoco molto maggiore, costituisce la ricetta base per il disastro. Innescherebbe una quarta guerra, le cui conseguenze sarebbero irrevocabili.

Più Israele continua i suoi attacchi, più la situazione è a un punto di non ritorno. Se Israele prendesse  di mira  i  complessi residenziali civili  di Gaza, come ha fatto nell’ultima escalation nell’agosto 2018 per fare pressioni su Hamas, scatenerebbe un immediato contraccolpo da parte di Hamas, che si sentirebbe obbligato a dimostrare la sua capacità e disponibilità a difendere i civili. E non è difficile immaginare quanto disastrose sarebbero le ripercussioni dell’ultima minaccia di Israele: eliminare il leader della Jihad islamicaZiad Nakhala che risiede a Damasco.

Per prevenire un’altra guerra disastrosa che nessuna delle parti desidera, Israele dovrebbe esercitare la massima moderazione riguardo alla campagna di ritorsioni della Jihad islamica. Dovrebbe tornare al cessate il fuoco.

E c’è un precedente recente: questa è esattamente la politica che Israele ha fatto nei confronti degli Hezbollah ad agosto. Israele ha assassinato due dei suoi comandanti in Siria, Hezbollah ha  sparato razzi nel nord di Israele in risposta, ma non ci sono state ulteriori escalation.

Israele potrebbe anche immediatamente annunciare un cessate il fuoco unilaterale, come ha fatto durante l’operazione Piombo fuso del 2008 e impegnarsi a  un allentamento più significativo del suo blocco decennale, se la parte di Gaza dovesse ricambiare.

Dopo ogni escalation tra Gaza e Israele, un altro Bahaa Abu Al-Ata emerge dalle rovine.

C’è solo un modo per impedire ai jihadisti successivi, sempre più militanti, di ottenere una fama immeritata: sollevare l’assedio di Gaza e dare alla sua gente l’opportunità di vivere, di vivere davvero piuttosto che sopravvivere a malapena.

Muhammad Shehada è uno scrittore e attivista della società civile della Striscia di Gaza e uno studente di Studi sullo sviluppo presso l’Università di Lund, in Svezia.

 

 

Muhammad Shehada: HAMAS E’, PER ORA, L’UNICO ADULTO RESPONSABILE NEL CONFLITTO ISRAELE-GAZA

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.