Muro Usa Messico, ora Trump minaccia lo ‘stato di emergenza’

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Muro a qualsiasi costo per Trump testa dura, a rischio di rompersela
Trump pronto a tutto pur di farsi finanziare il completamento del “muro della vergogna” tra Usa e Messico e la Casa Bianca ora minaccia lo “stato di emergenza”

Muro a qualsiasi costo
Trump testa dura a rischio di rompersela

Muro Usa Messico, ora Trump minaccia lo ‘stato di emergenza’
Il fenomeno è vecchio quanto il cucco e anche abbastanza ovvio: i messicani (e ora anche carovane di centramericani) cercano di entrare in ogni modo negli Stati Uniti. Vogliono stare meglio. Punto. Il vecchio mito della frontiera Usa è ancora vivo, specie se in altre aree del continente si muore letteralmente di fame. Da questa parte del confine i “wasp” (white, anglo-saxons and protestants) si difendono come i cinesi al tempo dei mongoli. Erigono una grande muraglia, pensando (erroneamente) che, con i tempi che corrono, bastino barriere, cemento e filo spinato a tenere fuori dal proprio opulento cortile i “peones”, che cercano di sfondare i reticolati della storia.

I gringos si blindavano ai tempi di Bush e di Obama e oggi, a maggior ragione, si barricano peggio ancora, mentre Trump alla Casa Bianca esce di testa per tenere fuori dal Paese quelli che giudica pericolosi questuanti. Vuole completare il ‘Muro di Berlino’ che separa Stati Uniti e Messico a qualsiasi costo. I Democratici gli negano i finanziamenti? E lui trova la scappatoia legale: proclamerà lo stato di emergenza nazionale, arrafferà i dollari necessari ad aggiungere fossati e cavalli di frisia e ‘salverà’ Los Estados Unidos dai migranti latino-americani. Messa così sembra facile. Intanto il Presidente si è fatto saltare il ticchio e ha proclamato un parziale ‘shutdown’ di bilancio, lasciando senza paghe, da tre settimane, 800 mila dipendenti federali.

Non solo ha calato la saracinesca, ma ha pure rincarato la dose, affermando di essere pronto a “congelare” i fondi del bilancio federale a tempo indeterminato, con una filosofia che ha l’aria di essere quella del “muoia Sansone con tutti i filistei”. Tra l’altro, da un punto di vista costituzionale, non gli sarà facile stornare i fondi del Ministero della Difesa per costruire il “muro” senza una preventiva autorizzazione del Congresso. La stessa frattura tra Camera (democratica) e Senato (repubblicano), rende più complicato trovare una soluzione, visto il fuoco di sbarramento incrociato. Insomma, la paralisi amministrativa potrebbe continuare ancora per un bel po’.

E tutto ciò per arginare gli “illegal aliens”, che non sono i marziani entrati di straforo sul pianeta Terra, ma più semplicemente gli immigrati clandestini che passano il confine Usa-Messico, diventato non solo uno scolapasta, ma anche una specie di “backstage” dei film spionistici Anni ‘50, quando si cercava di attraversare la “Cortina di ferro” rischiando la pellaccia. Oggi non è proprio così, ma comunque il pelo rizza lo stesso e la guerra comincia ogni notte, specie in quelle senza luna. La Us Border Patrol, del Dipartimento della Giustizia di Washington, ha diffuso una minuziosa descrizione di questa specie di Linea Maginot a stelle e strisce.

Dunque, esistono tre siepi di filo spinato, barriere di traversine ferroviarie poste in verticale complete di spuntoni acuminati, muri di cemento rinforzati da tubi sulla sommità, placche di acciaio connesse tra di loro a mo’ di “fence”, automobili allo scasso messe una sopra l’altra, ostacoli con sistemi “antiscalata” fatti di metallo, migliaia e migliaia di colonnine di cemento collegate on-line da catene. Il tutto distribuito in due o tre “trincee” inframezzate da “terra di nessuno”, costantemente controllata da pattuglie armate, dotate di cani. A completare il quadretto, torrette d’avvistamento, fari di tutti i tipi e marchingegni all’infrarosso per la visione notturna, con gli elicotteri a fungere da collegamento con i “check-point”. Se non siamo alla frontiera del 38° parallelo, in Corea del Nord, poco ci manca.

Il “Muro”, alla fine, dovrebbe coprire tutti i 3 mila chilometri del confine col Messico impedendo (ma abbiamo molti dubbi) che un fiume di clandestini inondi il sacro suolo della patria americana. Si calcola che, ogni anno, la polizia di frontiera Usa blocchi e arresti oltre un milione di “desesperados” in arrivo dal Messico. Il problema è capire chi scappa per fame, attirato dai lustrini del capitalismo tutto hamburger, secchielli di patatine fritte, palate di maionese e casse di birra sotto il letto, e chi invece trasporta droga come fosse farina. Meno convincenti appaiono le tinte fosche sul pericolo terrorismo dipinte dal governo americano, evocate forse per giustificare la sua mano pesante.

 

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