Myanmar-Birmania regno di giada. Tra leggenda e pietre preziose L’ORRORE GOLPISTA

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tratto da: https://www.remocontro.it/2021/07/22/myanmar-birmania-regno-di-giada-tra-leggenda-e-pietre-preziose-lorrore-golpista/

Remocontro Remocontro 22 Luglio 2021

 

 

In Birmania la giada è un tesoro che fa gola a molti. Il più grande giacimento al mondo si trova a Hpakant, nella Birmania settentrionale. Quello della giada è un settore opaco, corrotto e redditizio, controllato sin dagli anni novanta dai militari, denuncia l’ong britannica Global witness. «La scatola nera delle Tatmadaw», le forze armate birmane. E migliaia di vittime senza nome sotto quei sassi.

Impunità e ricchezza a portata di mano

«Invitato a Mosca lo scorso 23 giugno in uno dei suoi rari viaggi all’estero, il capo della giunta birmana, generale Min Aung Hlaing, sfoggiava un lussuoso orologio svizzero del valore stimato di diverse decine di migliaia di euro e, all’anulare, un anello con una giada luccicante di valore inestimabile. Il golpista in uniforme esibiva il suo patrimonio davanti agli alleati russi, fornitori di armi e sostenitori leali del regime dopo il colpo di stato del 1 febbraio 2021». Lo denuncia Guillaume Pajot, di Mediapart, in Francia, e lo riporta Internazionale.

Sino a 26 miliardi di euro anno

L’inchiesta di Global witness svela gli ingranaggi sconosciuti di un settore che generava ogni anno fino a ventisei miliardi di euro, corrispondente alla metà del pil birmano. È difficile però stimarne con precisione gli introiti, perché fino al 90 per cento delle pietre viene venduto illegalmente in Cina, paese frontaliero e principale consumatore di giada al mondo. La leggende dall’Impero di Giada, una sorta di Olimpo orientale a cui si fa risalire la nascita del ‘Celeste Impero’.

Colpo di stato 800 morti dopo

Mentre la giunta golpista birmana ora deve affrontare milizie di autodifesa e gruppi etnici ribelli e si scatena ancora più violenta la repressione contro gli oppositori al colpo di stato (con più di 880 morti secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici), «i proventi della giada sono un modo per ricompensare gli ufficiali e garantire la coesione dell’esercito».

Tesoro inestimabile e schiavi a estrarlo

La zona di Hpakant, sigillata da posti di blocco, consente ai militari di raggranellare cospicue mazzette, al punto che gli ufficiali si contendono i posti strategici della regione, quelli ritenuti particolarmente remunerativi. «La giada è una fonte di clientelismo e di ricchezza individuale che permette di garantirsi la lealtà delle truppe», afferma Keel Dietz, autore del rapporto ed esperto della Global Witness.

Affari di famiglia

Secondo l’ong britannica la corruzione coinvolge anche la famiglia di Min Aung Hlaing, l’uomo forte della giunta: suo figlio, Aung Pyae Sone, si è ricavato un piccolo impero nel settore immobiliare, industria farmaceutica e turismo. Ma soprattutto ha tratto enormi benefici dall’ascesa del padre nell’esercito. E lui che esige tangenti su ogni consegna di dinamite a Hpakant. «Per avere l’autorizzazione a portare la dinamite bisogna pagare il comando militare del nord e una parte di quel denaro finisce nelle tasche del figlio di Min Aung Hlaing».

La Nobel San Suu Kyi

Prima del colpo di stato il governo della ‘Lega nazionale per la democrazia’, guidato dall’ex leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, imprigionata dalla giunta, una nuova legge sulle pietre preziose e permessi per scavare non sarebbero rinnovati dopo la scadenza. Le compagnie minerarie hanno cominciato a scavare a gran velocità, nonostante i rischi, per estrarre la maggior quantità di giada prima della scadenza dei loro permessi. E a Hpakant si sono moltiplicati gli incidenti mortali

Schiavi alla morte

Nell’aprile del 2019 una miniera è collassata su una cinquantina di minatori uccidendoli. L’anno successivo, il 2 luglio 2020, un giorno di nebbia, un’onda di acqua melmosa alta sei metri e provocata da un crollo ha inghiottito quasi duecento persone. È stata la catastrofe mineraria più letale della storia della Birmania. Le ricerche sono state lente perché si era nel pieno della stagione delle piogge. Dopo qualche giorno i soccorritori hanno capito che l’argilla non avrebbe più restituito i corpi dispersi e lì sepolti.

Collusioni e ladri di guerra

Lo sfruttamento frenetico della giada prima del colpo di stato si basava su una sorprendente collaborazione tra i militari birmani e i gruppi etnici ribelli presenti nella zona, «Hpakant non è un luogo in cui si combatte, è un luogo in cui si fanno soldi”, afferma un politico birmano citato nel rapporto». Società minerarie che appartengono all’esercito e gruppi ribelli condividevano perciò ruspe e manodopera per scavare il più rapidamente possibile nell’area assegnata, prima che il loro permesso scadesse. I profitti venivano suddivisi e successivamente usati nei conflitti.

La pietra verde era dunque uno dei motori delle interminabili guerre etniche che lacerano la Birmania dalla sua indipendenza nel 1948.

Ora rubano solo i militari

Dopo il colpo di stato dell’1 febbraio la situazione è cambiata. I militari, alla guida del governo, hanno adesso il controllo totale dei permessi di trivellazione e a Hpakant sono ripresi violenti combattimenti. Il tempo delle alleanze di circostanza sembra ormai finito. Ad aprile del 2021 la giunta ha organizzato una vendita all’asta nella capitale Naypyidaw, per consentire alle imprese di smerciare le loro pietre preziose: giada, perle o rubini.

Secondo il rapporto Global witness, un tempo giravano centinaia di milioni di dollari. Stavolta le aste hanno fruttato solo 32 miliardi di kyat, la moneta birmana, circa 22 milioni di dollari.

Sanzioni Ue sulla giada

Il 21 giugno del 2021 l’Unione europea ha deciso sanzioni contro la Myanmar Gems Enterprise, l’azienda pubblica birmana ormai sotto il controllo dell’esercito. Due mesi prima i 27 Ue avevano già sanzionato le conglomerate dell’esercito Myanmar economic holdings limited e Myanmar economic corporation. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno preso provvedimenti simili.

Nonostante ciò, poiché una grande porzione del commercio della giada è illecito e ha come destinazione la Cina, alleata storica dell’esercito birmano, «gli effetti delle sanzioni occidentali saranno limitati».

Myanmar-Birmania regno di giada. Tra leggenda e pietre preziose l’orrore golpista

 

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