Negev, colonia ebraica al posto di un villaggio palestinese

La moschea del villaggio beduino non riconosciuto di Umm al-Hiran (Foto: Yossi Gurvitz)

Nonostante siano stati mandati qui dallo Stato negli anni ’50, i residenti di Umm al-Hiran stanno subendo la distruzione delle loro case e l’evacuazione. L’obiettivo è cacciarli e avere terra a disposizione per Hiran, una colonia per religiosi ebrei.

Il mese scorso, ho visitato insieme ad un gruppo di blogger di +972 il villaggio di Umm al-Hiran, nel Nord Est del Negev, pochi chilometri a Sud della Linea Verde. I residenti stavano nervosamente aspettando una decisione sul destino del loro villaggio, vicino alla distruzione da parte delle autorità statali.

Umm Al-Hiran è uno dei circa 40 villaggi beduini non riconosciuti, alcuni di essi precedenti alla creazione dello Stato stesso. I villaggi non godono dei servizi pubblici di base, come acqua corrente ed elettricità, non sono parte dei piani statali di costruzione, per cui ogni casa costruita è a rischio di demolizione.

Come spesso accade, Umm al-Hiram si trova vicino ad una delle dieci nuove colonie israeliane che il governo sta costruendo nell’area. Nel 2010, una commissione statale ha suggerito di riconoscere il villaggio di Umm al-Hiran, ma l’ufficio del premier Netanyahu ha stracciato tale decisione. La nuova colonia, Hran, offrirà abitazioni alle famiglie ultraortodosse.

Il villaggio beduino ha una storia particolare, da quando i suoi residenti sono stati spediti qui dallo Stato di Israele. Dopo la guerra del 1948, i membri della tribù di Abu Al-Qian sono stati espulsi dalle loro terre ad Ovest del Negev (dove oggi si trova il Kibbutz Shoval). Dopo essersi stabiliti in un sito temporaneo, alla metà degli ’50 sono stati spostati dal governatore militare – responsabile per la popolazione palestinese dopo la guerra – nell’area di Yatir, dove vivono ancora oggi.

La scorsa settimana, i 500 residenti di Umm Al-Giran hanno ricevuto la notizia: il Consiglio Nazionale per la Pianificazione ha votato all’unanimità contro le obiezioni al piano presentate da due Ong, Adalh e Bimkon. Il Consiglio ha spiegato  che i residenti del villaggio hanno tre opzioni: muoversi nella vicina cittadina di Horah, acquistare terre nella colonia di Hiran (un costo molto al di sopra delle loro possibilità) o aspettare decisioni successive (che non impediscono comunque l’immediata distruzione del villaggio).

L’opzione preferenziale per lo Stato (secondo i commenti rilasciati alla stampa) è di spingere la popolazione beduina a stanziarsi nella cittadina di Horah, che non si addice allo stile di vita agricolo dei residenti di Umm al-Hiran e dove mancano opportunità di lavoro e infrastrutture. Nella nostra visita a Horah, abbiamo visto immondizia e carcasse di animali abbandonate nelle strade di una cittadina sovrappopolata.

“Non verremo espulsi di nuovo – ci ha detto Salim Abu al-Qian di Umm al-Hiran – Accettiamo solo di essere spostati nelle nostre terre originarie, vicino Shoval. Non chiediamo di spostare gli ebrei che ci vivono ora, siamo pronti a dividere la terra”. Abu al-Qian l’ha definito il massimo dell’ingiustizia, spostare la sua gente a Horah significa privarla del futuro e di mezzi di sostentamento.

La costruzione della colonia ebraica di Hiran è stata promossa dal movimento “Or”, una Ong che promuove la giudaizzazione del Sud e del Nord di Israele. Or lavora in collaborazione con l’ufficio del primo ministro, con il Jewish National Fund e la Jewish Agency. Il Jewish National Fund è anche coinvolto in azioni volte ad evacuare i palestinesi dalle proprie case a Gerusalemme Est.

Noam Sheizaf +972mag.com

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/negev-colonia-ebraica-al-posto-di-un-villaggio-palestinese

ARTICOLO ORIGINALE

Bedouin village in Negev to be destroyed, Jewish settlement to be built on site

 

Despite being sent there by the state in the 50s, the residents of Umm al-Hiran face immediate evacuation and destruction of their homes, in order to make way for Hiran, a settlement for national-religious Jews. 

Last month, I visited along with a group of other +972 bloggers the village of Umm al-Hiran, in the northeastern part of the Negev, a few kilometers south of the Green Line. Residents were anxiously waiting a decision regarding the fate of their village, which was up for destruction by state authorities.

Umm Al-Hiran is one of roughly 40 unrecognized Bedouin villages, some of them predating the state itself. Those villages are deprived of basic government services, like running water and electricity; they are not entitled to zoning plans, such that every house built in these villages is at risk of demolition.

As it happens, Umm al-Hiram stands on the site of one of 10 new Jewish settlements the Prime Minister’s Office seeks to build in the area. In 2010, a state zoning committee recommended recognizing Umm al-Hiran, but Prime Minister Netanyahu’s office overruled that decision. The new settlement, called Hiran, will offer housing subsidies for national-religious families.

The Bedouin in this village have an especially strong case, since they were sent there by the state of Israel itself. Following the 1948 war, members of the Abu Al-Qian tribe were evicted from their lands in the western Negev (currently the site of Kibbutz Shoval). After settling in a temporary site, they were sent in the mid-50s by the military governor – who was put in charge of the Palestinian population after the war – to the Yatir area, where they currently live.

Last week, Umm Al-Hiran’s 500 residents received grim news: the National Council for Planning voted unanimously against the objections to the plan, filed in their name by Adalah and Bimkon, two NGOs. The Council said that the residents of the village have three options: to move to nearby Horah, to buy lots in the new Hiran (which are well beyond their means), or wait for new zoning plans for them (which will not prevent the immediate destruction of their village).

The state’s preferred option (according to comments given to the press) is to push the Bedouin population to the nearby town of Horah, which is unsuited to the agricultural lifestyle of many of Umm al-Hiran’s residents, and which suffers from a lack of employment opportunities and severe infrastructure shortages. In our visit to Horah, we saw garbage and animal carcasses scattered along the roads at the edge of over-populated town.

“We will not be displaced again,” Salim Abu al-Qian of Umm al-Hiran told us. “We agree to move back to our original lands near Shoval. We are not asking to move the Jews living there. We are ready to share the land.” Abu al-Qian explained that on top of the injustice, moving to Horah would leave his people with no futures and no means for survival.

The seven Bedouin townships are ranked at the bottom of Israel’s socio-economic index.

The construction of Jewish Hiran has been promoted by the “Or” movement – an NGO that promotes and facilitates the Judaization of southern and northern Israel. Or works in collaboration with the Prime Minister’s Office, the Jewish National Fundand the Jewish Agency. The Jewish National Fund is also involved in efforts to evacuate Palestinians from their homes in East Jerusalem and other parts of the Negev.

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