NEI TRIBUNALI MILITARI ISRAELIANI, I MINORI PALESTINESI PERDONO SEMPRE

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22 marzo 2018

Nei tribunali civili israeliani, la detenzione è sempre l’ultima stazione per un minore. Ma quando tocca ai palestinesi, la prigione è per lo più garantita

di Yael Marom
21 marzo 2018

Le autorità israeliane hanno dedicato uno sforzo significativo nei recenti anni per evidenziare i miglioramenti presumibilmente fatti nel trattamento dei minori palestinesi nei tribunali militari israeliani nella Cisgiordania.

Tra gli apparenti risultati ci sono l’istituzione di una Corte per i giovani nel sistema del tribunale militare, che consente un maggiore coinvolgimento dei genitori nel sistema di giustizia militare, che diminuisce la lunghezza del tempo in cui un bambino può essere detenuto prima di essere portato davanti ad un giudice, e anche l’abbandono dell’esperimento di emettere citazioni ai minori palestinesi invece di mandare una forza di invasione per arrestarli nelle loro case nel mezzo della notte – la pratica comune oggi.

Un rapporto pubblicato dal gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem martedì arguisce che questi cosiddetti miglioramenti hanno migliorato molto poco. Il sistema della Corte Militare giovanile, che usa la tattica di negare la cauzione per fare pressione sul 70 per cento dei giovani imputati e le loro famiglie per accettare patteggiamenti, ha un tasso iniziale di condanna che oltrepassa il 95 per cento.

Le corti militari giovanili non arrivano neanche vicino al conformarsi agli standard internazionali e alle convenzioni firmate e implementate da Israele, secondo il rapporto di B’Tselem. E il trattamento di Israele dei minori palestinesi contrasta vivamente con il trattamento che i bambini israeliani ricevono nel sistema di giustizia giovanile civile e separato di Israele.

L’esercito israeliano ha perseguito 1046 minori palestinesi nel 2014 e nel 2015, secondo l’Associazione per i Diritti Civili in Israele. Più di un quarto di quelle incriminazioni erano di bambini di 15 anni e meno. Già nei primi due mesi del 2018 l’esercito ha arrestato 274 minori palestinesi che erano spinti nel sistema del tribunale militare, secondo il gruppo palestinese per i diritti umani Addameer.

Una delle differenze più disturbanti tra i sistemi di giustizia giovanile civile e militare di Israele è che nel sistema israeliano, l’arresto e la detenzione pre-incriminazione si suppone che siano l’ultima risorsa; vengono esaurite altre opzioni prima di ricorrere alla prigionia. Nel sistema militare, cui sono soggetti i minori palestinesi, la detenzione pre-incriminazione (rifiutando la cauzione) è la regola; non ci sono virtualmente alternative alla detenzione, e le eccezioni sono estremamente rare.

Ciò significa che gli imputati minori palestinesi hanno davanti la seguente possibilità: combattere le accuse e restare in prigione per la durata del loro processo o firmare un patteggiamento ed avere ridotta la sentenza. Considerando il tempo trascorso in prigione aspettando il processo, comunque, anche gli imputati che possono essere presumibilmente rilasciati potrebbero passare più tempo dietro le sbarre piuttosto come se avessero appena sottoscritto un patteggiamento.

Una delle testimonianze raccolte da B’Tselem e pubblicata nel nuovo rapporto descrive come appare il sistema dalla prospettiva di un adolescente palestinese:

Abed Sabah, un 15enne del campo rifugiati di Jalazun vicino Ramallah, è stato arrestato lo scorso agosto. I soldati hanno fatto irruzione nella sua casa alle 3 del mattino senza spiegare perché. È stato ammanettato e bendato. Secondo la testimonianza di Abed, dei soldati lo hanno picchiato e insultato dalla sua casa alla base militare. È stato detenuto per parecchie ore durante la notte alla base, ammanettato e legato ad un palo di legno all’esterno, impedito di andare al bagno. I soldati lo hanno portato ad una stazione di polizia al mattino. Nella stanza dell’interrogatorio, gli è stato chiesto di un lancio di pietre e di una bomba rudimentale. L’interrogante gli ha permesso di chiamare i suoi genitori ma non un avvocato. L’interrogante non ha mai spiegato ad Abed i suoi diritti, particolarmente il suo diritto a restare in silenzio.

Durante il primo interrogatorio, l’interrogante ha fatto pressione su Abed per fargli confessare i crimini di cui era stato accusato, dicendo che lo avrebbe aiutato. Abed ha rifiutato. L’interrogante voleva che Abed firmasse due documenti in ebraico, che Abed non capiva e si è rifiutato di firmare. Poi Abed è stato spostato alla cella per minori nella prigione di Ofer, e successivamente al tribunale militare là. L’intero calvario era durato meno di 12 ore – ma 12 ore durante le quali era stato completamente solo. Non c’era neanche nessuno che lo aspettava in tribunale – né i suoi genitori né un avvocato. Abed ha detto che non sapeva quale fosse il proposito dell’udienza, e quando l’udienza è terminata, è stato ricondotto in prigione.

Due mesi dopo è stato riportato in tribunale. Un avvocato gli ha detto che voleva che firmasse un accordo che avrebbe comportato una sentenza di due mesi e mezzo – esattamente l’ammontare del tempo che Abed aveva già trascorso in prigione. E così è stato. I genitori di Abed hanno pagato una multa di 2000 NIS, e Abed ha ricevuto altri cinque mesi di libertà vigilata. Alle 19 di quella sera, Abed è stato informato che sarebbe stato rilasciato. Suo fratello lo aspettava fuori dalla prigione, ma le autorità israeliane lo hanno rilasciato invece al checkpoint Ben Sira, dove nessuno lo stava aspettando. Abed ha detto che ha usato il telefono dell’autista di un taxi in attesa per chiamare suo fratello, che è venuto e lo ha portato a casa.

Così quali sono i miglioramenti che ha fatto Israele? B’Tselem li mira uno per uno.

La decisione di richiedere di portare prima i minori davanti ad un giudice in realtà cambia la lunghezza del tempo che spendono nella detenzione pre-incriminazione? Prima di tutto, le udienze di rinvio e di cauzione non sono tenute nella nuova Corte militare giovanile, così le considerazioni sul benessere del bambino sono raramente sollevate – l’uso della detenzione come prima risorsa, come opposta ad un’ultima risorsa, non è cambiato. In secondo luogo, vedere prima un giudice e più di frequente non ha condotto ad alcuna discernibile riduzione dell’ammontare del tempo speso in detenzione o alla facilità con la quale le corti negano la cauzione, secondo il rapporto.

Il cambiamento che consente un ruolo più grande ai genitori dell’imputato nel sistema del tribunale militare giovanile ha condotto ad un miglioramento nella difesa del bambino e ai loro migliori interessi? Secondo B’Tselem, comunque, il cambiamento è per lo più totalmente simbolico, e il coinvolgimento dei genitori rimane minimo. I genitori non hanno il diritto di essere presenti durante l’interrogatorio dei loro figli, né l’esercito in realtà aggiorna i genitori sui dettagli della detenzione del loro figlio.

Il problema più grande è che nessuno dei cambiamenti ha modificato il modo in cui i giovani palestinesi vengono arrestati, interrogati e rimandati in custodia senza cauzione. Finché il sistema è disegnato per sfornare confessioni che portano ad un patteggiamento – e le protezioni per quelli in custodia nelle fasi precedenti restano non implementate – le riforme al sistema processuale all’interno dei tribunali militari giovanili rimarranno virtualmente controverse. I bambini palestinesi raramente stanno in tribunale e le circostanze delle loro confessioni non sono mai criticamente riviste da un giudice.

In Israeli military courts, Palestinian minors always lose | +972 Magazine

In Israeli civilian courts, detention is always a last resort for a minor. But when it comes to Palestinian minors in Israeli military courts, prison is almost guaranteed.…

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Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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