Nemmeno un centimetro verso la pace

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Tutto finito. Ok, ok, non serve che ci ripetiate il conto dei morti e dei feriti. Ora è tregua. Tutto è finito. 2.136 uccisi (per due terzi civili), 11 mila feriti, 536 bambini uccisi, oltre 3 mila bambini feriti e 1.800 orfani; Israele piange 5 civili e 64 soldati uccisi. Sì, come sempre in questa Terra Santa, la sproporzione è notevole… ma ora si sono accordati. Hamas ha finito con questa pretesa di liberare il blocco economico e qualche metro in più di mare per i pescatori e Israele…

Tutti sappiamo che non è affatto così. Tutti siamo costretti ad ascoltare questa notizia dai TG, ma sappiamo che le parole del sindaco di una cittadina israeliana sono le più vere: “La ripresa della guerra è solo questione di tempo”.

I nostri media danno la notizia della pace e una delle catastrofi umanitarie più grandi non interessa più a nessuno.

Della gente di Gaza, della disperazione di ogni famiglia a cui è stata abbattuta la casa o reso disabile un parente o distrutta la già precaria attività lavorativa; dei bambini di Gaza che diventeranno oggetto di studio delle prossime ricerche mediche per l’esorbitante numero di casi disperati di traumi che per anni sconvolgeranno la vita, di tutti questi milioni di persone non si parla e non si scrive, perchè la vita dei palestinesi e in particolare di quelli di Gaza, non interessa, anzi vale 2000 volte meno della vita di un israeliano.

“Dopo il primo bambino palestinese ucciso, nessuno ha battuto ciglio. Dopo il centesimo, hanno smesso di contare”. Con la consueta abilità il giornalista israeliano Gidon Levy ha sintetizzato il massacro dalla parte dei bambini.
“Dopo il duecentesimo bambino, hanno accusato Hamas. Dopo il trecentesimo, hanno accusato i genitori. Dopo il quattrocentesimo bambino, hanno inventato scuse. Dopo (i primi) 478, sembra che non importi a nessuno.
Poi è arrivato il nostro primo bambino e per Israele è stato uno shock. Piange il cuore a pensare a Daniel Tragerman, quattro anni, ucciso venerdì sera nella sua casa a Sha’ar Hanegev. Un bel bambino, che una volta si era fatto fare una foto mentre indossava la maglia della squadra di calcio argentina, blu e bianca, quella con il numero 10. Il cuore di chiunque si spezzerebbe alla vista di questa foto, chiunque piangerebbe per com’è stato brutalmente ucciso.

All’improvviso la morte ha un volto, sognanti occhi azzurri e capelli chiari. Un corpo esile che non crescerà mai. Improvvisamente la morte di un bambino ha un senso, improvvisamente è scioccante. È umano, comprensibile e commovente. (…) Immaginateli in fila: 478 bambini, in una graduale serie di morte. Immaginateli indossare magliette di Messi (anche alcuni di quei bambini lo avranno fatto, prima di morire); anche loro lo ammiravano, proprio come faceva il nostro Daniel che viveva in un kibbutz. Ma nessuno li guarda. I loro volti non si vedono, nessuno è sconvolto per le loro morti. Ehi Israele, guarda i loro bambini!

Un muro di ferro di negazione e disumanità protegge gli israeliani dal vergognoso lavoro delle loro mani a Gaza. Infatti, certi numeri sono duri da digerire. Delle centinaia di uomini uccisi si potrebbe dire che erano “coinvolti”. Delle centinaia di donne, che erano “scudi umani”.

Allo stesso modo, per un piccolo numero di bambini si potrebbe affermare che l’esercito più etico del mondo non aveva intenzione di colpirli. Ma cosa potremmo dire di quasi cinquecento bambini uccisi? Che l’esercito israeliano “non aveva intenzione di colpirli”, 478 volte? Che Hamas si nasconde dietro tutti loro? Che questo ha legittimato la loro uccisione?

Dobbiamo ammetterlo: in Israele, i bambini palestinesi sono considerati alla stregua di insetti. È una dichiarazione orribile ma non c’è un altro modo per descrivere l’umore in Israele nell’estate del 2014. Quando per sei settimane centinaia di bambini sono uccisi, i loro corpi sepolti nei detriti, accumulati negli obitori, qualche volta addirittura nelle celle frigorifere della verdura per mancanza di altro spazio. Quando i loro genitori inorriditi trasportano i corpi dei loro bambini come se fosse normale; i loro funerali vanno e vengono, 478 volte. Persino il più freddo degli israeliani non permetterebbe a se stesso di essere così insensibile. Qui qualcuno deve alzarsi e urlare “Basta”.

Non abbiamo ridotto la citazione di Levy, perchè questo è il nostro compito e questo è urgente fare in ogni nostro ambiente dove la gente continua a ripetere ciò che ha letto per 50 giorni su tutti i giornali: “Ma Hamas perchè non ha smesso di lanciare razzi e fare tunnel?”

“Qui qualcuno deve alzarsi e urlare “Basta”- conclude questa boccascucita che, udite udite: potrete ascoltare a Lucca, il 29 novembre al grande evento nazionale della GIORNATA ONU per i diritti del popolo palestinese.
Qualcuno deve pur alzarsi e gettare in cestino i nostri vergognosi giornali, per comprendere finalmente, nei pochi minuti che userete ora per leggere la magistrale analisi di Ilan Pappé, quello che la gente non vuole ammettere e che il Patriarca Sabbah ha consegnato come sintesi di “Barriera protettiva”: “Nemmeno un centimetro è stato fatto verso la pace!”.

BoccheScucite

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2 Commenti

  1. I nostri media sono non meno responsabili dei 2.136 uccisi palestinesi, 11 mila feriti, 536 bambini uccisi, oltre 3 mila bambini feriti e 1.800 orfani. Fino a quando non avremo capito, agendo di conseguenza, che i nostri governi sono non meno responsabili di ciò che fi fa inorridire continueremo ad aspettare che gente senza cuore smetta di uccidere 2.136 palestinesi, ecc. Fino a quando non avremo capito, agendo di conseguenza, che il “sionismo” è una forma di razzismo a carattere globale, che include l’azione delle Israel lobbies sui nostri parlamenti e le nostre istituzioni, noi persisteremo nel più grande nostro peccato: l’ingenuità. Le divisioni del mondo non sono quelle della carta geografica, ma attraversano in modo trasversale mappe del potere, di una dominazione dispotica dove l’umanità non è il fine ma solo un mezzo, in cui ciò che opprime e uccide ama nascondere ai nostri occhi la sua vera natura e con l’aiuto complice e criminale dei media presentarsi invece nei panni degli “aiuti umanitari”, della “comunità internazionale”, della falsa pietà che meglio nasconde il potere dell’Anticristo….

    Cosa possiamo noi fare? Intanto capire che il nemico è in casa nostra, sono quelle facce e quei mezzi busti che ci parlano e pretendono di includerci nel loro universo di menzogne. È questo castello di menzogne che dobbiamo saper demolire con le armi della Verità…

    Insomma, noi sappiamo che i 2.136 uccisi si aggiungono a quelli di ieri e che ad essi altri se ne stanno già aggiungendo, ma per scoprire la mano che uccide non dobbiamo guardare lontano, dove i nostri occhi o i nostri piedi non possono giungere, ma dobbiamo guardare vicino, quelle facce che appiano in televisione con i colori della vanità o leggerle nelle firme dei nostri maggiori quotidiani, quelli che pretendono di essere l’«opinione pubblica», cioè l’opinione che ci viene attribuita da signori che non si possono contraddire e confutare.

    Non è esatto che la notizia di Cristo che ancora una volta viene crocefisso in Terra Santa “non interessa più nessuno”, ma è invece vero che i media gestiscono la comunicazione in modo che la perenne crocefissione di Cristo sembra “non interessare più nessuno”. La Verità non è quella che i media gestiscono, per poterla nascondere, anzi per sostituirla con il suo contrario, la Menzogna. Bisogna sembra presupporre che il governo e la sua stampa mente ordinariamente e che quindi la Verità è il contrario di ciò che essi dicono.

    Cosa poter fare? Le armi che hanno in mano i soldati israeliani non sono il nostro mestiere. Nessuno ci ha mai addestrato a penetare la lama nella carne del nostro simile. Noi possiamo solo sentire nella nostra carne la lama che uccide il nostro simile nell’altra estremità del mondo. Possiamo però gridare in ogni angolo di strada in ogni parte del mondo, ma soprattutto nella strada, nel luogo dove abitiamo e dove la nostra voce può giungere, dove il nostro sguardo può affrontare lo sguardo del proprio simile. Solo così possiamo scatenare una rivoluzione non violenta, incruenta che può cambiare il mondo e che penso sia quella stessa tentata da Gesù Cristo, per come io me lo immagino, e che forse proprio per questo è stato ucciso crocefisso allora e continua ad essere ucciso dopo due mila anni negli stessi luoghi e sotto i nostri occhi ciechi oggi come allora.

    Dobbiamo smettere di aspettarci che una intera popolazione di psicopatici omicidi si ravveda e cambi registro. Non è da quella parte che dobbiamo rivolgerci, ma dobbiamo chieder conto ai nostri governi, o meglio ancora ai burattinai che li comandano, di tutte le armi e di tutti i sostegni che hanno dato alla mano che uccide. Non la mano che è strumento pur consapevole e complice, ma chi arma quella mano e poi parla a noi di “pace”: non li si riceve in palazzi sontuosi, non li si abbraccia, npn li si onora, ma si chiede loro: “Dove è Abele?”. Una semplice innocente domanda che da sola è in grado di far crollare un castello di menzogne e avviare una rivoluzione a catena, non violenta, incruenta.

    Il nostro fare non deve essere volto a suscitare umana pietà e sentimenti umani in chi non ne possiede e mai ne avrà. Se faremo solo questo, avremo dato più forza all’Ipocrisia che governa il mondo e che continuerà a parlarci di pace e di umanità, mentre fomenta nuove guerre sempre più distruttive e feroci e mentre continua a uccidere e tormentare le vittime innocenti sotto i nostri occhi intimiditi e ingannati. Il nostro fare deve essere volto a sgretolare mattone dopo mattone il loro Castello del Male, della Morte, della Menzogna, della Fame, della Disperazione, dell’Ipocrisia…

    Si! Vediamoci a Lucca, ma non solo a Lucca, e non solo il 29 di novembre. Così come noi siamo vivi perché il nostro cuore batte istante dopo istante, allo stesso modo la nostra mente pensante non può cessare un solo istante dalla visione del mondo che deve essere e del mondo che deve cessare di esistere, un mondo dove tutte le risorse vengono usate per produrre strumenti di morte e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di Caino su Abele. Sappiamo che è possibile, solo che noi lo vigliamo con tutta la nostra mente, la nostra forza, la nostra intelligenza, la nostra volontà, un mondo dove ogni bambino che nasce non debba maledire la sua mala sorte o ritenersi felice solo perché il privilegio lo fa vivere con ogni agio mentre il suo simile già alla nascita soffre la fame, la povertà, la malattia. Cito qui un ebreo, Norman Finkelstein, il quale in un video You Tube dice all’incirca: questo mondo è un mondo radicalmente cattivo, e noi dobbiamo cambiarlo e abbatterlo in modo radicale, per renderlo buono e giusto in modo radicale.

    Non è questa una utopia da visionari. Questo obiettivo non è mai stato tanto possibile nella storia umana come lo è oggi. Bisogno solo volerlo, ma per davvero volerlo, con tutti i mezzi della nostra intelligenza, volontà, determinazione. Lo sa molto bene anche e soprattutto chi questo mondo non lo vuole, chiamiamolo pure l’Anticristo, il Diavolo, il Male, che ha infiniti nomi e volti. Proprio perché Costui (il suo nome è Legione) lo sa molto meglio di noi, proprio per questo NON LO VUOLE con forza e determinazione ancora maggiore della nostra: dobbiamo ribaltare il rapporto oggi a noi sfavorevole… Non abbiamo bisogni di missili, di Iron Drome (a 70.000 dollari l’uno), ma ci basta la nostra sola limpida e onesta volontà di bene, pace, giustizia, eguaglianza, amore, dialogo…

  2. Non posso neanche pensare a quei bambini uccisi e feriti senza alcuna colpa . Cosa posso fare? Solo pregare
    e cercare di capire sempre meglio?
    eleonora

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