Nessun Paese si fa avanti per offrire un porto sicuro ai 32 migranti che si trovano a bordo della Sea Watch 3

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28/12/2018  11.25

Nessun Paese si fa avanti per offrire un porto sicuro ai 32 migranti che si trovano a bordo, in compenso dalla sala operativa di Roma che coordina i soccorsi arrivano segnalazioni di nuove imbarcazioni in difficoltà da raggiungere al più presto al largo delle coste libiche. E nonostante si trovi ormai da sei giorni in mare, respinta o ignorata da ben sei Paesi europei che preferiscono girare la testa dall’altra parte, la Sea Watch 3 non si tira indietro.

E’ successo anche ieri. Nel primo pomeriggio, stando a quanto riferisce la ong tedesca, dal centro di coordinamento dei soccorsi di Roma è arrivata la segnalazione di un gommone in difficoltà con 75 persone a bordo, accompagnata dalla solita precisazione che le operazioni sarebbero state coordinate dalle autorità libiche. Le quali, però, come ormai succede spesso, non hanno risposto ai tentativi della nave di mettersi in contatto per avere le coordinate esatte dell’intervento. «La posizione del gommone in difficoltà è sconosciuta e i libici continuano a essere irraggiungibili», spiega a un certo punto Sea Watch su Twitter. «Il nostro capo missione cerca di ottenere informazioni, ma è assurdo e crudele che questo accada alle porte d’Europa».

A bordo si temeva che la decisione di far nuovamente rotta verso la Libia, sebbene motivata dalla necessità di prestare aiuto a persone in pericolo di vita, potesse scatenare la reazione e le proteste dei 32 migranti tratti in salvo sabato scorso dopo essere partiti proprio dal Paese nordafricano. Così però non è stato. «La risposta è stata un applauso – racconta invece lo staff della ong – ci hanno detto ’siamo felici di aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle’».

Nessuna notizia, almeno fino a ieri sera, del gommone in difficoltà. E nessuna notizia neanche dalle capitali europee che continuano a ignorare quanto accade nel Mediterraneo centrale. Un comportamento definito ieri «scandaloso» dalla Federazione delle chiese evangeliche. «Ancora una volta l’Italia e le istituzioni europee non hanno risposto all’appello umanitario lanciato da Sea Watch», ha denunciato il presidente della Fcei, Luca Maria Negro ricordando come, mentre la nave Open Arms della ong spagnola Proactiva stia finalmente dirigendo verso la Spagna, «la Sea Watch ha ricevuto il rifiuto da parte di sei Paesi del cosiddetto Occidente cristiano (Italia, Maltra, Francia, Spagna, paesi Bassi e Germania). Per i cristiani è uno scandalo che scuote le coscienze».

Con la Germania, dove a Berlino si trova la sede della ong, se la prende anche il portavoce di Sea Watch, Ruben Neugebauer, che tira in ballo direttamente il ministro degli Interni, il bavarese Horst Seehofer. «E’ responsabile della gente che muore in mare al pari dei paesi che bloccano i porti», ha detto. Nei mesi scorsi la ong ha svolto in Germania un lungo lavoro per sensibilizzare la popolazione sul fenomeno migratorio e sulla necessità di accogliere quanti fuggono da miseria e persecuzioni. Il risultato è che ben trenta città tedesche si sono dette disponibile ad accogliere migranti, a patto che ci sia un via libera da parte del governo. Che finora, però, è mancato. Secondo Neugebauer infatti dopo il rifiuto di Malta e Italia ad aprire i propri porti, spetterebbe alla Germania farsi avanti sbloccando la situazione. «La soluzione sarebbe sbarcare i migranti in un porto maltese o italiano e poi trasferirli in Germania», ha spiegato il portavoce. Che, infine, ha sfidato Seehofer a «dimostrare se è uno statista o un incapace».

Carlo Lania

Il Manifesto

 

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