Netanyahu è contro la pace

Ancora l’ennesima delusione dal premio nobel Obama. Mentre merita la più grande stima per l’ostinato coraggio con cui ha ottenuto la riforma sanitaria, fa finta purtroppo di dimenticarsi cosa aveva lui stesso proclamato al Cairo: “È necessario fermare subito la colonizzazione, in particolare nella parte est di Gerusalemme”.

Non ha avuto certamente il coraggio di ripeterlo a Netanyahu, che è andato a trovarlo a casa per ricordargli: «Va semplicemente confermato il  diritto degli israeliani a continuare con le costruzioni di insediamenti a Gerusalemme, come hanno fatto tutti i governi dal 1967».

Bocchescucite

di Zvi Schuldiner

In primo luogo, è ben vero: dal 1967, senza grandi annunci, tutti i governo israeliani hanno continuato un’intensa campagna di colonizzazione che doveva assicurare una maggioranza ebraica a Gerusalemme. Allo stesso tempo ha fatto il possibile per rendere la vita così difficile ai palestinesi da spingerli ad abbandonare la città, cosa che in generale non hanno fatto.

Secondo: Gerusalemme è parte del processo di colonizzazione dei territori occupati nel 1967; come in tutti i territori occupati, ogni colonizzazione che non sia strettamente retta da motivi di sicurezza è contraria a quanto stipula il diritto internazionale e dunque è illegale.

Washington è sempre stata a conoscenza delle case costruite da Israele nei territori occupati. Fino ad oggi però né gli americani, né gli europei hanno fatto nulla di serio per impedire la colonizzazione. Non si tratta solo della lotta per la terra.

Da parte di Israele si tratta in sostanza di costruire ostacoli che impediscano la costruzione di uno stato palestinese indipendente – nel migliore dei casi la frammentazione territoriale della Cisgiordania, con alcuni cantoni simili a batustan.

La retorica ufficiale israeliana parla di una Gerusalemme unificata, ma questo è ben lontano dalla realtà. La realtà è una città retta dal governo israeliano per mezzo della forza, ma divisa in due città distinte: una israeliana, con tutti i benefici e servizi di uno stato economicamente sviluppato, e l’altra una serie di quartieri lasciati al degrado, senza adeguati servizi né scuole sufficienti, e soprattutto con cittadini di seconda categoria.

I governanti di Israele ancora una volta mentono. Gli israeliani possono abitare dove vogliono in città e ottenere permessi di costruzione, mentre i palestinesi non li ottengono. I tribunali hanno riconosciuto il diritto di alcuni israeliani a tornare nelle case evacuate dai loro avi nel 1948, ma a nessun palestinese è riconosciuto un simile diritto sulle migliaia di case evacuate durante la stessa guerra.

Bisogna saperlo: la discriminazione nazional-razzista imperante a Gerusalemme si sta aggravando, sotto un governo che combina nazionalismo estremo, fondamentalismo religioso e correnti razziste.

Il premier Netanyahu preferisce mantenere intatta la sua coalizione, anche al prezzo di una conflagrazione. Nelle ultime settimane infatti la tensione è cresciuta a Gerusalemme – anche quando tentano di tenere un po’ a freno un sindaco con tendenze piromani – e sono aumentati anche gli incidenti nei territori occupati.

Il Manifesto, 24 marzo 2010

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