NETANYAHU È PRONTO A SCATENARE UNA GUERRA PUR DI SFUGGIRE AI SUOI GUAI LEGALI?

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tratto da: Z NET ITALY

di Jonathan Cook – 26 novembre 2019

http://znetitaly.altervista.org/art/28101

La decisione di incriminare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per tre separati capi d’accusa spinge lo stallo elettorale già senza precedenti del paese nel territorio del tutto inesplorato di una crisi costituzionale.

Non esistono precedenti legali che un primo ministro in carica subisca un processo, nel caso di Netanyahu per corruzione, frode e abuso della fiducia. L’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert è stato accusato di corruzione nel 2009, ma solo dopo essersi dimesso dalla carica.

Giornalisti israeliani stanno già avvertendo della possibilità di una guerra civile se, come pare probabile, Netanyahu decidesse di eccitare i suoi sostenitori a una frenesia di indignazione. Dopo un decennio al potere, ha sviluppato quasi uno status di culto tra segmenti del pubblico.

Martedì sera ha sollecitato dimostrazioni dei suoi sostenitori a Tel Aviv sotto lo slogan “No al colpo di stato”.

La cosa onorevole sarebbe che Netanyahu si dimettesse rapidamente, considerato che le due elezioni in cui si è battuto quest’anno sono finite in uno stallo. Entrambe erano considerate principalmente dei plebisciti sulla sua continuazione al governo.

Oggi è il primo ministro ad interim del paese, in carica fino a quando sarà formato un nuovo governo o si terrà una nuova terza elezione senza precedenti.

Il suo addio porrebbe fine a mesi di semiparalisi governativa. La via sarebbe allora libera a un successore del suo partito Likud per negoziare un accordo su un governo di unità di destra con il rivale Benny Gantz, un ex generale dell’esercito.

Il partito Azzurro e Bianco di Gantz ha reso un punto di principio il non forgiare un’alleanza con Netanyahu.

Esperienze precedenti, tuttavia, suggeriscono che Netanyahu potrebbe preferire demolire la casa piuttosto che andarsene in silenzio. Se gli sarà consentito di tirare dritto con un’altra elezione a marzo, probabilmente aizzerà nuovi livelli di incitamento contro i suoi presunti nemici.

Finora il principale bersaglio del suo astio è stato prevedibile.

Nel corso delle campagne elettorali di aprile e settembre ha inveito incessantemente contro il quinto della cittadinanza israeliana palestinese nonché contro i suoi rappresentanti eletti della Lista Congiunta, la terza fazione più vasta della Knesset.

Poco prima che fosse annunciata l’incriminazione di giovedì, Netanyahu era di nuovo all’attacco, tenendo una “conferenza d’emergenza”. Ha dichiarato ai suoi sostenitori che un governo di minoranza a guida Gantz e sostenuto dall’esterno dalla Lista Congiunta sarebbe “un attacco nazionale storico contro Israele”. I parlamentari della minoranza palestinese, ha detto, “vogliono distruggere il paese”.

Un governo simile, ha aggiunto, sarebbe un risultato “che festeggeranno a Teheran, a Ramallah e a Gaza, come fanno dopo ogni attacco terroristico”.

Questo spauracchio ripetuto aveva un obiettivo evidente: schierare il pubblico ebreo a votare per la sua coalizione di estrema destra, oggi apertamente antiaraba. La speranza era che avrebbe conquistato una maggioranza assoluta e avrebbe potuto allora far passare a forza una legge che gli conferisse l’immunità dal processo.

Oggi pare essere rimasto a corto di tempo. Dopo tre anni di indagini e un mucchio di procrastinazione il procuratore generale Avichai Mandelblit lo ha alla fine accusato.

Secondo i media israeliani Netanyahu ha respinto occasioni di un patteggiamento che lo avrebbero visto dimettersi in cambio dell’evitamento del carcere.

Secondo le accuse più gravi è accusato di aver concesso vantaggi del valore di 500 milioni di dollari al magnate mediatico Shaul Elovich in cambio di una copertura favorevole.

Rispetto ai crimini perpetrati da lui e da altri leader israeliani nel corso di molti decenni contro i palestinesi nei Territori Occupati, i reati per i quali è incriminato sembrano relativamente minori.

Ciò nonostante, se dichiarato colpevole Netanyahu rischia una considerevole condanna al carcere fino a dieci anni. Ciò alza la posta in gioco.

Tutti i segni ora sono che lui sposterà il suo bersaglio principale dalla minoranza palestinese di Israele alle autorità legali che lo perseguono.

La sua prima reazione all’incriminazione è consistita nell’accusare la polizia e i procuratori statali di un “tentato colpo di stato”, affermando che avevano inventato le prove per “incastrarlo”. “E’ arrivata l’ora di investigare gli investigatori”, ha sollecitato.

Come ha dichiarato al giornalista veterano israeliano Ben Caspit un dirigente di Azzurro e Bianco: “Netanyahu non esiterà a scatenare i suoi sostenitori contro le istituzioni governative che rappresentano il primato della legge. Non ha inibizioni”.

Tecnicamente la legge consente a un primo ministro di continuare nella sua carica sotto incriminazione e prima di un processo, che è ancora diversi mesi distante. Supponendo che Netanyahu rifiuti di dimettersi, i tribunali dovranno decidere se tale privilegio si estenda a un leader pro tempore incapace di forma un nuovo governo.

E’ perciò probabile che Netanyahu concentri la sua attenzione sull’intimidire la corte suprema, già piegata da un decennio di fustigazioni da parte della destra israeliana. Critici accusano ingiustamente la corte di essere un bastione del liberalismo.

Ma possono essere in serbo pericoli maggiori. Netanyahu ha bisogno di tenere in riga il suo stesso partito Likud. Se i suoi membri avvertissero che egli è finito, potrebbero esserci un rapido crollo del sostegno e mosse in direzione di un tentativo di rovesciarlo.

I primi indizi di guai sono emersi sabato quando Gideon Saar, il più probabile sfidante di Netanyahu nel Likud, lo ha accusato di “creare un’atmosfera di caos” denigrando le autorità legali. Martedì si è spinto più in là sollecitando Netanyahu ad andarsene.

Dopo il fallimento sia di Gantz sia di Netanyahu nel mettere insieme una coalizione, il compito è stato trasferito la settimana scorsa al parlamento. I suoi membri hanno solo poco più di due settimane per vedere se uno dei membri possa guidare una maggioranza di parlamentari.

Questa breve finestra potrebbe offrire un’occasione a Saar per muoversi contro Netanyahu. Domenica ha sottoposto al partito Likud ha richiesta ufficiale di tenere una corsa lampo alla leadership.

Osservatori temono che per dissipare questo pericolo, Netanyahu possa considerare non solo di eccitare la sua base ma anche di incendiare la regione con un conflitto per schierare il resto del pubblico dalla propria parte e rendere impossibile la sua rimozione.

In effetti, i media israeliani hanno scritto che poco prima delle elezioni di settembre, egli aveva tentato di ricorrere precisamente a tale espediente, preparando una guerra contro Gaza per giustificare la dilazione delle urne.

E’ stato fermato all’ultimo minuto da Mandelblit, che si è reso conto che il governo era stato fuorviato ad approvare l’intervento militare. Risulta che Netanyahu aveva celato il fatto che il comando militare era contrario.

In settimane recenti Netanyahu ha eccitato gravi tensioni con Gaza, assassinando il leader palestinese islamico jihadista Baha Abu Al Atta. La settimana scorsa ha lanciato attacchi aerei contro posizioni iraniane in Siria.

Quando Olmert era stato indagato per corruzione nel 2008, Netanyahu aveva saggiamente ammonito circa la pericolosa confusione di interessi che ne sarebbe derivata. “Prenderà decisioni sulla base dei propri interessi di sopravvivenza politica piuttosto che sulla base degli interessi nazionali”, aveva detto.

E questo è precisamente il motivo per il quale molti in Israele non vedono l’ora che se ne vada, nel caso il suo istinto di sopravvivenza politica calpesti gli interessi di stabilità della regione.

Una versione di questo articolo è apparsa inizialmente sul National di Abu Dhabi.

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale Martha Gellhorn per il Giornalismo. I suoi libro includono  “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” (Zed Books). Il suo sito web è  www.jonathan-cook.net.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://zcomm.org/znetarticle/is-netanyahu-ready-to-inflame-war-to-escape-his-legal-troubles/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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