Niente di nuovo sul fronte occidentale

Gunter Grass, premio Nobel della letteratura 1999, ha dichiarato nei giorni scorsi di essere stanco dell’ipocrisia dell’occidente, di non poterne più del silenzio sui crimini di Israele. Lo ha fatto con un poema, che subito ha suscitato scandalo e reazioni indignate in Israele e in tutto il mondo. Israele lo ha dichiarato “persona non grata”; l’associazione degli scrittori israeliani, capeggiati dal ‘pacifista’ Yehoshua, da cui si sono dissociati Oz e Grossman, ha invitato tutti gli scrittori del mondo a bollare questo scritto come ‘immorale’.
Vi proponiamo il testo integrale, cari amici di Bocchescucite. Noi, nelle parole, tra e sopra o sotto le righe di Grass abbiamo cercato invano il motivo di tanto scalpore. Quali le bugie? Quali le false accuse ad Israele? Dove l’antisemitismo o addirittura la collusione con l’Iran? In cosa consiste l’immoralità delle sue affermazioni? Leggendo queste parole accorate, lucide e sofferte, rivolte in primo luogo all’ipocrisia occidentale, abbiamo ritrovato solo e ‘semplicemente’ le cose che tutti già sanno. E che molti preferiscono non dire.
A chiosare i versi, infine, le parole di Moni Ovadia.

Quello che deve essere detto
di Gunter Grass

Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt’al più le note a margine.
È l’affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo
organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un’atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l’altro paese,
in cui da anni — anche se coperto da segreto —
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d’uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l’esistenza di un’unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d’Israele
al quale sono e voglio restare legato.
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l’ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi — come tedeschi con sufficienti
colpe a carico —
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell’ipocrisia dell’Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un’istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d’uscita,
e in fin dei conti anche per noi.

“Ma il vero nervo scoperto di tutto l’affaire Grass per quanto riguarda i Nethanyahu e i Lieberman di turno non è nè l’antisemitismo, né il presunto odio per Israele. Queste accuse, a mio parere, sono solo un mediocre cocktail di folklore e propaganda. Il merito del contendere è l’assoluta indisponibilità a qualsiasi forma di controllo dell’arsenale nucleare israeliano da parte di chicchessia. Il sistema di potere dello stato di Israele pretende autoreferenzialmente di essere al di sopra di qualsiasi straccio di legalità internazionale al riguardo di certe questioni sensibili e segnatamente la sicurezza in tutte le sue declinazioni. Solo che ormai se ci si sintonizza sulla linea d’onda del governo israeliano è impossibile distinguere fra realtà e propaganda e la propaganda è ormai una sorta di metastasi della realtà. L’Occidente ipocrita per convenienza si comporta come le celebri tre scimmiette: «Non vedo, non sento, non parlo». Per informazioni sulla patologia dei governanti israeliani è utile informarsi presso i Palestinesi.”
(Moni Ovadia, Il Manifesto 11.04.2012)

BoccheScucite

Articoli Correlati

2 Commenti

  1. Articolo illuminante…scritto per chi non si è ancora bevuto il cervello oltre alle balle raccontate da Israele….

  2. Chi non si è bevuto il cervello dovrebbe anche dire qualcosina (ina, ina eh…) sulle violenze che sono perpetrate impunemente anche dall’altra parte. E sulle balle (dimostrate e non presunte) che vi fanno bere (anzi che VOLETE bere) sempre dall’altra parte. Dai funerali fasulli, alle stragi inventate (Jenin) all’esaltazione dei criminali assassini (ma qui suppongo voi siate d’accordo) tipo quelli di Itmar o di altre circostanze (tipo la donna ed i suoi 4 bambini deliberatamente massacrati in macchina mentre passavano su una strada) etc etc.
    Va bene la presa di posizione ideologica (evidente su questo sito) ma almeno limitiamo l’ipocrisia. Voi non volete la pace; volete l’annientamentyo di Israele che è cosa ben diversa. Niente di male, intendiamoci; lo dice anche il presidente iraniano. il quale se non altro è meno ipocrita.
    Saluti.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.