No ai prodotti dell’occupazione negli scaffali dei supermercati

Agrexco è il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, commercializzando il 70% di frutta, verdura, fiori e erbe aromatiche prodotte in Israele e nelle colonie costruite in territorio Palestinese. Secondo il direttore generale della Agrexco UK, Amos Orr, Agrexco commercializza il 60-70% di tutti i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. Agrexco e’ presente nella colonia di Susya, 5 chilometri a sud di Tuwani. Gli abitanti del villaggio palestinese di Susiya sono stati evacuati 5 volte, le loro case distrutte, per fare posto alla coloni israeliana che ha occupato le loro terre e attualmente vivono in tende e baracche ai margini della colonia stessa.

A prescindere da come vengono etichettate, non può essere considerato legittimo commercializzare merci prodotte in un regime di occupazione militare. Infatti, le colonie israeliane sono state definite illegali nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (446, 452, 465, 471 e 476) e dalla Corte Internazionale di Giustizia, definizione riconosciuta da tutte le istituzioni europee. Ogni compratore, ogni cittadino che conosce queste illegalità e le subisce passivamente, se ne rende complice; ma maggiore è la responsabilità della struttura che contribuisce a diffondere quel prodotto dall’origine illegale e ne ricava guadagno.

Tale accordo con AGREXCO non va firmato!

Per questo migliaia di persone in Italia hanno scritto alla COOP:

Cara COOP, fa la cosa giusta!

(…) “Queste firme testimoniano la preoccupazione e l’opposizione un numero consistente di soci e clienti per la decisione di Coop Italia di continuare a commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie israeliane e di mantenere rapporti commerciali con aziende che, come Agrexco, che traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi.

Coop Italia dopo l’annuncio della sospensione della vendita dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane in giugno, nel rispetto del diritto internazionale e della tutela dei consumatori, ora intende continuare la commercializzazione di questi prodotti, anche se con un’etichettatura “differenziata”.

Da quanto ci avete comunicato una delegazione di Coop Italia incontrerà Agrexco in Israele nei prossimi giorni per firmare un accordo commerciale per la fornitura di prodotti ortofrutticoli. Questo accordo dovrebbe includere delle norme per garantire la tracciabilità dei prodotti provenienti dalle colonie e differenziarli da quelli prodotti in Israele. Dall’intervista rilasciata dal Dott. Claudio Mazzini della Direzione Qualità e Valori di Coop Italia all’Agenzia AMISnet (http://amisnet.org/agenzia/2010/10/07/babush-01-israele-e-la-contesa-dei-melograni/) emerge che i prodotti delle colonie israeliane dovrebbero essere etichettati con marchio “Origine: Israele”, specificando l’area di provenienza, ad esempio “Valle del Giordano”. Questa soluzione si baserebbe su una falsa dichiarazione sull’origine dei prodotti: i territori palestinesi occupati su cui sono insediate le colonie non fanno parte di Israele secondo il diritto internazionale. Inoltre, non si tratta semplicemente di permettere al consumatore una scelta qualitativa, come se si trattasse di scegliere tra mele provenienti dal Trentino o dal Friuli…

La sostanza del problema è che, a prescindere da come vengono etichettate, non può essere considerato legittimo né etico commercializzare merci prodotte in un regime di occupazione militare. Le colonie israeliane nei territori occupati palestinesi sono definite illegali dalle Nazioni Unite e dalla Corte Internazionale di Giustizia e lo sfruttamento delle risorse economiche di territori occupati è stato condannato in varie occasioni dalle Nazioni Unite stesse.

Come affermano le organizzazioni della società civile palestinese nella lettera inviata a Coop Italia l’8 ottobre, “finché Agrexco è coinvolta in qualsiasi operazione negli insediamenti israeliani o in altre violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, la partecipazione di questa società nella catena dei fornitori di COOP Italia porta COOP Italia in diretta contraddizione con la sua dichiarata – e largamente pubblicizzata – adesione alla SA 8000 e altri standard di responsabilità sociale delle imprese.”

Speriamo che Coop Italia voglia ascoltare la richiesta delle migliaia di soci e consumatori che hanno firmato la petizione, e che risponda positivamente alle sollecitazioni della società civile palestinese.

Chiediamo che Coop Italia faccia prevalere una scelta di legalità, giustizia e solidarietà, che farebbe onore alla suoi principi e alla sua storia, non firmando l’accordo commerciale con Agrexco e dando seguito all’importante impegno già preso verso azioni che favoriscano lo sviluppo dell’economia palestinese.”

Coalizione italiana contro l’Agrexco

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