No, i palestinesi non devono le loro scuse a Ban Ki-moon !

SABATO 4 FEBBRAIO 2012

 

Lo scorso 2 febbraio a Gaza Ban Ki-moon , in visita a Gaza, è stato accolto al valico di Erez da gruppi di palestinesi che hanno protestato energicamente ( vedi video ) in seguito al suo rifiuto di incontrare le famiglie dei prigionieri politici detenuti nelle carceri israeliane. Il lancio di scarpe deve essere sembrato davvero troppo .. se l’OLP si è affrettata a presentargli le scuse. Le scuse per conto di chi ?
Poco da aggiungere all’ottimo articolo di Shahd, giovane donna di Gaza, blogger e studentessa di letteratura inglese.
Chapeau Shahd !

 

I Palestinesi non devono le loro scuse a Ban Ki-moon

di Shahd Abusalama
Traduzione a cura di Rough Moleskin
 I prigionieri politici non sono solo numeri.

Ieri sera, un nuovo amico ha notato quanto io cerchi di mettere in evidenza la questione dei prigionieri politici palestinesi in ciò che scrivo. Questo ci ha portato a chiacchierare a lungo riguardo al mio interesse nel proporre le loro storie. Ho iniziato spiegandogli che essere la figlia di un ex detenuto ha influenzato la mia passione verso la mia patria e la sensazione di avere un dovere rispetto alla mia gente e soprattuttorispetto ai nostri prigionieri dimenticati.

Gli ho spiegato come la mia partecipazione alla protesta settimanale con le famiglie dei prigionieri abbia finito per rappresentare una cura psicologica per i miei turbamenti. E’ vero. A volte mi sento davvero triste, ma quando vedo sorridere la madre, la moglie o la figlia di un prigioniero, il mio morale stranamente si risolleva. Interagire con le famiglie dei prigionieri e ascoltare le loro storie, cariche di sofferenze ed orgoglio, ha generato un caloroso rapporto tra noi. Sono diventate una parte importante della mia vita, e una ragione di vita. Ho sempre criticato la maniera in cui i prigionieri vengono presentati come numeri. Le notizie spesso li rappresentano come mere statistiche omettendo che dietro queste cifre ci sono esseri umani alla disperata ricerca di giustizia e di una vita dignitosa. Umanizzare la loro situazione e dare voce alle loro storie è stato l’obiettivo principale dei miei scritti – con la fiducia nel genere umano che mi dà speranza che queste storie possano risvegliare le coscienze e trasformarsi in azione.

Inconsciamente la mia vita di recente si è concentrata su Khader Adnan. Lui è un ‘detenuto amministrativo’ che è in sciopero della fame dal 17 dicembre per protestare contro la sua illegale detenzione senza processo. Ho seguito gli aggiornamenti sul suo continuo sciopero della fame, il suo silenzio, il peggiorare del suo stato di salute, il divieto di visita da parte della sua famiglia, l’indifferenza e l’abbandono della sua situazione da parte del Servizio Carcerario Israeliano (IPS). A Gaza si sono tenute numerose manifestazioni in solidarietà con lui e la sua famiglia, una famiglia terrorizzata dal fatto che ogni nuova alba possa essere messaggera della sua morte. [ Khader Adnan è al suo 50° giorno di sciopero della fame e del silenzio, ndt , vedi anche su AIC , in italiano ]

La visita di Ban Ki-moon a Gaza

A cominciare dalla storia di Khader Adnan, una storia che si è ripetuta migliaia di volte in Palestina, fino alla notizia della visita del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon, la mia mente è stata dominata dalla rabbia e dalla frustrazione.

I rappresentanti delle famiglie dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e le famiglie dei martiri volevano far parte della delegazione che avrebbe incontrato Ban. Personaggi della società civile hanno operato con intensi sforzi per assicurare che questo sarebbe accaduto affinché le loro richieste e i lunghi anni di sofferenza trovassero ascolto. Tuttavia Ban ha semplicemente rifiutato di incontrare queste persone che chiedevano null’altro che il suo sostegno e la tutela dei loro diritti violati. Giovedì scorso, una folla inferocita, che era anche a conoscenza delle sue ripetute visite all’ex prigioniero israeliano Gilaad Shalit, ha lanciato scarpe e sassi al suo convoglio mentre stava entrando a Gaza.

Ho visto il video delle famiglie dei detenuti lanciare scarpe e pietre. E, onestamente, mi ha riempito di gioia e di orgoglio per il mio popolo. Ho pensato che questo avrebbe potuto mettere in cattiva luce di fronte alla comunità internazionale. Ma avrei una unica risposta per quanti si affrettano a definire i palestinesi come semplici ‘lanciatori di scarpe contro diplomatici’: tra questi ‘lanciatori di scarpe’ ci sono gli infuriati parenti dei prigionieri che hanno sopportato condizioni terribili tra le spietate mani dei carcerieri israeliani. Sono frustrati rispetto alle parzialità di Ban per Israele e sono stati testimoni quanto basta della brutalità e della tirannia israeliana così come delle violazioni dei loro diritti basilari garantiti dal diritto internazionale e dalle Convenzioni di Ginevra. Queste persone sono state alimentate dalla rabbia degli oltre 5 anni di vita sotto il blocco imposto da Israele, dichiarata illegale dalle stesse Nazioni Unite. A loro non è stato concesso di visitare i propri parenti in carcere da quando Hamas è stato democraticamente eletto, boicottato dalle Nazioni Unite e emarginato come organizzazione terroristica.

Om Ibrahim Baroud si è unita alla folla inferocita che ha accolto Ban ‘in modo irrispettoso’

Guardando il video ho visto Om Ibrahim Baroud unirsi alla folla che ha salutato Ban. Baroud è la 75enne madre di un prigioniero politico che ha trascorso 26 anni nelle galere israeliane e, da 26 anni, non ha mai smesso di chiedere la libertà per suo figlio. Nonostante la sua età ha sempre partecipato ad ogni sciopero della fame per i prigionieri indetto da quando suo figlio è detenuto e non ha mai mancato una protesta per i prigionieri politici palestinesi. Lei dice sempre: “Non sono solo la madre di Baroud Ibrahim, ma di tutti i prigionieri oppressi. Continuerò a chiedere la loro libertà finché vivrò”. Lo scorso lunedì, alla protesta settimanale alla Croce Rossa, zoppicava a causa di un dolore alla gamba ma, nonostante ciò, era a digiuno in solidarietà con Khader Adnan e tutti i prigionieri. Ha parlato per i detenuti agli organi di stampa facendo appello ad ogni organizzazione per i diritti umani affinché testimonino la sofferenza dei prigionieri e perché agiscano.

Nel video era arrabbiata come non mai e concentrava tutta la sua forza fisica per colpire il convoglio di Ban con un bastone. La sua forza ha sempre impressionato chiunque la conosca. “Lo so che per Ban non sono null’altro che la madre di un terrorista” mi ha detto a telefono con rabbia “perché mai avrebbe dovuto preoccuparsi di ascoltarmi? Lui deve sapere che sono la madre di un essere umano che merita dignità anche in stato di detenzione. E che io sono un essere umano che merita di essere ascoltato”.
Nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a biasimare questa madre alla quale è stata negata la possibilità di abbracciare suo figlio per 26 anni. Nessuno dovrebbe darle torto perchè ha assistito agli innumerevoli attacchi su Gaza, specialmente durante l’operazione del 2008-2009 [ Piombo Fuso, ndt ]. Lei ha visto le bombe al fosforo, vietate dal diritto internazionale, cadere sui civili che si erano rifugiati nella scuola dell’UNRWA ‘Al Fakhoura’ dopo essere fuggiti dalle proprie case. Lei ci vive vicino. Non biasimatela per la sua manifestazione di rabbia dopo aver sentito Ban Ki-moon ringraziare per la sua ‘generosità’ il Ministro della Difesa israeliana Ehud Barak ( l’architetto della guerra 2008/2009 su Gaza).. la sua generosità nel redimere il mondo da 352 bambini che , se non fossero stati uccisi, avrebbero potuto crescere come terroristi rappresentando così una minaccia per la sacra sicurezza di Israele? Non biasimatela, né lei, né nessun altro palestinese visto che le Nazioni Unite non hanno fatto nulla contro Israele per i crimini che ha commesso anche nelle sedi dell UNRWA. Piuttosto, le Nazioni Unite, dimostrano la loro parzialità verso Israele mentre siamo continuamente terrorizzati dall’occupazione israeliana da quando si è stabilita illegalmente attraverso la pulizia etnica.

I Palestinesi non devono le loro scuse a Ban Ki-moon

Dopo questo ‘irrispettoso benvenuto’ a Ban Ki-moon dalle infuriate famiglie dei prigionieri e dei martiri, l’OLP vergognosamente gli ha mandato le sue scuse.

A questo punto mi permetto io di parlare per conto dei palestinesi a di dire con orgoglio: ” Noi non dobbiamo scuse! “. E aggiungo: “L’OLP non ci rappresenta.” Non sono i palestinesi a doversi scusare. Dovrebbe farlo chi continua a parlare di diritti umani, chi assiste alle continue e chiare violazione dei diritti umani ma non fa nulla e piuttosto insabbia i crimini contro l’umanità di Israele.

In realtà migliaia di scuse non basterebbero a sanare le profonde ferite sanguinanti che i palestinesi soffrono per l’esistenza di Israele e dal lungo corso dell’occupazione.

Link : Palestinians Owe Ban Ki-moon No Apologies

Source : Electronic Intifada 

Shahd Blog : Palestine from my eyes 

( rivisto il 5 febbraio 2012 )
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