No Nukes? Dipende…

admin | August 16th, 2012 – 11:55 am

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Erano spillette gialle, con un bel sole tipo gli smile. Nucleare no grazie, c’era scritto, ed era qualche era geologica fa, in Italia. Il No Nuke non si è mai spento, nella cultura ecologista. Ritorna ogni anno in Germania, quando sulla bella rete ferroviaria tedesca corrono i vagoni pieni di scorie nucleari, vecchio bersaglio dei Gruenen. Continua a interessare il dibattito energetico italiano, seppure senza la temperie di qualche decennio fa. Poi arriva la geopolitica, arrivano gli interessi strategici in una regione fondamentale come il Grande Medio Oriente, e il No Nuke assume tutto un altro sapore.

Niente a che vedere con l’ecologia, i rischi del nucleare pacifico, le scorie e lo smaltimento. È tutta un’altra cosa, il no nuke mediorientale. Intanto, bisogna dimostrare che si vuole solamente una centrale nucleare, e che dietro – dietro la facciata – non si nascondano le bombe. E poi, dipende chi, quale paese decida di votarsi al nucleare. L’Iran degli ayatollah insomma, non è credibile per la comunità internazionale. Ma se a volere una centrale nucleare sono gli Emirati Arabi Uniti (Dubai, Abu Dhabi, gli hub di molti degli investimenti occidentali nell’area) perché non aiutarli? Magari in chiave antiiraniana…

E allora, ecco la notiziola. Un gruppo di colossi del settore energetico – dagli Stati Uniti e dal Canada, per esempio – sta investendo molti dollari negli Emirati Arabi per aiutare la costruzione di una centrale nucleare che dovrebbe cominciare a operare tra pochissimo. Tra 5 anni. Sono contratti da 3 miliardi di dollari, dice la società degli UAE, la ENEC. Perché non aiutare i nostri alleati nel Golfo? C’è nucleare e nucleare, buoni e cattivi, sunniti e sciiti, alleati e nemici. Le antinomie che la diplomazia seria, a dire il vero, dovrebbe evitare, per una più complessa lettura della cronaca, della storia, e del futuro.

Comunque, mentre alcuni dei colossi (occidentali) dell’energia nucleare aiutano gli Emirati Arabi, più a nord si suonano i tamburi, i tamburi di guerra, e suonano molto vicini. Lo si intuiva, ma le rivelazioni pubblicate su uno dei blog specializzati (e pacifisti) più seguiti fanno venire i brividi. Tikun Olan spiega i piani delle forze armate israeliane sull’attacco preventivo all’Iran, e la stessa notizia che una fonte interna ai militari abbia fatto uscire indiscrezioni di questo tipo la dice lunga sullo scontro interno ai vertici della sicurezza israeliana. Scontro tra chi vuole l’attacco e chi non lo vuole, per ragioni strategiche e per ragioni tattiche.

Strano che, piegati dal caldo di Caligola, dalla crisi e dal Ferragosto, non facciamo neanche così tanto caso a una guerra molto possibile ormai alle porte. Eppure, se ne sono accorti i vertici del Pentagono, che tentano ora – forse troppo tardi? – di fare la voce grossa per allungare i tempi di uno scontro tra Israele e Stati Uniti, uniti contro l’Iran. Perché c’è nuke e nukes, non dimenticatelo.

Ci vuole Prince, a questo punto. Purple Rain. Ahimè.

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