“NOI, CIRCONDATI DAI COLONI ISRAELIANI IN CISGIORDANIA, RESISTIAMO CON LA NON VIOLENZA. CI RIFIUTIAMO DI ODIARE IL PROSSIMO”

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tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/08/16/noi-circondati-dai-coloni-israeliani-in-cisgiordania-resistiamo-con-la-non-violenza-ci-rifiutiamo-di-odiare-il-prossimo/5894896/

Daher Nassar

“Sono ventidue anni che cercano di cacciarci dalla nostra terra ma noi siamo come questi ulivi: abbiamo radici profonde”, spiega Daoud Nassar, palestinese di religione cristiana, che vive a dieci chilometri da Betlemme. Qui, vent’anni fa, la sua famiglia ha fondato Tent of Nations, una fattoria impegnata in attività educative e che accoglie volontari da tutto il mondo. “Così teniamo vivo il nostro diritto alla pace”

 | 16 AGOSTO 2020

“Una sera ci fermarono lungo la strada che porta alla fattoria. Erano militari, i toni non erano dei più amichevoli: ci intimarono di scendere. Provai a calmare le mie figlie, spaventate, mentre cercavo di parlare con i soldati che ci puntavano contro i fucili. Fortunatamente la situazione non è degenerata e ci hanno lasciati andare”. Questo è solo uno degli episodi che Daoud Nassar, palestinese di religione cristiana, ha dovuto subire nella West Bank occupata dall’esercito israeliano. “Sono ventidue anni che cercano di cacciarci dalla nostra terra ma noi siamo come questi ulivi: abbiamo radici profonde”, afferma indicando gli alberi che circondano la sua proprietà. Siamo in Cisgiordania, a 10 chilometri da Betlemme. Qui circa vent’anni fa nasce il progetto Tent of Nations: “Una via non violenta di resistenza all’occupazione che porta ogni anno più di diecimila persone da tutto il mondo a visitare la nostra terra – racconta Daher, il maggiore dei fratelli – Non solo cristiani, palestinesi o occidentali. Ma anche israeliani, ebrei, musulmani o di altre confessioni”. Piantumazione degli ulivi, campi estivi giovanili per ragazzi, insegnamento dell’uso dei computer, tecniche di riciclo, apprendimento della lingua inglese a quelle donne che non possono avere un facile accesso all’istruzione. La famiglia Nassar da anni cerca di combattere a suo modo le restrizioni che Israele impone all’intera area: “Cerchiamo, nel nostro piccolo, di tenere vivo il nostro diritto come uomini di poter vivere in pace su questa terra”.

I tentativi di espropriazione – Gerusalemme non è lontana, eppure il paesaggio è radicalmente diverso da quello cittadino: check point, mura alte fino a quattro metri, filo spinato, guardie armate agli accessi delle colonie israeliane sulle colline. La divisione fisica lascia poco spazio all’immaginazione. È il cosiddetto Gush Etzion (Blocco di Etzion) di cui fa parte il maggiore degli insediamenti israeliani, Betar Illit, con i suoi 40mila residenti. La fattoria dei Nassar è situata sull’ultima collina non occupata. “Nel 1991 il governo israeliano dichiarò questa area territorio nazionale benché appartenga allo Stato palestinese; non ci volle molto prima che iniziassero gli espropri e le confische delle terre occ

Il nodo dell’espansione israeliana – Gli ultimi governi israeliani, presieduti da Benjamin Netanyahu, leader del partito conservatore Likud, hanno appoggiato l’espansione delle colonie nella West Bank occupata. Ed è stato proprio lui, Netanyahu, a chiedere alla ultime elezioni un “mandato chiaro” per annettere gli insediamenti allo Stato di Israele – ad oggi ritenuti illegali secondo i trattati Onu e il diritto internazionale. Punto nevralgico dell’accordo per la formazione del nuovo governo – con Benny Gantz del partito Blu e Bianco – l’annessione non verrebbe ostacolata dagli Stati Uniti di Donald Trump che aveva lanciato la “via americana” alla risoluzione del conflitto, il cosidetto “Accordo del Secolo”Gerusalemme capitale con una cessione ai palestinesi nella parte est, annessione delle colonie e riconoscimento di uno Stato palestinese a cui Israele avrebbe ceduto alcuni territori al confine con l’EgittoUn accordo duramente respinto dall’establishment di Ramallah.

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