NOI RICORDIAMO LA GRANDE GUERRA, MENTRE I PALESTINESI LA VIVONO

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di Robert Fisk

20 novembre  2018

C’era qualcosa di terribilmente  familiare nel modo in cui abbiamo commemorato la presunta fune della Prima guerra mondiale, di cento anni fa. Non soltanto le cascate di papaveri e i nomi familiari – Mons, La Somme, Ypres, Verdun, ma il silenzio quasi totale su tutti coloro che sono morti nella Prima guerra mondiale, gli occhi dei quali non erano azzurri come potevano essere i nostri o la  cui pelle non era rosa come poteva essere la nostra o la cui sofferenza continua dalla Grande Guerra proprio fino a questo giorno.

Perfino quei supplementi domenicali che osavano divagare dal fronte occidentale, soltanto brevemente accennavano agli effetti postumi della guerra nella nuova, Polonia, nella nuova Cecoslovacchia, nella nuova Jugoslavia e nella Russia bolscevica, con una citazione della Turchia. La carestia massiccia – forse 1,6 milioni di morti – degli Arabi del Levante causati dal saccheggio turco, e il blocco Alleato nella Prima guerra mondiale non hanno ricevuto neanche una parola. Cosa ancora più sorprendente, non sono riuscito a trovare un solo riferimento al più grosso crimine contro l’umanità compiuto nella Prima guerra mondiale – non l’uccisione degli ostaggi belgi per mano delle truppe tedesche nel 1914, ma il genocidio armeno di un milione  mezzo di civili Cristiani nel 1915 per mano dell’alleato turco della Germania.

Che cosa è accaduto a quel documento fondamentale della Prima guerra mondiale in Medio Oriente, cioè la Dichiarazione di Balfour che prometteva una patria per gli Ebrei in Palestina e condannava gli Arabi palestinesi (in quell’epoca erano la maggioranza in Palestina) a quello che definisco condizione di rifugiati. Oppure all’accordo Sykes-Picot del 1916 che ha tagliuzzato il Medio Oriente e che ha tradito la promessa di indipendenza araba? Oppure all’avanzata del generale Allenby su Gerusalemme durante la quale – cosa ora dimenticata dai nostri amati commentatori – diede inizio all’uso del gas in Medio Oriente. Siamo così colpiti dalla brutalità della moderna storia della Siria e dell’Iraq, che dimentichiamo – o non sappiamo – che gli uomini di Allenby  hanno sparato  proiettili di gas  contro l’esercito turco a Gaza, tra tutti i posti possibili,  ma il gas nella memoria collettiva dello scorso weekend, era limitato, ancora una volta, al Fronte Occidentale.

I cimiteri di guerra alleati della Prima guerra mondiale sia in Medio Oriente che in Europa, contengono diecine di migliaia di tombe musulmane  di Algerini Marocchini, Indiani e, tuttavia, non vedo una fotografia di uno di loro. E neanche dei  lavoratori  cinesi che sono morti sul Fronte Occidentale trasportando le granate per le truppe britanniche, né i soldati africani che hanno combattuto e che sono morti per la Francia sul fiume Somme. Sembra che, soltanto in Francia, il Presidente Macron abbia ricordato la caratteristica saliente del conflitto, come  doveva.

Infatti, nella Grande Guerra sono morti più di 30.000 uomini provenienti dalle Isole Comore, dal Senegal, dal Congo, dalla Somalia, dalla Guinea e dal Benin.

C’era un monumento per loro a Reims, ma i tedeschi hanno lanciato un feroce attacco razzista contro le truppe francesi di colore, che hanno partecipato all’occupazione post Prima guerra mondiale della Germania, per avere stuprato le donne tedesche e per “avere messo a repentaglio il futuro della razza tedesca”.Tutto falso, naturalmente, ma quando le legioni di Hitler invasero di nuovo la Francia nel 1940, la propaganda nazista contro questi stessi uomini aveva fatto la sua opera. Ben oltre 2000 soldati francesi di colore furono massacrati dalla Wehrmacht nel 1940; il monumento fu distrutto. E’ stato appena ricostruito e riaperto in tempo per il centesimo anniversario dell’armistizio.

Ci sono poi delle ironie sulle sepolture dei morti. Dei 4000 sodati marocchini – tutti Musulmani – inviati alla Battaglia della Marne nel 1914, ne sono sopravvissuti soltanto 800. Altri sono morti a Verdun. Dei 45.000 soldati marocchini del  Generale Hubert Lyautey, arrivati al 1918, ne erano stati uccisi 12.000.  C’è voluta la piccola rivista Jeune Afrique per notare che le tombe di molti dei Marocchini morti, sono ancora oggi contrassegnate con la stella e la mezzaluna del Califfato Turco Ottomano. I Marocchini, però, anche se teoricamente abitanti dell’Impero ottomano, combattevano per la Francia contro gli alleati tedeschi della Turchia. La stella e la mezzaluna non sono mai stati il simbolo ufficiale dei Musulmani. In ogni caso, avevano già avuto dalla Grande guerra la loro bandiera.

Naturalmente, però, i veri simboli della Prima Guerra mondiale e delle sue conseguenze prolungate e sanguinose sono in Medio Oriente. I conflitti nella regione – in Siria,  in Iraq, a  Israele e a  Gaza e in Cisgiordania  e nel Golfo – possono, per lo più, far risalire la loro origine alla nostra titanica Grande Guerra. Sykes-Picot ha diviso gli Arabi. La guerra – soltanto pochi giorni dopo gli sbarchi a Gallipoli – ha permesso ai Turchi di distruggere la loro minoranza di Cristiani Armeni. I Nazisti, a proposito, amavano Mustafa Kemal Atataturk  perché aveva “purificato” le sue minoranze. Quando Ataturk morì, il giornale del partito, Volkischer Beobachter*, listò di nero la sua prima pagina. Le divisione del Libano e della Siria e i loro sistemi settari di amministrazione, furono inventati dai Francesi dopo essersi assicurati il mandato post-bellico per governare il Levante. La rivolta irachena dopo la Prima guerra mondiale, contro il dominio britannico fu in parte alimentata dal disgusto per la Dichiarazione Balfour.

Furbescamente, ho fatto ricerche nella biblioteca di vecchi libri di storia del mio defunto papà –  sulla Grande Guerra, sulla Terza Battaglia della Somme del 1918 – e ho trovato un’opera di Winston Churchill, con rabbia e dolore, il quale scriveva riguardo allo “olocausto” degli Armeni (ha realmente usato quella parola), ma non riusciva a vedere il futuro del mondo arabo neanche nella sua opera del 1935, in 4 volumi: La Grande Guerra. La sua unica disquisizione sul ribollente ex impero Ottomano, si trovava in un’appendice di due pagine a pagina 1647. Era intitolata: “Un memorandum sulla pacificazione del Medio Oriente.”

Per quanto riguarda i palestinesi che ogni mattina si svegliano nella polvere e nella sporcizia dei campi di Nahr el-Bared, Ein el-Helwe o Sabra e Chatila in Libano, la penna di Balfour ha graffiato la sua firma su questo documento di espropriazione non nel 1915, ma solo la scorsa notte. Per questi rifugiati, ancora nei loro tuguri e baracche mentre leggete queste parole, la prima guerra mondiale non è mai finita – neanch ora, oggi, nel centenario della “fine” della prima guerra mondiale.

*https://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%B6lkischer_Beobachter

Nella foto: un’immagine della battaglia della Somme del 1° luglio 1916

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/we-remember-the-great-war-while-palestinians-live-it/

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

NOI RICORDIAMO LA GRANDE GUERRA, MENTRE I PALESTINESI LA VIVONO

http://znetitaly.altervista.org/art/26340

 

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