NON CAPISCO COME CI POTRÀ MAI ESSERE UNO STATO PALESTINESE

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27 settembre 2018 

Di  Robert Fisk

24 settembre, 2018

Abu Yussef Abu Dahuk ha 60 anni ma, naturalmente, sembra che ne abbia 75 o 80, perché è un Beduino e vive sotto un tetto di lamiera ondulata e lenzuola legate insieme con una corda, e perché ha soltanto 120 capre che appartengono ai suoi 17 figli, e perché i poliziotti e i soldati israeliani che stanno a circa 60 metri da lì, sono pronti a demolire la sua piccola baracca e a sloggiarlo.

Il palestinese ha avuto due mogli: una è morta 18 anni fa, e le seconda ci serve il solito tè bollente in questa mattina bollente – ed è stato espulso dalla sua terra adibita a pascolo tre volte: prima da Tel Arad, vicino alla città israeliana di Beersheva, e poi, di nuovo, dopo l’occupazione israeliana della Cisgiordania, nel 1967, e poi nel  1974. Ora, l’Alta Corte di Giustizia Israeliana, e, sì, si chiama così–ha deciso che i 180 membri della tribù Beduina Jahain, debbono essere sfrattati ancora una volta.  Devono essere trasferiti nella  zona non lontana di Abu Dis, come fanno notare i residenti, che è una discarica. Non è che si possa essere espropriati di stracci, di una scuola fatta di fango o di un pezzo di metallo arrugginito che puntella un tetto di plastica sopra le baracche.

Non è, però, così semplice. Tutti sappiamo – gli Israeliani lo sanno, l’UE che ha dato 315,000 euro a  Khan al-Ahmar, lo sa, e i Palestinesi lo sanno – questa non è  una demolizione casuale. Proprio al di là delle colline, a nord  appaiono i tetti rossi della colonia ebraica di Kfar Adumim; la distruzione di Khan al-Ahmar darà agli abitanti israeliani lo spazio di spostarsi – con il permesso dell’Alta Corte, inutile dirlo – fino all’autostrada, e di distruggere quindi l’ultimo dei villaggi palestinesi accanto alla strada per Gerusalemme. Ci sarà un altro cerchio completo di cemento israeliano intorno alla città.

Abu Yussef Abu Dahuk sa fin troppo bene che cosa significa. “L’insediamento continua a essere costruito, e quindi devono mandarci via. Ora non abbiamo il permesso di attraversare la valle  dietro di noi con le nostre capre, perché i coloni se le prenderebbero. Non abbiamo il permesso di costruire delle case decenti e dobbiamo quindi usare queste strutture di metallo. I coloni possono costruirsi una villa che ha la corrente elettrica, l’acqua e un giardino, mentre noi, durante l’inverno, non possiamo costruire nulla. Mettiamo la plastica sopra il metallo per impedire che la pioggia ci bagni mentre dormiamo.”

Penso, però che  Abu Yussef Abu Dahuk forse non dormirà ancora molto a lungo a  Khan al-Ahmar. L’Autorità palestinese ha fatto poco per i beduini di qui e l’arrivo di due pulmini carichi di attivisti palestinesi con le loro macchine fotografiche e i tentativi deboli ma, naturalmente, molto pubblicizzati, di bloccare l’autostrada sono sembrati fin troppo teatrali, ritualizzati e – si dovrebbe osare dirlo? – cinici, per essere di molto aiuto per i 180 Beduini.

I poliziotti e le poliziotte israeliane e i soldati stano cercando di mantenere aperta la strada principale la famosa Autostrada Trans-Samaria, ma i telefonini sono sospesi sopra di loro –ci sono più telefonini che poliziotti, ho notato e poi arrivano i poliziotti in borghese con i loro telefonini e tutti fotografano tutti gli altri. Le uniche figure che non vengono messe a fuoco, sono i vecchi pastori e i loro figli che per lo più stanno dietro il fosso sulla parte nord dell’autostrada.

Abbiamo visto questo dramma  così tante volte,  che è diventato normale, come così tanto altro, della Cisgiordania. Legale (grazie all’Alta Corte), familiare, usuale, regolato al minuto – due inviati di un’agenzia di stampa si sono messi allegramente d’accordo di andarsene insieme in modo che nessuno dei due possa fare lo scoop se i poliziotti fossero intervenuti – e totalmente vergognoso. La polizia, però, non si muove. Allontanano dalla strada alcuni pastori e sospirano con irritazione sentendo le grida di: “Palestina libera”, ma la ruspa israeliana che è comparsa sinistramente, si ritira dal wadi e si allontana lungo la strada.

Il Parlamento Europeo ha parlato molto su Khan al-Ahmar, avvertendo che gli Israeliani commetterebbero un crimine di guerra se demolissero il villaggio di pastori le cui capre vagano ora tra i dimostranti. Con un voto di 320 contro 227, ha approvato una risoluzione di Strasburgo che chiede il risarcimento da parte di Israele per le perdite finanziarie subite dall’UE in quel piccolo pezzo di terra. Dieci stati della UE forniscono assistenza umanitaria a Khan al-Ahmar, inclusa una scuola elementare, e la risoluzione del parlamento afferma che se sarà messa in atto la demolizione e il trasferimento forzato dei residenti, questo atto “costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale”. In altre parole, un “crimine di guerra” ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra.

In modo corretto, anche se un po’ in ritardo,  Federica Mogherini,  Alto Rappresentante   dell’Unione Europea per gli affari esteri,  ha detto ai parlamentari che la distruzione di Khan al-Ahmar “sarebbe  un duro colpo anche per la fattibilità dello Stato di Palestina e proprio contro la stessa possibilità di una soluzione con due stati.” Ha fatto notare che è quasi impossibile che i Palestinesi ottengano permessi di costruzione nell’Area C della Cisgiordania, soffermandosi sulla affermazione degli israeliani che le baracche dei pastori sono state costruite illegalmente, nel loro stesso triste contesto. L’area C è sotto totale occupazione israeliana e – così dicono i coloni ebrei – deve essere annessa subito. “L’Area C” comprende il 60% della Cisgiordania. Perché mai gli israeliani dovrebbero incoraggiare qualcuno a restare sulla terra delle colonie ebraiche che sta continuando ad espandersi?

Abu Yussef Abu Dahuk parla – naturalmente, naturalmente – della Dichiarazione di Balfour e della maledizione della sua falsa promessa di proteggere gli abitanti Bedouin [in Oslo] fatta più di 100 anni fa. Seduti nella sua misera baracca, ci scusiamo doverosamente  per il Segretario degli Esteri, morto molto tempo fa. “Voi avete creato questo problema “Voi avete creato questo problema”, dice sottovoce l’orgoglioso beduino che presto non avrà più un tetto. “Voi sapete che se alla fine ci manderanno in Giordania, questo creerà solo altri conflitti anche tra quelle comunità. Non dovete scusarvi per Balfour, ormai è come l’acqua che è uscita dal suo tubo. Dovete fare pressione sul “bambino viziato” [ Israele] perché smetta di fare quello che sta facendo. Noi abbiamo teso la mano in segno di pace [a Oslo] 25 anni fa, e ancora non abbiamo ottenuto niente”.

Dice che di solito aveva cibo, medicine e aiuto dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi, prima che gli americani annunciassero che avrebbero smesso di finanziarla. “Ora non riceviamo più nulla.” E quindi – quante volte  dobbiamo fare  questa domanda offensiva? – chiedo a Yussef Abu Dahuk se vivrà mai in uno stato palestinese. “Non credo. Sono già passati 25 anni da quando sono stati firmati  gli accordi di Oslo e non è successo nulla. Forse, se cambiassero i leader, qualche cosa accadrebbe…Siamo persone oneste, non siamo dei politici, ma la vita ci ha insegnato un sacco di cose.”

La Mogherini dovrebbe sicuramente venire a parlare con questo uomo. Infatti, chi può credere oggi in uno stato palestinese, non parliamo poi di “uno schiaffo alla sua fattibilità  “come stato futuro? La sua fattibilità  è sicura come il foglio di plastica sulla testa di questo povero uomo, la sua esistenza è un mito la cui realtà esiste soltanto a Strasburgo. Perfino  le capre lo sanno.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/i-cant-see-how-a-palestinian-state-can-ever-happen/

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

NON CAPISCO COME CI POTRÀ MAI ESSERE UNO STATO PALESTINESE

http://znetitaly.altervista.org/art/25949

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