Non fate che i profughi paghino per il terrore da cui fuggono

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REDAZIONE 18 NOVEMBRE 2015

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di Jérôme Roos

17 novembre 2015

Il recupero di un passaporto siriano sul luogo di uno degli attacchi terroristici di Parigi ha messo in agitazione la stampa europea  e i politici di destra del continente.

Il documento, trovato vicino al corpo di uno dei due attentatori suicidi, era stato registrato dalle autorità greche sull’isola di Leros il 3 ottobre, portando all’ipotesi che alcuni degli assalitori forse erano degli jihadisti che erano arrivati dai campi di battaglia siriani in Europa, fingendosi profughi.

Anche se l’identità del vero intestatario del passaporto rimane sconosciuta (il documento potrebbe essere stato rubato), la destra xenofoba sta già cercando di sfruttare al meglio la notizia per averne un guadagno politico.

Sabato, il nuovo governo di destra della Polonia ha rifiutato i piani dell’UE di affrontare l’attuale crisi dei profughi redistribuendo tra gli stati membri coloro che cercano asilo. Il Ministro polacco per gli Affari Europei ha affermato che “la Polonia deve mantenere il pieno controllo sui suoi confini, l’asilo e l’immigrazione.”

Horst Seehofer, primo ministro conservatore della Baviera e fondamentale alleato di Angela Merkel, ha ugualmente  dichiarato che “dobbiamo sapere chi attraversa il nostro paese. Oltre ad altre misure di sicurezza abbiamo necessità di un più severo controllo dei confini europei, ma anche dei confini nazionali.”

Naturalmente, tratterremo il fiato quando gli estremisti di destra senza dubbio incrementeranno la loro violenza verbale e fisica contro i musulmani e i profughi nei giorni futuri.

Seguire le orme di tale sfacciata intolleranza nazionalista che  produce paura sarebbe il più grosso errore che l’Europa potrebbe fare proprio adesso. Darebbe agli estremisti esattamente quello che stanno cercando: l’intensificazione di tensioni interne, l’inserimento degli attacchi nel quadro di un conflitto religioso, e la chiusura dei confini dell’Europa alle centinaia di migliaia di persone che fuggono dalla guerra in Siria e in Iraq.

La verità è che i discorsi e gli obiettivi della destra xenofoba e degli estremisti religiosi dell’ISIS si alimentano a vicenda in un circolo vizioso.

Ogni volta che c’è un attacco terroristico, c’è un  miglioramento nell’ appoggio alla destra contraria agli immigrati; e dovunque in Europa gli xenofobi si sentono incoraggiati  ad attaccare i musulmani o a dimostrare contro di loro, gli jihadisti  presentano questo come un’ulteriore giustificazione e  come uno strumento di reclutamento per la loro guerra santa contro gli infedeli e i crociati.

L’unica cosa che può rompere questo circolo vizioso è uscirne: rifiutandosi di cedere alla paura, ai discorsi duplici, alle richieste di chiudere i confini, di abrogare ulteriormente le libertà civili e di militarizzare la società.

La solidarietà rimane la nostra unica e più grande arma contro il terrore. Come ha notato l’attivista della Primavera Araba Iyad El-Baghdadi – che segue attivamente le chiacchere su centinaia di account jihadisti e islamisti su Twitter – “Nulla ha fatto arrabbiare di più gli estremisti islamisti”  che “osservare la reazione molto umana, morale dell’Europa alla crisi dei profughi.”

Questa osservazione ha un senso. Molti dei profughi siriani che hanno trovato un rifugio in Europa stanno fuggendo direttamente dal terrore dell’ISIS. Altri, naturalmente, scappano dal terrore di stato del regime di Assad, mentre una manciata di persone, indubbiamente, sono jihadisti stranieri che ritornano in Europa. E, tuttavia, grandi parti della società europea (non i suoi stati) hanno accolto a braccia aperte questi profughi, minando fondamentalmente il discorso  sullo “scontro di civiltà” da cui dipendono per la loro sopravvivenza e successo sia l’estrema destra europea che gli jihadisti.

In questo senso, le mobilitazioni di # Benvenuti profughi dell’estate scorsa, sono stati una spina nel fianco degli estremisti di entrambi lati dell’ipotetica divisione generazionale – proprio perché ha attivamente buttato giù la falsa duplice opposizione  che la sostiene.

Al contrario dell’ultima  serie di attacchi in gennaio, questa volta gli jihadisti non hanno colpito né i simboli dello stato francese (come la polizia, l’esercito o i monumenti nazionali), né la sua comunità ebraica o i suoi intellettuali pubblici che avevano la fama di criticare l’Islam (come i redattori di Charlie Hebdo o il supermercato di prodotti Kosher).

Invece, come ha osservato Manu Saadia, gli attacchi hanno preso direttamente di mira i simboli della Parigi metropolitana: la movimentata vita notturna sulla riva destra multiculturale (“la terra delle persone socialiste alla moda”); i giovani che erano al concerto di un gruppo che suonava rock ’n roll californiano, e lo stadio nazionale – proprio il simbolo dell’ideale bianco, nero, nordafricano, dell’integrazione ben riuscita delle minoranze immigrate della Repubblica.

Questi attacchi codardi, in altre parole, hanno evitato deliberatamente gli agenti dell’imperialismo e dell’islamofobia – hanno, invece, preso direttamente di mira gli elementi progressisti della società francese, non soltanto perché costituivano un “bersaglio  facile da colpire”, ma precisamente perché rappresentano una minaccia così elementare alle varie ideologie di odio.

In quanto al passaporto siriano, non sappiamo ancora a chi appartenga realmente il documento, ma una cosa è chiara:  chiunque lo portasse con sé, voleva che venisse trovato. Perché altrimenti portarsi un passaporto in una missione suicida? Era chiaramente inteso a inviare un messaggio politico ai francesi: “Ci avete bombardato, tuttavia avete accolto i nostri nemici a braccia aperte. Ora siamo penetrati nei vostri confini e ci siamo infiltrati nella vostra società. Non siete al sicuro.”

Se questo misteriosamente sembra il tipo di dichiarazione che hanno continuato a fare negli anni passati i politici di destra come Marine Le Pen, il motivo è che essa riflette essenzialmente la stessa aggressiva visione del mondo – ed è precisamente il motivo per cui dobbiamo rifiutarla.

L’ampia maggioranza dei profughi che nei mesi scorsi sono arrivati sulle rive dell’Europa, sono persone che fuggono precisamente dal tipo di violenza omicida che si è ora piantata nel cuore dell’Europa. Invece di dividerci con muri e recinzioni sempre più alte, questi attacchi ci dovrebbero avvicinare di più alle vittime del conflitto dovunque.

In quanto esseri umani, abbiamo un obbligo morale di continuare ad accogliere coloro che fuggono il terrore degli stati, il terrore religioso e imperialista, da dovunque arrivino – proprio come noi, in quanto cittadini europei, abbiamo un forte obbligo morale di continuare la lotta contro il fascismo in tutte le sue forme e sembianze.

Jérôme Roos è  dottore di ricerca presso il Dipartimento di Scienze  Politiche e Social all’Istituto Universitario Europeo, e direttore e fondatore della rivista on line ROAR Magazine. (ROAR è l’acronimo di  Reflections on a revolution – Riflessioni su una rivoluzione, n.d.t.).  Seguitelo suTwitter su @JeromeRoos.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/dont-make-refugees-pay-for-terror-they-flee

Originale: teleSUR English

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Non fate che i profughi paghino per il terrore da cui fuggono

http://znetitaly.altervista.org/art/18804

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