Non firmate quell’Accordo che riconosce l’occupazione di Gerusalemme!

In ESCLUSIVA

Non firmate quell’Accordo che riconosce l’occupazione di Gerusalemme!
I Sacerdoti del Patriarcato Latino alzano la voce

BoccheScucite è in grado di pubblicare un DOCUMENTO INEDITO di straordinario rilievo politico e diplomatico. Nella protesta levatasi in tutto il mondo alla notizia del raggiunto Accordo Santa Sede-Israele, non si era ancora percepito lo spessore di questa contestazione. IL DOCUMENTO ORIGINALE (la traduzione è di BoccheScucite) di cui siamo venuti in possesso è il drammatico segnale di un profondo sconcerto da parte dei “Sacerdoti del Patriarcato” verso un gravissimo passo che, se compiuto, avrebbe conseguenze politiche devastanti: l’implicito riconoscimento dell’annessione di Gerusalemme da parte della potenza occupente, Israele.

Betlemme, 30 maggio 2012

All’ Arcivescovo Antonio Franco, Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina

Noi, sacerdoti del Patriarcato latino, desideriamo riaffermare il nostro amore e la fedeltà alla nostra Chiesa cattolica e al Patriarcato Latino di Gerusalemme, nostra madre nella fede e porzione del popolo di Dio affidato alle nostre cure pastorali.
Abbiamo appreso dai media la notizia di una possibile firma da parte della Santa Sede ad una convenzione con lo Stato di Israele in merito agli aspetti giuridici e finanziari dell’Accordo Fondamentale siglato nel 1993.

Come pastori della Chiesa cattolica locale, esprimiamo profonda preoccupazione su alcuni aspetti di questo accordo. Pur premesso che non abbiamo potuto leggerlo, ci auguriamo che le nostre attese e preoccupazioni siato tenute presenti.
La questione principale riguarda Gerusalemme Est nella sua realtà di “territorio occupato”. Secondo la legge internazionale, Gerusalemme Est è territorio palestinese occupato, come parte della West Bank, fin dal 1967.

Se nell’accordo non venisse specificato questo, si realizzerebbe un gravissimo, implicito ma evidente riconoscimento della annessione di Gerusalemme da parte di Israele.
L’occupazione de facto della città di Gerusalemme da parte di Israele non deve portare al riconoscimento de jure di questa occupazione illegale.
E non menzionare questo in modo esplicito comporterebbe un tale riconoscimento. (…)
Come sapete, la Chiesa cattolica non è l’unica Chiesa in Terra Santa.
Firmare un accordo giuridico e finanziario solo tra la Chiesa cattolica e lo Stato di Israele creerà un precedente, in particolare nei confronti della Chiesa ortodossa. Anche questo dovrebbe essere preso in considerazione.
Inoltre, la situazione giuridica del Cenacolo è complessa. Se l’accordo conferisce un privilegio alla Chiesa cattolica riguardo al Cenacolo, ciò creerà tensioni con le famiglie musulmane e il Waqf. Per quanto tutti noi amiamo i luoghi santi, e in particolare il luogo dove sono state fondate l’Eucaristia e il Sacerdozio, prevediamo che aumenteranno le tensioni tra la Chiesa cattolica e la comunità musulmana di Gerusalemme. La consultazione preventiva con le parti interessate, compresa la famiglia Dajani, è importante in questo caso.

Queste sono alcune delle nostre preoccupazioni circa l’accordo tra la Santa Sede e lo Stato di Israele. E se l’accordo viene fatto nell’interesse reale della chiesa locale e per arantire un futuro alla presenza cristiana in Terra Santa, non vediamo perché questo accordo deve essere firmato.

Se queste nostre riserve e preoccupazioni non saranno affrontate sarà difficile per noi difendere tale accordo di fronte ai nostri fedeli e alle persone che ci interpellano quotidianamente.
Insistiamo ancora una volta e ci auguriamo che le nostre osservazioni sono rivolte in modo specifico a questo possibile accordo.

Confidiamo che la Santa Sede lavori nel modo migliore possibile per il bene della Chiesa locale. Continueremo a pregare il Signore Risorto affinchè doni saggezza e coraggio a Sua Santità Papa Benedetto XVI, al Patriarca Fuad Twal, a lei Eccellenza e a tutti coloro che condividono la stessa responsabilità nella Chiesa.

Con il nostro profondo rispetto e amore in Cristo,

I sacerdoti del Patriarcato Latino di Gerusalemme

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