“Non gliene fregava niente”: il primo filmato della ‘brutalità‘ della polizia croata

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I migranti si tengono al caldo fuori dalle loro tende nella città bosniaca di Velika Kladusa, vicino al confine con la Croazia. Molti di coloro che cercano di attraversare subiscono un infortunio per mano della polizia croata. Fotografia: Alessio Mamo per il Guardian

20/11/2018  8.56

I migranti che presumibilmente soffrono per le percosse selvagge da ufficiali statali lo chiamano ‘il gioco’. Ma come suggeriscono prove scioccanti, tentare di attraversare il confine Bosnia -Croazia è molto lontano da un semplice sport

Da Lorenzo Tondo a Velika Kladusa, Bosnia
14 novembre 2018

Mentre le urla risuonano per l’aria fredda della notte, Sami, nascosto dietro dei cespugli, comincia a filmare ciò che può.

La polizia croata li sta torturando. Stanno rompendo le ossa alle persone“, Sami sussurra nel suo cellulare, mentre si sentono i colpi sordi dei manganelli.

Poi silenzio. Passano dei minuti prima che Hamdi, Mohammed e Abdoul emergano dai boschi, con le facce sfigurate presumibilmente dalle botte, le bocche e i nasi sanguinanti, le costole spezzate.

Richiedenti asilo da Algeria, Siria e Pakistan, sono stati catturati dalla polizia croata mentre cercavano di attraversare il confine Bosnia -Croazia per entrare nell’Unione Europea, e brutalmente picchiati prima di essere rimandati indietro.

Sami, 17 anni, di Kobane, ha dato al Guardian questo filmato, che appare fornire una prova inoppugnabile degli abusi fisici, si suppone perpetrati dalla polizia croata, di cui i migranti nelle città bosniache di Bihac e Velika Kladusa si sono lamentati.

L’agenzia di frontiera della UE, Frontex, ha annunciato mercoledì che quest’anno probabilmente produrrà il numero più basso di migranti non autorizzati che arrivano in Europa in cinque anni.

Frontex ha detto che all’incirca 118900 attraversamenti di confine irregolari sono stati registrati nei primi 10 mesi del 2018, approssimativamente del 31% inferiori allo stesso periodo del 2017.

Malgrado questo costante declino dei numeri, molti stati restano coinvolti in dispute politiche che alimentano il sentimento anti-migranti in Europa.

Frontex ha anche notato che, mentre gli ingressi sono in declino, il numero di persone che raggiungono l’Europa attraverso il Mediterraneo occidentale, per lo più per la Spagna dal Marocco, continua a salire. Circa 9400 persone hanno attraversato in ottobre, più del doppio del numero per lo stesso periodo lo scorso anno.

Ma la brutalità di ciò che sta accadendo ai confini dell’Europa non è documentata. Ogni notte, i migranti cercano di entrare in Croazia. E, secondo decine di racconti ricevuti dal Guardian e da organizzazioni benefiche, molti finiscono nelle mani della polizia, che li respinge in Bosnia.

No Name Kitchen (NNK), un’organizzazione formata da volontari di diversi paesi che distribuisce cibo ai richiedenti asilo in Serbia, Bosnia e Italia, registra 50-100 persone a settimana che sono state respinte dalle autorità croate. Circa il 70% di loro afferma di essere stato percosso.

Negli ultimi mesi il nostro team in Bosnia ed Erzegovina ha regolarmente trattato dei pazienti – talvolta anche donne e bambini piccoli – con ferite presumibilmente inflitte da autorità statali quando tentano di passare in Croazia e Slovenia, dove, secondo le loro testimonianze, le loro richieste di asilo e protezione sono regolarmente ignorate”, dice Julian Koeberer, funzionario per gli affari umanitari nel nord dei Balcani per Medici Senza Frontiere ( MSF).

Dall’inizio dell’anno, le autorità bosniache hanno registrato l’ingresso di circa 21000 persone, provenienti da Pakistan, Afghanistan, Iran o Siria. Di queste, si pensa che 5000 rimangano nel paese.

Delle 50 persone con cui ha parlato il Guardian, per lo più del Pakistan, 35 hanno detto che erano state attaccate dalla polizia croata. La maggior parte di loro è arrivata in Bosnia attraverso la Turchia, sperando di raggiungere la Slovenia, un paese di Schengen, prima di dirigersi verso l’Italia, l’Austria o la Germania.

La polizia iraniana mi ha rotto tutti i denti, quella croata mi ha rotto il naso e le costole”, dice Milad, 29 anni, un richiedente asilo iraniano che da settembre vive a Bihac. “Tutti parlano sempre della violenza in Iran e nessuno parla della violenza perpetrata da un paese europeo“.

Adeel, 27 anni, del Pakistan, afferma che ha avuto la sua caviglia rotta con un manganello. “Dove sono i diritti umani?“, dice.

Anees, 43 anni, del Pakistan, dice che ha supplicato la polizia di non picchiarlo dopo che era stato fermato nei boschi al confine con Velika Kladusa. “Ho una malattia cardiaca, ho detto loro di smettere perché avrebbero potuto uccidermi”, spiega Anees, le cui condizioni mediche sono dettagliate in un file clinico.

Il 9 giugno 2018, aveva subito un intervento chirurgico al centro ospedaliero Zdravstveni nella città serba di Uzice. Dopo l’operazione, ha continuato il suo viaggio. Lotta per respirare mentre racconta la sua storia: ”Gli ho detto che ero malato, ho mostrato loro la mia cartella clinica. Non gliene è importato niente. Hanno cominciato a picchiarmi e ci hanno rimandato in Bosnia. Ma non importa. Domani proverò di nuovo il gioco”,

Così lo chiamano i migranti: “il gioco”. Ma non c’è niente di divertente in esso. Sono sistemati in gruppi: 70 o 80 persone, o talvolta poche, da 5 a 10. I poliziotti, armati con manganelli, pistole e occhiali per la visione notturna, pattugliano il confine più lungo d’Europa tra Bosnia e Croazia. Secondo i racconti forniti da più di 10 migranti, alcuni ufficiali indossano uniformi paramilitari con un distintivo che raffigura una spada sormontata da due fulmini. Questo è il distintivo della polizia speciale croata.

Ci fermano e, prima di picchiarci, ci perquisiscono”, dice Hamdi, 35 anni, un insegnante di lingua algerino, “Se trovano dei soldi, ce li rubano. Se trovano cellulari, li distruggono per evitare di essere filmati o semplicemente per fermarci dal contattare i nostri amici. E poi ci picchiano, quattro o cinque contro uno. Ci gettano a terra, ci danno calci, e ci battono con i loro manganelli. Talvolta i loro cani ci attaccano. Per loro, noi forse non sembriamo molto diversi dai loro cani”.

Hamdi è uno dei tre uomini che hanno viaggiato con Sami. Le urla nel video sono le sue. La sua faccia è coperta di sangue quando raggiunge i suoi amici. Il suo naso è rotto, le labbra gonfie.

Dopo essere stati ripetutamente respinti o costretti a tornare in Bosnia per proprio conto, i richiedenti asilo si trovano in insediamenti malsani, improvvisati, come campi aperti e abusivi, in quanto i campi governativi formali sono pieni”, dice Koeberer.

Questi siti spesso offrono condizioni inadeguate in modo allarmante dovute al solo lento miglioramento nel rifornimento di un rifugio invernale (cibo, igiene, status legale e assistenza medica), e queste disumane condizioni di vita hanno un severo impatto sulla salute fisica e mentale delle persone. In inverno, le vite di quelli che sono costretti a restare all’esterno saranno seriamente a rischio“.

Al campo di Velika Kladusa, dove vive Hamdi, dozzine di persone siedono nel fango e su mucchi di immondizia, aspettando l’arrivo dei medici. Un uomo ha un segno su un braccio e su una gamba, il risultato, dice, di un pestaggio della polizia. Altri mostrano occhi neri, lividi sulla schiena e le gambe, bozzi e ferite sulla testa, labbra spaccate, e cicatrici sulle gambe.

Ci sono stati casi in cui i migranti hanno affermato di essere stati spogliati e costretti a camminare a piedi nudi con temperature sotto zero”, dice Stephane Moissaing, capo della missione di MSF in Serbia. “Casi in cui i richiedenti asilo hanno raccontato di come la polizia picchiava i bambini davanti ai loro genitori. Dalle informazioni che abbiamo, fino ad ora, è una violenza pianificata e sistematica”.

Karolina Augustova, una volontaria di NNK, dice che la violenza è aumentata dalle proteste di ottobre in cui centinaia di richiedenti asilo hanno marciato dalla città nordoccidentale di Velika Kladusa verso la Croazia per contestare i respingimenti che violano i diritti delle persone che cercano asilo in Europa.

La polizia bosniaca sembra essere a conoscenza degli assalti. Un agente della polizia bosniaca di guardia al campo di Velika Kladusa, e che preferisce rimanere anonimo, indica un livido sulla gamba di un ragazzo. “Vedi questo livido?“, dice. “È stata la polizia croata. La polizia bosniaca lo sa, ma non c’è una prova abbastanza chiara e inoppugnabile , solo i racconti dei rifugiati e le loro ferite”.

La maggioranza dei bosniaci vive in pace con i migranti e li vede come rifugiati. Le cicatrici della guerra che ha devastato quest’area nei primi anni ‘90 sono ovunque, nelle case abbandonate crivellate dal fuoco delle mitragliatrici e nella memoria collettiva dei bosniaci. La gente di Bihac e di Velika Kladusa sa cosa vuol dire scappare dalla guerra. I minareti delle numerose moschee lungo il confine sono un promemoria che la Bosnia è la comunità musulmana più vicina dell’Europa.

Mi sento rammaricato per queste persone“, dice il poliziotto di guardia. “Mi fanno venire in mente i bosniaci quando la guerra ha devastato il nostro paese“.

MSF, NNK ed un numero di altre organizzazioni hanno ripetutamente riferito e denunciato la violenza perpetrata dalle forze di sicurezza nei Balcani, ma la polizia croata nega tutte le accuse.

Il Guardian ha contattato il ministero degli interni croato, la polizia e il governo croato per un commento, ma non ha ricevuto risposta.

Abdul, 33 anni, è arrivato di recente a Velika Kladusa dopo un viaggio che è durato più di un anno. Viene dal Myanmar e ha perso tutto: sua moglie e i suoi figli sono stati uccisi, e non ha alcuna notizia di suo padre, di sua madre e delle sue sorelle.
Abdul ha sentito della violenza ed è preoccupato. I migranti intorno a lui, con le gambe bendate e i nasi e le bocche sanguinanti, provocano paura.

Ho perso tutto, sì, è vero”, dice. “Ma devo raggiungere l’Europa, in un modo o nell’altro. Per dare un senso a ciò che ho perso. Lo devo ai miei figli morti. A mia moglie che è stata uccisa. A quelli che non hanno avuto la buona sorte di essere arrivati qui sani e salvi”.

 

THEGUARDIAN.COM

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