Non più tunnel, per favore: Gaza è tenuta ostaggio dai disordini dell’Egitto

REDAZIONE 4 GIUGNO 2013

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di Ramzy Baroud

 

1° giugno 2013

 

Un’aria di incertezza sta  divorando la maggior parte delle faccende collegate all’Egitto. Da quando è iniziata la rivolta egiziana due anni fa, il paese resta in ostaggio di una lotta di potere spudorata con molte implicazioni distruttive che hanno polarizzato la società in modi che non hanno precedenti, forse in tutta la storia moderna dell’Egitto. E mentre nell’Egitto stesso nulla è sacro e nessuno è al sicuro dalle massicce campagne di diffamazione, demonizzazione e pure e semplici bugie  che ogni fazione politica lancia contro l’altra, i palestinesi si trovano in una situazione estremamente precaria.

In particolare i palestinesi della Striscia di Gaza, dipendono fortemente dai loro vicini egiziani. Sei anni di assedio israeliano, in origine imposti per punire i palestinesi per avere eletto Hamas in un’elezione ampiamente considerata trasparente e imparziale, è culminata in un dramma di dimensioni internazionali. Tale dramma ha, naturalmente, coinvolto i palestinesi, ma anche i tradizionali benefattori di Israele – guidati come sempre, dagli Stati Uniti – i paesi arabi, l’Iran, la Turchia e altri. A parte la natura violenta di un assedio imposto per punire una popolazione civile per aver fatto scelte democratiche, l’assedio si è trasformato per  acquisire molteplici significati. Da una parte ha cementato ulteriormente la divisione delle elite politiche palestinesi, quando l’Autorità Palestinese (AP) di base a Ramallah, ha puntato sull’ assicurare l’isolamento dei suoi oppositori politici di Hamas. Questo ha avuto luogo specialmente dopo i loro brevi ma sanguinosi incontri a Gaza nel 2007. D’altra parte, l’assedio ha collocato energicamente  Hamas, la cui sopravvivenza era a rischio, in un campo regionale che coinvolgeva Iran, Siria e il gruppo libanese di opposizione, Hezbollah.

Gli sviluppi più recenti, in  particolare, sono stati sfruttati da Israele in tutti i modi possibili e certamente senza molto contesto. Israele successivamente attaccato Gaza a piacere, uccidendo e ferendo migliaia di persone nel nome della lotta contro gli estremisti medio-orientali fortemente determinati a cancellare Israele dalla carta geografica.

Durante il regime del deposto presidente Hosni Mubarak, l’Egitto ha servito da zona cuscinetto per Israele e gli Stati Uniti per isolare Hamas dal resto del mondo. Anche il dittatore egiziano aveva le sue ragioni per isolare Gaza. Qualsiasi successo nell’ambiente di Mubarak per gli Islamisti, i palestinesi o altri, avrebbe costituito una minaccia e avrebbe incoraggiato gli islamisti egiziani ad aspettarsi o a battersi per un ruolo maggiore nelle istituzioni politiche antidemocratiche dell’Egitto. Inoltre,

il regime egiziano di quell’epoca aveva sperato di rafforzare il suo ruolo come protagonista principale nel campo arabo-statunitense di ‘moderati’, in cambio di gratifiche finanziarie e politiche.

Il regime di Mubarak giustificava la prigionia di Gaza come il suo tentativo di salvaguardare l’unità palestinese. La logica era fallace, ma anche intelligente. Sotto gli auspici dell’Amministrazione di George W. Bush e con il completo coinvolgimento egiziano, Israele e l’AP di Mahmoud Abbas avevano raggiunto un accordo sul Movimento e l’Accesso al confine tra Gaza e l’Egitto nel novembre 2005.  Come ci si aspettava, l’accordo è stato fatto pendere in ogni modo necessario a riassicurare Israele riguardo alle sue molte preoccupazioni per la sicurezza. Una missione Europea-  la Missione dell’Unione Europea di assistenza al confine, al valico di Rafah (EU . BAM) – è stata frettolosamente dislocata per monitorare il confine. Coloro che erano inclusi in una lista di Israele in quanto ‘sospetti’, erano o mandati indietro o arrestati. Era un’operazione israeliana condotta da palestinesi e membri dell’Unione Europea, con la piena collaborazione egiziana. Il regime di Mubarak sosteneva che aprire il confine in base all’autorità di Hamas, era una violazione dell’accordo e avrebbe ulteriormente diviso i palestinesi.

Quando i militanti palestinesi si sono scontrati a Gaza nel 2007, provocando l’allontanamento dei lealisti di Abbas appartenenti ad al-Fatah da tutto l’apparato di sicurezza della Striscia [di Gaza], Abbas si è trovato proprio in campo di esortando ad attuare un giro di vite più intenso al confine di Gaza, specialmente quello con l’Egitto. Quest’ultimo ha fatto loro la cortesia con entusiasmo. Quando Mubaraq  aveva eretto una barriera e un muro di pannelli di acciaio che corre lungo il confine di 12 km. di Gaza, [ profondo da 20 a 30 m., n.d.t] Abbas lo aveva sostenuto. Il Guardian ha citato le sue parole: “Sono favorevole al muro,” il 31 gennaio 2010. “E’ diritto sovrano degli Egiziani nel loro proprio paese. I legittimi rifornimenti devono essere portati attraverso valichi legali.”

Abbas sapeva bene, naturalmente, che i ‘valichi legali’ tra Gaza e Israele erano intesi a distribuire cibo e  combustibili  a Gaza impoverita, in modi coerenti con la posizione di Israele, come è stato  detto ripetutamente dall’allora influente funzionario israeliano Dov Weissglass: “L’idea è di mettere i palestinesi a dieta, ma non di farli morire di fame.” In quanto all’altro ‘valico legale’ con l’Egiito, non aveva uso commerciale, ed era molto limitato perfino per le persone con problemi di salute e per gli studenti.

In seguito alla letale guerra di Israele contro Gaza del dicembre 2008 gennaio 2009, nota con il nome datole dagli israeliani: Operazione Piombo Fuso, l’Egitto si è avvicinato ancora di più alla posizione di israeliana e della AP, di soffocare Gaza. Gli abitanti di Gaza non si aspettavano che Mubarak lasciasse che il luogo seriamente danneggiato si riprendesse completamente da una guerra unilaterale che ha ucciso oltre 1400 persone, che ne ha ferite altre migliaia, e che ha danneggiato gran parte delle infrastrutture a mala pena sopravvissute. Tuttavia speravano davvero che Mubarak avrebbe aperto il valico di confine su una base più prevedibile; e tuttavia hanno osservato con costernazione gli esperti occidentali della sicurezza affluire in gran numero in Egitto a fortificare ulteriormente il confine di Gaza, prima ancora che si fosse dato conto di tutte le vittime di Gaza.

Le cose non sono andate  sempre così male tra Gaza e l’Egitto. Infatti, nei decenni scorsi, gli abitanti di Gaza hanno visto un collegamento forte, perfino un legame, con le dimensioni storiche, politiche, culturali e religiose che hanno fatto sì che considerassero per alcuni aspetti, l’Egitto come la loro tregua, la loro ultima linea di difesa. Storicamente, l’Egitto che ha combattuto guerre aspre contro Israele, mentre altri paesi arabi cospiravano o capitolavano, aveva avuto il controllo su Gaza tra il 1948 e il 1956, e di nuovo tra il 1957 e il 1967. Anche dopo l’occupazione israeliana del resto della Palestina storica, il rapporto politico non è stato mai spezzato fino al 1978, quando il presidente Anwar Sadat ha firmato gli Accordi di Camp David. Una seconda fase di quegli accordi ha introdotto una ‘struttura’ per trasformare Gaza e la Cisgiordania in regioni autonome.

Mentre molti in Egitto comprendono pienamente che è necessario trovare una soluzione dignitosa e duratura all’umiliazione sperimentata dai palestinesi a Gaza, dato che essi restano confinati in un piccolo spazio senza avere in vista alcun orizzonte politico, alcuni sapientoni dei mezzi di informazione stanno  spietatamente alimentando l’odio contro la popolazione di Gaza e il loro governo. Forse hanno dimenticato che sono stati gli abitanti di Gaza che hanno guidato la celebrazione della Rivoluzione egiziana del  25 gennaio, e che è stata la loro resistenza che ha tenuto a debita distanza l’esercito israeliano per tutti questi anni. Allora, nessuno sapeva che davvero a che tipo di esito politico avrebbe dato inizio la rivoluzione. La maggior parte dei palestinesi sembrava contenta che gli egiziani respirassero l’aria della libertà, e credevano realmente che quello andava bene per l’Egitto andava ugualmente bene per la Palestina.

E’ semplicemente ovvio che né gli abitanti di Gaza, né il loro governo hanno alcun legittimo  interesse di destabilizzare l’Egitto. I palestinesi comprendono che un Egitto forte, stabile dovrebbe immediatamente propendere verso qualche affare incompiuto, uno dei quali è l’assedio a Gaza e l’altro l’arroganza militare incontrollata di Israele in quell’area. Sì, Gaza ha i suoi fanatici religiosi come qualunque altro luogo, ma mettere insieme quello con un complotto di Hamas e dei Fratelli Musulmani per indebolire la presenza dell’esercito in Sinai è un’altra rivendicazione non comprovata che mira unicamente a fomentare l’odio contro i palestinesi.

Quando i reportage dei mezzi di informazione hanno confermato il rilascio di 6 soldati egiziani rapiti nel Sinai che sono stati ricevuti dal presidente Mohamed Morsi all’Aeroporto Almatha il 22 maggio, sono stati i palestinesi di Gaza che hanno fatto da eco agli urrà dei loro fratelli egiziani. A parte la genuina soddisfazione per il rilascio dei soldati, gli abitanti di Gaza erano anche felici di vedere migliaia di passeggeri  rimasti a terra a cui veniva permesso di attraversare il confine dopo aver passato 6  giorni a lottare con gli elementi e a dormire su pezzi di cartone.

I Palestinesi di Gaza si sentono umiliati e sono profondamente frustrati di dover pagare il prezzo  del prolungato trambusto politico dell’Egitto. E’ ora che il governo di Morsi dei Fratelli Musulmani faccia qualche serio esame di coscienza e che comprenda che i palestinesi continueranno a scavare tunnel per sopravvivere se il Cairo non raggiungerà un accordo con il governo di Gaza che permetterebbe scambi commerciali e aiuto umanitario.

Sì, l’Egitto ha ogni diritto di assicurare il suo confine, ma certamente non a spese della gente sotto assedio che è stanca di essere sottoposta a “punizione collettiva” o a essere usata come individui sacrificabili per la politica. Inoltre sono senza alcun dubbio stanchi di scavare tunnel per sopravvivere.

Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un autore largamente pubblicato e tradotto. Scrive sulla stampa internazionale e dirige il sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. (Pluto Press, London).

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/no-more-tunnels-please-gaza-held-hostage-to-egypt-s-turmoil-by-ramzy-baroud

Originale: Ramzy Baroud’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/11070

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