NON PIÙ UNA FORZA SUL PALCOSCENICO MONDIALE

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di Patrick Cockburn

15 dicembre  2017

Se c’è stata qualcosa da superare per mediocrità la dichiarazione puerile e delinquenziale di Donald Trump che Gerusalemme è la capitale di Israele, è stata la patetica reazione da parte degli stati musulmani. Infatti questa settimana, a Istanbul c’erano tutti gli anziani stanchi che abbiamo ascoltato per così tanti anni, nessuno più triste e afflitto dello “stagionato” e inutile “Presidente” della Palestina, Mahmoud Abbas.

Si supponeva che nella capitale turca ci fossero 57 capi di stato dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica, ma alcuni erano semplicemente troppo vecchi e arteriosclerotici – il comatoso Bouteflika dell’Algeria, per esempio – o troppo occupati a urlare ingiurie verso altri stati arabi o a bombardare lo Yemen. Oh, sì, naturalmente hanno chiesto che la “comunità internazionale” accetti Gerusalemme est come “capitale” della Palestina – una capitale per uno stato che non esiste e che, di questo passo, non esisterà mai. E’ stato soltanto un altro sproloquio da parte di un’organizzazione che ha già cambiato nome due volte e che non offre nessuna speranza, nessuna alternativa, nessuna giustizia e nessun futuro alle persone delle sue autocrazie collettive.

Dinanzi al fallimento americano in Medio Oriente, alcuni di questi signori hanno pensato che forse l’ONU possa essere un nuovo mediatore nella regione. Santo cielo!

Il vecchio asino dell’ONU è stato portato cloppete-cloppete a Gerusalemme e in Cisgiordania e in altri innumerevoli luoghi (compreso il Libano, naturalmente) che certamente ora non dovete indicarne la presenza. L’asino comparirà di sua propria iniziativa.

Il “mondo” – un concetto interessante in termini di Medio Oriente – e l’America si preoccuperanno soltanto se questi anziani avranno coraggio, oppure quello che di solito chiamavamo il coraggio delle loro convinzioni. Se l’America si è buttata fuori dalla risoluzione del conflitto – cosa probabile, anche se non conterei sul fatto che Abbas non alzi il ricevitore se la Casa Bianca gli telefona – allora questi potentati dovrebbero considerare un boicottaggio diplomatico degli Stati Uniti o la rottura delle relazioni o anche un boicottaggio del petrolio morbido ma sempre più severo. C’è stato un tempo in cui facevano cose di questo genere.

I Sauditi stanno bombardando lo Yemen e boicottando non l’America, ma il Qatar, e gli Iraniani  – almeno Rouhani si avvicina alla condizione di statista  –  sono in attesa di vedere quale altro dispetto faranno ancora al Libano. Stranamente, è stato il Presidente del Libano Michel Aoun, che ha parlato di cospirazioni, silenzio e impotenza e del pericolo di pulizia etnica. Non è un filosofo, è un ex-generale, ma l’aveva più o meno capito. E’ stato l’unico discorso serio a Istanbul. Sarebbe stato saggio se Abbas avesse contestato la decisione di Trump alla Corte Internazionale, ma la leadership palestinese è così  mediocre (e corrotta) che dubito che abbia neanche mai pensato a una mossa del genere

E questo è il problema. Se si ha un presidente americano delinquente, si ha bisogno di persone serie e giovani – legali internazionali, negoziatori, diplomatici esperti – per difendere i popoli del Medio Oriente. Ci sono sufficienti risoluzioni dell’Onu da applicare a Gerusalemme e ai territori occupati, invece no, non abbiamo sentito neanche  una parola su queste. E’ come se l’apatia e la disperazione guidassero questi personaggi. Il Presidente turco Erdogan ha almeno dichiarato che Washington non può essere più un negoziatore. Ma allora? Non è arabo ed è “incastrato” nel suo paese con una specie di dittatura.

Infatti la verità è che i leader musulmani non sono più credibili. Non rappresentano nessuno. Possono dare un’occhiata verso Mosca nelle prossime settimane, ma sono rilevanti più o meno quanto la Russia zarista o l’Impero Austro-Ungarico. Rappresentano stati falliti che non hanno né la moralità né il coraggio di mostrare la loro presenza al summit di Istanbul. Dovrebbero parlare a favore del mondo musulmano. Credono di rappresentare i Musulmani. Sono la seconda più grande comunità internazionale dopo l’ONU.

Forse è  agli accademici del Medio Oriente, ai professori di legge e di storia che la regione dovrebbe rivolgersi (non agli pseudo-Salafiti del Golfo). Forse sono gli insegnanti e i filantropi che possono interrompere questo orribile stallo in “Palestina”. Essi discutono davvero di questo nelle loro università – al momento proprio una conferenza di questo genere si sta tenendo a Beirut. Non hanno potere. Non ci sono più persone come Edward Said; quanto ci manca oggi Said. https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Sa%C3%AF.

Il suo linguaggio scorticante avrebbe ustionato l’arroganza di Washington.

E così ci rimante soltanto la tragedia. Sospetto che le radici di questo  si trovino nella   Grande Guerra del 1914-1918, non soltanto nella Dichiarazione di Balfourt il cui triste centesimo anniversario ricordiamo quest’anno, ma nel crollo dell’Impero Ottomano e nel fallimento degli Arabi di prendere il controllo delle loro terre in quell’epoca. C’è una bella storia del Medio Oriente nella Grande Guerra (A Land of Aching Hearts, di Leila Tarazi Fawaz, pubblicata tre anni fa dalla Harward University Press) che mostra la portata delle sofferenze della regione, la fame di massa, i periodi di inedia, l’invasione delle locuste. E poi Edmund Allenby raggiunse Gerusalemme, e il dado è stato tratto.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/no-longer-a-force-on-the-world-stage

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Non più una forza sul palcoscenico mondiale

http://znetitaly.altervista.org/art/23930

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