Non solo la mascolinità tossica: il militarismo alimenta anche la violenza di genere.

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In una società dominata da gerarchie maschili, la violenza non è solo un sintomo pervasivo, ma una caratteristica distintiva, specialmente per le donne palestinesi.

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Henriette Chacar – 23 luglio 2019

Immagine di copertina: donne palestinesi attraversano il checkpoint di Qalandiya, Cisgiordania, per raggiungere Gerusalemme il primo venerdì di Ramadan, 12 luglio 2013. (foto: Activestills.org)

La scorsa settimana i media israeliani sono stati inondati di notizie sul caso dei dodici  ragazzi israeliani, alcuni minorenni, accusati di aver stuprato una turista britannica di 19 anni nella località turistica di Ayia Napa, a Cipro. La vittima ha riferito alla polizia locale che i giovani la tenevano bloccata mentre alcuni di loro filmavano lo stupro  con i cellulari.

L’Association of Rape Crisis Centers in Israele ha criticato i media israeliani per come  hanno coperto il caso. Un reportage televisivo di Channel 12  ha mostrato alcune donne in bikini che ballavano a una festa in piscina  nell’hotel dove era avvenuto lo stupro,  incluso il filmato di una donna che leccava l’area inguinale di un uomo. La radio dell’esercito ha aperto un notiziario  riportando l’affermazione di uno dei presunti responsabili, che affermava: “Le ragazze  inglesi seguono  la corrente con tutti qui. Forse è colpa della ragazza. ”

Lo sdegno per come lo stupro è stato raccontato è culminato domenica, quando la giornalista di Haaretz Noa Landau ha twittato il link a un dibattito  radiofonico di qualche giorno prima tra uno dei più importanti commentatori israeliani sulla sicurezza, Roni Daniel di Channel 12 e Doron Herman, giornalista di Channel 13, che segue il caso. Herman cita la polizia locale dicendo che nei giorni precedenti lo stupro la vittima aveva fatto sesso consensuale con due o tre dei sospettati,  e che l’ultima notte si è svegliata in una stanza con i 12 israeliani, non con  i due o tre che conosceva. Daniel quindi lo interrompe e dice: “Oh, era abituata a due o tre, e improvvisamente  ce ne sono 12, questo  sarebbe il punto di rottura?”

Daniel ha poi twittato un chiarimento, dicendo che, a suo avviso, “lo stupro – sia che  venga commesso da una, due o 12 persone – è il più grave dei reati.” “Se  sono  stato interpretato in modo diverso, non posso che scusarmi, ” ha scritto. 103FM Radio, la stazione su cui è andato in onda il programma, ha rimosso   la frase incriminata dal suo sito.

In un momento in cui il movimento #MeToo continua a sfidare gli squilibri di potere, questi uomini  hanno giustificato i colpevoli e incolpato la vittima. Centinaia di ascoltatori e di spettatori hanno inviato lettere di protesta ai canali radiotelevisivi, mentre altri hanno utilizzato i social media per condannare  sia il modo in cui il caso è stato trattato in generale, sia questo specifico dibattito. Ma mentre le lamentele si concentrano sulla narrativa misogina dei media che  giustifica la cultura dello stupro, quasi del tutto ignorato è il rapporto tra mascolinità tossica e società militarista.

I commenti di Daniel su questo caso sono una testimonianza di come coloro che difendono il privilegio e il diritto maschile siano spesso le stesse persone  incaricate di preservare una struttura di potere basata sul controllo violento e sull’espropriazione dei Palestinesi. Per anni, la trasmissione di Daniel ha demonizzato i Palestinesi, giustificando spesso l’uso della forza bruta. Daniel è lo stesso commentatore che aveva affermato di non essere preoccupato per la possibilità che i soldati potessero essere fotografati mentre picchiavano Ahed Tamimi. È lo stesso giornalista che, in una trasmissione in diretta e in prima serata, ha detto al membro palestinese della Knesset Aida Touma-Sliman di “stare zitta” per aver suggerito che Netanyahu avrebbe potuto aumentare le tensioni sul confine settentrionale di Israele per distogliere l’attenzione del pubblico dai suoi scandali di corruzione .

Ma Daniel è solo una mela bacata in un frutteto marcio. All’inizio della stessa trasmissione, Herman afferma che il caso è “particolarmente triste” perché “riguarda giovani ragazzi che da qui a una settimana sarebbero stati arruolati nell’esercito “.  In un altro punto del dibattito , Herman ripete: “a proposito , la prossima settimana alcuni di loro sarebbero stati arruolati in unità di combattimento”.

In una società dominata da gerarchie maschili, la violenza non è solo un sintomo pervasivo, ma una caratteristica distintiva. Solo pochi mesi fa, Benny Gantz, l’ex capo militare che ha sfidato Netanyahu nelle ultime elezioni nazionali, si è vantato in un video elettorale di come sotto il suo comando ” alcune zone  di Gaza sono state riportate all’età della pietra”. Mentre lo scorso maggio Netanyahu tentava di formare un governo, Gantz lo  implorò di “essere un uomo” e di rinunciare alla legge che lo avrebbe protetto dalle incombenti accuse di corruzione.

Le forze di sicurezza israeliane montano la guardia mentre israeliani ebrei fanno un giro nella parte palestinese del vecchio mercato cittadino nella città di Hebron in Cisgiordania, il 15 giugno 2019. (Wisam Hashlamoun / Flash90)

Il legame tra mascolinità e militarismo non è affatto nuovo; dozzine di libri e di articoli accademici sono stati scritti su come, nelle comunità ossessionate dall’acquisire forza e potere, non solo vengono compromessi i diritti umani, ma le donne e le ragazze sono particolarmente vulnerabili alla violenza. Negli Stati Uniti, è stata stabilita una chiara connessione tra l’abuso domestico e l’epidemia di sparatorie di massa. Allo stesso modo, è tempo che il legame tra l’abuso patriarcale e la brutalità dell’occupazione  venga ampiamente riconosciuto.

Una struttura di potere che ignora le accuse di cattiva condotta sessuale nei confronti di un ex consigliere di Netanyahu e gli consente di continuare a partecipare ad alto livello alla politica nazionale, è lo stesso sistema che non ha scrupoli  nel  continuare a espropriare i Palestinesi, che sostiene la segregazione in nome della supremazia ebraica , che determina l’accesso all’assistenza sanitaria salvavita in base ai livelli di un sistema di apartheid. La mascolinità tossica del figlio del Primo Ministro che scherza sul far prostituire l’ex fidanzata nasce dallo stesso terreno che inquadra la violenza domestica come “delitto d’onore”, che separa le famiglie  all’interno dello stesso Paese e che giustifica l’uccisione di giornalisti e medici in nome della sicurezza.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

 

 

 

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