Non tutto è come sembra

 

Di Robert Fisk

10 novembre, 2017

Quando il jet di Saad Hariri atterrò a Riyadh la sera del 3 novembre, la prima cosa che  Hariri vide fu un gruppo di poliziotti sauditi che circondavano l’aereo. Quando salirono  bordo gli confiscarono il suo cellulare e quelli delle sue guardie del corpo. Così, il primo ministro del Libano fu fatto tacere.

E’ stato un momento drammatico in tono con il dramma da telenovela messo in scena   in tutta l’Arabia Saudita la settimana scorsa: gli arresti domiciliari per 11 principi – compreso Alwaleed bin Talal, immensamente ricco,  per 4 ministri e per molti altri ex lacché del governo, per non parlare del congelamento di 1.700 conti bancari. La “Notte dei lunghi coltelli” del Principe della Corona Mohamed bin Salman

È davvero iniziata di notte, soltanto poche ore dopo l’arrivo di Hariri a Riyadh.

Che cosa mai ha in mente il principe della corona?

Detto francamente,  sta  abbattendo  tutti  suoi rivali e – questo temono i Libanesi – sta cercando di distruggere il governo a Beirut, di costringere Hezbollah sciita a uscire dal gabinetto dei ministri e di ricominciare una guerra civile in Libano. Non funzionerà, perché i Libanesi – mentre non sono così ricchi – sono molto più intelligenti dei Sauditi. Ogni gruppo politico del paese, compreso Hezbollah, sta chiedendo una cosa sola: Hariri deve tornare. In quanto all’Arabia Saudita, coloro che hanno detto che la Rivoluzione Araba un giorno raggiungerà Riyadh – non con una rivolta della minoranza sciita, ma con una guerra all’interno della famiglia reale saudita, wahhbita, stanno osservando gli eventi della scorsa settimana sia scioccati che con terrore.

Ma torniamo ad Hariri. Venerdì 3 novembre, era a una riunione del gabinetto, a Beirut. Poi ha ricevuto una chiamata con cui gli si chiedeva di fare visita a Re Salman dell’Arabia Saudita. Hariri che, come suo padre che era stato assassinato, ha la cittadinanza sia saudita che libanese, è partito subito. Non si rifiuta l’invito di un re, anche se si è incontrato pochi giorni prima, come era successo ad Hariri, specialmente quando il regno deve alla compagnia “Oger” di Hariri una somma di 9 miliardi di dollari, perché tale è lo stato delle cose secondo le voci che di solito circolano in quella che ora chiamiamo “l’Arabia Saudita senza un soldo.”

Ma faccende più straordinarie dovevano accadere. All’improvviso e con totale shock dei ministri libanesi, Hariri, leggendo un testo scritto, sabato ha annunciato sul canale della televisione araba – i lettori possono indovinare quale regno del Golfo ne è proprietario – che si dimetteva dalla carica di primo ministro del Libano. C’erano minacce alla sua vita, ha detto – anche se questa è una novità  per i servizi di sicurezza di Beirut, e che Hezbollah dovrebbe essere disarmato e che dovunque    l’Iran interferiva in Medio Oriente, c’era il caos.

A parte il fatto che Hezbollah non può essere disarmato senza un’altra guerra civile – si può  supporre che l’esercito libanese li attacchi quando gli Sciiti sono la più grande comunità del paese (quanti ce ne sono nell’esercito)? Queste sono parole che Hariri non aveva mai usato prima. In altre parole, non erano state scritte da lui. Come ha detto questa settimana una persona che lo conosce bene, “non era lui che stava parlando”. In altre parole, i Sauditi avevano ordinato al primo ministro di dimettersi e di proclamare ad alta voce la sua da Riyadh le sue dimissioni.

Naturalmente, dovrei aggiungere che la moglie e la famiglia di Hariri sono a Riyadh, quindi, anche se tornasse a Beirut, ci sono degli ostaggi rimasti là.  E così, dopo una settimana di questa vergognosa farsa politica, si parla perfino di chiedere al fratello maggiore di Saad Hariri, Bahaa, di prendere il suo posto nel gabinetto dei ministri. E che succede a Saad stesso? Dei visitatori lo hanno raggiunto nella sua casa di Riyadh, ma ha detto soltanto poche parole: ‘tornerò’ o ‘Sto bene’; questo è tutto, soltanto quelle parole, cosa che non è da lui dire,” osserva una persona che deve conoscerlo. E se Hariri tornasse?  Dichiarerebbe che lo hanno costretto a dimettersi? I Sauditi correrebbero  questo rischio?

Certamente non ha previso ciò che gli è successo. In realtà, Hariri aveva in programma degli incontri per il lunedì successivo con il Fondo Monetario Internazionale, con la Banca Mondiale, e una serie di discussioni sul miglioramento della qualità dell’acqua, non esattamente l’azione di un uomo che ha programmato di dimettersi dalla sua carica di primo ministro. Le parole che ha letto ad alta voce – scritte per lui – sono, tuttavia in linea con i discorsi del Principe della Corona Mohamed bin Salman e con il folle Presidente degli Stati Uniti d’America che parla dell’Iran con la stessa rabbia con cui parla il Segretario della Difesa americano.

Naturalmente la vera notizia è soltanto ciò che accade ora in Arabia Saudita, perché i principe della corono ha infranto per sempre il compromesso che esiste nel regno, tra la famiglia reale e il clero e tra le tribù. Questo è stato sempre il fondamento su cui il paese si è poggiato dal quale è caduto. Ora Mohamed bin Salman ha distrutto questo compromesso. Sta liquidando i suoi nemici; gli arresti, inutile dirlo, presumibilmente

fanno parte di una  “spinta  contro la corruzione”, un espediente che i dittatori arabi hanno sempre usato quando hanno voluto distruggere i loro oppositori politici.

Non ci saranno rimostranze da parte di Washington o di Londra, il cui desiderio di partecipare spartizione dell’Aramco  (la compagnia nazionale saudita di idrocarburi (n.d.t.), (un altro dei progetti del principe della corona), soffocherà qualunque pensiero di protesta o di avvertimento. E, dati, i resoconti falsi sui recenti discorsi del Principe della Corona forniti al New York Times, ho i miei sospetti che anche questo anziano organo di stampa, sarà relativamente non preoccupato per il colpo di stato saudita, perché si tratta di questo. All’inizio di quest’anno ha destituito il ministro degli Interni e ora Mohammed bin Salman si sta liberando di chi si oppone al suo potere finanziario.

Gli uomini spietati possono, però, essere anche umili. Ad Hariri è stato permesso di vedere il Re – la ragione originaria per cui credeva di fare il viaggio a Riyadh – e questa settimana ha anche fatto una visita al principe della corona degli Emirati Arabi Uniti, nazione alleata dei Sauditi che gli impedirebbero di saltare su volo per Beirut.

Ma perché mai  Hariri sarebbe andato negli Emirati? Per dimostrare che era ancora libero di viaggiare, quando non può neanche ritornare nel paese che si suppone stia governando?

Il Libano sta sempre attraversando la più grossa crisi avuta fin dalla sua crisi più recente. Ma questa volta è per davvero.

Nella foto: Saad Hariri.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte : https://zcomm.org/znetarticle/not-all-it-seems/

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Non tutto è come sembra

http://znetitaly.altervista.org/art/23597

 

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