Nonostante gli sforzi internazionali per costruire infrastrutture vitali, i militari e i coloni israeliani ……

Scritto da Associazione

Creato Domenica, 29 Settembre 2013 19:26

 

Mondoweiss
27.09.2013
http://mondoweiss.net/2013/09/international-infrastructure-palestinians.html

 

Nonostante gli sforzi internazionali per costruire infrastrutture vitali, militari e coloni israeliani allontanano a forza i palestinesi da un villaggio della West Bank. 

di Esther Kwan

Il calore e la polvere del clima desertico grava su chi che se ne va a giro nei sobborghi di Akraba, una cittadina palestinese nel nord della West Bank. Pochi segni di vita possono individuarsi in mezzo al terreno roccioso. Mohammad – un abitante da lunga data del territorio e nostra guida locale – punta su di una macchia di verde nel paesaggio arido del deserto. Abbiamo proceduto attraverso la valle fino a che il pieno stupore di rigogliosi alberi di melograno e di limone ci invita ad Abo Dawa.

 

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Ci si sarebbe potuti non accorgere facilmente di questa oasi verde, se non fosse per i pannelli solari in evidenza che sono appollaiati con aria di sfida sul versante della valle. L’anacronismo non avrebbe potuto essere più netto: le celle voltaiche del 21° secolo che cercano di raccogliere le radiazioni elettromagnetiche del sole accompagnate dalla dipendenza degli alberi da frutto dalla sorgente d’acqua nelle vicinanze. Anche se a prima vista l’accostamento può sembrare contraddittorio è chiaro che esse sono fonte di orgoglio per i contadini palestinesi: la capacità di vivere della terra e delle sue risorse naturali. 

Anche in un momento di crisi economica mondiale, i donatori stranieri stanno sviluppando metodi per rilanciare l’economia nella West Bank, con l’agricoltura e lo sviluppo rurale come componente focale dei loro obiettivi strategici nella West Bank. Come tale, l’Agenzia Spagnola per la Cooperazione e lo Sviluppo ha finanziato l’installazione di sistemi solari di microgriglie centralizzate nelle comunità isolate della West Bank per migliorare la qualità della loro vita. 

Abo Dawa è una di queste comunità che ha beneficiato dei pannelli solari finanziati dagli spagnoli. Attualmente la comunità dispone di 21 pannelli solari e di un vano per la batteria installata che fornisce energia elettrica per le pompe d’acqua che irrigano gli alberi da frutto di Mohammad. La possibilità di irrigare la sua terra è di vitale importanza, spiega Mohammad, visto che gli alberi da frutto sono la sua principale fonte di reddito.

 

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La microgriglia facilita indubbiamente la vita dei palestinesi di Abo Dawa, ma rappresenta pure un’affermazione politica dato lo scenario ripartito della West Bank. Abo Dawa si trova in Area C – una zona sotto il completo controllo militare israeliano – e viene dichiarata zona militare chiusa. Come sottolinea Mr. Carlos Sordo, responsabile del progetto della microgriglia, “Abo Dawa è stata scelta come sede del progetto di microgriglia, perché gode di risorse idriche naturali ed è collocato in una zona rurale isolata della West Bank.“ L’aiuto dei pannelli solari fornisce quindi un incentivo aggiuntivo ai palestinesi per rimanere sulla loro terra. 

Nonostante la forte volontà dei suoi contadini palestinesi, Abo Dawa è sotto costante minaccia delle violenze perpetrate dai coloni israeliani. L’unico crimine della comunità è quello di trovarsi in prossimità della colonia di Itamar, la conseguente punizione consiste nel fatto che il bestiame palestinese è preso di mira e gli alberi da frutto vengono spesso distrutti, paralizzando così una sorgente fondamentale di reddito. La loro situazione delicata è aggravata dal loro isolamento fisico dalle circostanti comunità palestinesi. Senza strade di accesso per i veicoli – occorre un’escursione di una mezz’ora piena attraverso un terreno montuoso per raggiungere la strada più vicina – abbinata alla mancanza di elettricità, diventa difficile per gli agricoltori cercare assistenza medica o protezione nel caso di attacco da parte dei coloni israeliani locali. 

Queste comunità isolate sono a rischio elevato di venire allontanate con la forza dalle loro case e dalle terre ancestrali. Mohammad racconta che il nonno costruì la prima casa di famiglia con le proprie mani. Tuttavia , quando è iniziata la violenza dei coloni, non gli è stata offerta altra possibilità che lasciare la propria casa. Oggi Mohammad e la sua famiglia vivono ad Akraba e si recano ad Abo Dawa solo per prendersi cura dei loro alberi da frutto che sono rimasti. 

La gracile attesa di Mohammad sul suo terreno è ulteriormente minacciata dalle ingerenze dei militari israeliani. Nonostante la generosa donazione di aiuti e il clamoroso successo del progetto solare ad Abo Dawa, l’esercito israeliano di recente ha emesso un ordine di arresto dei lavori per il vano della batteria. Ciò equivale alla minaccia di un ordine di demolizione per il sistema dei pannelli solari – un progetto che è costato circa 40.000 euro per l’installazione – e verrebbe ad aggiungersi alle centinaia di strutture palestinesi che ogni anno vengono demolite da Israele. 

Le complicazioni per la realizzazione di progetti di sviluppo in Area C sono risultate evidenti ad Abo Dawa durante l’installazione del sistema di microgriglia: l’esercito israeliano ha fatto uscire l’intero villaggio dalla località per una settimana e l’ultimo giorno dell’installazione sono stati arrestati due palestinesi. Questi ostacoli opposti dai soldati non sorprendono, rileva Mr. Sordo, dato che Israele “cerca di costringere i palestinesi a lasciare le aree rurali al fine di occuparle per le colonie…[e] un modo per farlo e quello di isolare i palestinesi sempre di più – privandoli dell’energia elettrica e degli altri servizi di base – in modo tale che la gente alla fine deve abbandonare i propri campi e le risorse naturali ivi contenute.” 

Per i contadini di Abo Dawa, la demolizione imminente del sistema di microgriglia è un altro tentativo sconvolgente di recidere i secolari legami con le loro oasi verdi. Alla domanda se lui rinuncerà, Mohammad riflette per un attimo e guarda fuori verso i suoi alberi di limone. “Io appartengo a questa terra e ho un diritto nei suoi confronti,” dice, “ma nessuno si preoccupa delle ingiustizie che accadono qui, ad Abo Dawa. Nessuno”. 

Esther Kwan , laureata alla Cornell University, ha insegnato inglese nella West Bank e collaborato con un centro ricerche arabo di Haifa. Attualmente conduce ricerche sullo sviluppo internazionale alla Oxford University 

(tradotto da mariano mingarelli)

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4479:nonostante-gli-sforzi-internazionali-per-costruire-infrastrutture-vitali-i-militari-e-i-coloni-israeliani-allontanano-a-forza-i-palestinesi-di-un-villaggio-della-west-bank&catid=41:reportage&Itemid=81

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ARTICOLO ORIGINALE

Despite international efforts to build vital infrastructure, Israeli military and settlers force Palestinians out of West Bank village

 on September 27, 2013

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Abo Dawa (Photo: Esther Kwan)

The heat and dust of the desert clime bears down on those wandering in the outskirts of Akraba, a Palestinian town in northern West Bank. Few signs of life can be spotted amidst the rocky terrain. Mohammad – a long-time inhabitant of the land and our local guide – points to a fleck of green in the arid desert landscape. We trod onwards through the valley, until the full wonder of lush pomegranate and lemon trees beckons us to Abo Dawa.

One would have easily missed this green oasis, if it were not for the conspicuous solar panels that are perched defiantly on the side of the valley. The anachronism could not have been starker: The 21st century photovoltaic cells that seek to harvest the sun’s electromagnetic radiation accompanied by the fruit trees’ reliance on the nearby water spring. Though the juxtaposition may at first seem contradictory, it is clear that they are the source of pride for the Palestinian farmers: the ability to live off the land and its natural resources.

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Abo Dawa’s solar panel (Photo: Esther Kwan)

Even at a time of worldwide economic downturn, foreign donors are developing ways to reinvigorate the West Bank economy, with rural agriculture and development as a focal component of their strategic objectives in the West Bank. As such, the Spanish Agency for Cooperation and Development has financed the installation of centralized solar micro-grid systems in isolated West Bank communities to improve their quality of life.

Abo Dawa is one such community that has benefited from the Spanish-funded solar panels. The community currently has 21 solar panels and a battery room installed, providing electricity for the water pumps that irrigate Mohammad’s fruit trees. The ability to irrigate his land is of vital importance, Mohammad explains, given that the fruit trees are his main source of income.

The micro-grid undoubtedly eases the lives of Abo Dawa’s Palestinians, but it also makes a political statement given the partitioned landscape of the West Bank. Abo Dawa is situated in Area C – an area under full Israeli military control – and is declared a closed military zone. As Mr. Carlos Sordo, manager of the micro-grid project, points out, “Abo Dawa was chosen as the site of the micro-grid project because it enjoys natural water resources and is placed in an isolated rural area in the West Bank.” The aid of the solar panels thus provide an added impetus for the Palestinians to remain on their land.

Despite the strong will of its Palestinian farmers, Abo Dawa is under constant threat from violence perpetrated by Israeli settlers. The community’s only crime is being in close proximity to the Itamar settlement; the consequent punishment is that Palestinian livestock are targeted and fruit trees are often destroyed, thereby crippling a crucial source of income. Their vulnerable situation is exacerbated by their physical isolation from surrounding Palestinian communities. With no roads for vehicle access – it takes a full half hour hike through mountainous terrain to reach the nearest road – coupled with no electricity, it is difficult for the farmers to seek medical assistance or protection when under attack from local Israeli settlers.

These isolated communities are at the highest risk of being forced from their homes and ancestral lands. Mohammad recounts how his grandfather built the first family house with his own hands. However, when the settler violence began, he was given little option but to leave his home. Today, Mohammad and his family live in Akraba and only travel into Abo Dawa to tend after their remaining fruit trees.

Mohammad’s fragile hold onto his land is further threatened by Israeli military interference. Despite the generous aid donation and the resounding success of the solar project at Abo Dawa, the Israeli military has recently issued a stop work order for the battery room. This equates to the threat of a demolition order for the solar panel system – a project that cost around 40,000 Euros to install – and would add to the hundreds of Palestinian structures that are demolished each year by Israel.

The complications of implementing development projects in Area C were apparent at Abo Dawa during the installation of the micro-grid system: The Israeli military brought the whole village out of the site for a week, and two Palestinians were arrested on the last day of the installation. These obstacles from the military are unsurprising, Mr. Sordo notes, given that Israel “seeks to displace Palestinians from rural areas in order to occupy them via settlements…[and] one way to do so is by isolating the Palestinians even more – depriving them of electricity and other basic services – so that the people finally have to leave their fields and the natural resources contained there.”

For the farmers of Abo Dawa, the imminent demolition of the micro-grid system is another devastating attempt to sever their centuries-old ties to their green oasis. When asked if he will give up, Mohammad ponders for a moment and looks out to his lemon trees.  “I belong to this land and I have a right to it,” he says, “But no one cares about the injustices happening here in Abo Dawa. No one.”

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