Normalizzazione: il turismo israeliano nelle colonie

SATURDAY, 14 APRIL 2012 07:36 CONNIE HACKBARTH (ALTERNATIVE INFORMATION CENTER)

 La “fattoria” Gvaot Olam, vicino alla colonia di Itamar in Cisgiordania, dove gli israeliani acquistano formaggio di capra e uova durante la Pasqua Ebraica (Foto: Wikipedia)

Decine di migliaia di israeliani hanno visitato le colonie in Cisgiordania durante la festività della Pasqua Ebraica, la scorsa settimana. Dietro tali numeri ci sono lo sviluppo del turismo dei coloni e la normalizzazione dell’occupazione.

Le colonie a Nord della Cisgiordania, in Samaria, hanno registrato oltre 70mila visitatori nelle diverse attrazioni turistiche, mentre quella di Binyamin ne ha ricevuti circa 50mila soltanto lo scorso mercoledì. Un numero record di 10mila israeliani hanno visitato le colonie intorno a Betlemme, nell’area di Gush Etzion, mentre migliaia si sono recati ad Hebron durante tutta la settimana.

Gershon Masika, capo del Consiglio Regionale della Samaria, ha detto all’agenzia di informazione affiliata al movimento dei coloni,Arutz 7, che “tutti sono venuti per godersi le sorgenti d’acqua, per camminare nei sentieri e nei siti biblici. La gente di Israele ha ‘votato’ con i piedi e stabilito che la Samaria è nella nostra mappa, anche per il turismo”.

Il coordinatore del turismo nelle colonie della Samaria, Nati Israeli, ha aggiunto che “la campagna quest’anno è stata diversa, è stata diretta alle famiglie che volevano godersi la vacanza con i bambini, senza retroscena politici o mediatici. I nostri annunci pubblicitari hanno mostrato ai turisti una varietà di opzioni, così che le famiglie hanno trovato quello che stavano cercando nei siti archeologici e biblici, la famiglia ‘media’ ha trovato gli alberi di eucalipto, all’ombra dei quali potersi sedere e lasciare i bambini correre e giocare con sicurezza, e così via”.

Lo sviluppo dei siti turistici e di attività per il tempo libero nelle colonie ha contribuito con forza all’arrivo di decine di migliaia di israeliani in Cisgiordania. Nell’area coloniale di Gush Etzion, ad esempio, i visitatori hanno potuto fare giri in bicicletta, cavalcare, visitare le fattorie di animali, fare sport, guidare jeep e partecipare ad uno spettacolo di suoni e luci nel centro visitatori della colonia di Kfar Etzion.

Questo sviluppo dell’industria turistica di Stato nelle colonie israeliane illegali della Cisgiordania ha lo scopo di “normalizzare” l’esistenza degli insediamenti civili e militari israeliani in terra palestinese e di garantire entrate economiche ai coloni in settori di lavoro ben considerati dalla popolazione israeliana.

Ad esempio, è stato registrato un consistente numero di visitatori nella “fattoria” di Gvaot Olam, specializzata nella produzione di formaggio di capra e di uova biologiche, molto popolari tra la classe medio alta dell’area di Tel Aviv. “Abbiamo lavorato come pazzi e la gente ha acquistato di continuo”, ha raccontato il direttore della fattoria. La “fattoria”, tuttavia, è un insediamento illegale della colonia di Itamar nel Nord della Cisgiordania, una colonia conosciuta per la violenza dei suoi residenti (clicca qui). La fattoria, uno dei più vecchi insediamenti nei Territori Occupati (gli outpost sono costruiti senza la previa autorizzazione del governo israeliano), è stata creata nel 1996 e “legalizzata” dal governo nel 2000. L’insediamento, costruito in parte su terra privata di proprietà dei residenti del vicino villaggio palestinese di Yanoun, è stata avviata da Avri Ran, considerato il padre spirituale della cosiddetta “gioventù delle colline”. Secondo testimonianze fornite dall’organizzazione israeliana per i diritti umani, B’Tselem, nel maggio 2001 Avri Ran e altri coloni hanno aggredito con le pistole cinque contadini palestinesi, li hanno picchiati e hanno sparato ad uno di loro.

Orit Desberg, direttore di una delle associazioni turistiche del blocco di colonie di Gush Etzion, ha detto che “è possibile assistere all’incremento del numero di visitatori a Gush Etzion, grazie alla vicinanza con Gerusalemme, alla mancanza di traffico stradale sulla via per i siti turistici e per l’originale combinazione tra attrazioni e attività nella natura”.

Grazie all’impunità di cui gode Israele all’interno della comunità internazionale per i suoi crimini contro la popolazione palestinese, questo trend di normalizzazione della colonizzazione israeliana e di trasformazione delle aree coloniali in attrazioni turistiche non potrà che continuare.

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/economy-of-the-occupation/3534-normalizzazione-il-turismo-israeliano-nelle-colonie

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