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Un pastore torturato per cinque ore dai soldati israeliani.

21 gennaio 2010

Il 7 gennaio 2010 dei soldati hanno imprigionato Musab Musa Raba’i dopo aver aggredito lui e i componenti della sua famiglia mentre stavano obbedendo all’ordine dei militari di allontanare le loro greggi dalla terra di proprietà della loro famiglia. Gli stessi otto soldati che avevano arrestato Raba’i ed aggredito la sua famiglia, lo hanno portato in una base militare nei pressi della colonia di Suseya. Per quattro ore, i militari lo hanno percosso nella schiena, in faccia e lo hanno sbattuto contro le pareti. I soldati gli hanno posto domande sui suoi fratelli. Raba’i si è rifiutato di fornire qualsiasi informazione e di parlare in ebraico con loro, tanto che se i soldati sono andati su tutte le furie. I soldati gli hanno raccontato che si sarebbero recati a casa sua nei prossimi giorni e avrebbero picchiato e ucciso lui e i suoi fratelli. Hanno cercarono di costringerlo a dire che loro erano i migliori soldati nell’IDF( Israeli Defence Forces) e lo hanno percosso quando egli si è rifiutato. Raba’i ha raccontato ai componenti del CPT che i militari gli avevano legato mani e piedi, lo avevano bendato e lo avevano fatto sedere su una sedia. Raba’i aveva posto la sua testa nel suo grembo, nel tentativo di proteggere la sua testa ed i suoi genitali e si era rifiutato di sollevarla. Ha affermato che ad un certo punto un soldato aveva armato il suo fucile e gli aveva detto di sollevare la sua testa o gli avrebbe sparato. Raba’i si è rifiutato. Quando una altro soldato ha cercato di porgergli pane e acqua, dato che il militare è legalmente obbligato a comportarsi così in una situazione di quel tipo, i soldati che lo stavano torturando hanno imprecato contro il soldato e gli hanno detto di andarsene. I soldati si sono anche rifiutati di permettere a Raba’i di pregare. Dopo quattro ore di questo interrogatorio e di queste torture, hanno portato Raba’i alla stazione di polizia nella colonia di Kiryat Arba. i poliziotto israeliani gli hanno detto che di solito forniscono ai detenuti sia da mangiare che da bere, ma non avevano intenzione di dargli nulla perché volevano punirlo. hanno anche affermato che se avessero mai visto la sua faccia di nuovo, lo avrebbero ucciso. Dopo trenta minuti, la polizia lo ha legato mani e piedi, lo ha bendato e lo ha condotto in un luogo a lui sconosciuto, buttandolo poi giù dalla jeep. Temendo che i soldati, la polizia o i coloni lo potessero vedere, si è nascosto in un cespuglio. Raba’i è stato poi in grado di chiamare la sua famiglia che, accompagnata dai componenti del Christian Pacemaker Team, lo ha trovato e condotto a casa sua.

tradotto da Mariano Mingarelli

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