NUOVI RAPPORTI SUGGERISCONO CHE IL SIGNORE DELLA GUERRA LIBICO KHALIFA HAFTAR STA COLLABORANDO CON IL MOSSAD

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

martedì 4 agosto 2020  11:14

Le notizie del sostegno israeliano al signore della guerra libico Khalifa Haftar non sono una novità, ma poiché il regime sionista guadagna terreno tra le nazioni arabe, la necessità di nascondere il ruolo del Mossad nella destabilizzazione della Libia potrebbe esaurirsi.

Di Raul Diego – 29 Luglio 2020

Lo strascico della CIA e delle sue operazioni segrete nella Libia ricca di petrolio ha seguito a lungo il generale Khalifa Haftar. Ma ora un’altra organizzazione di intelligence viene collegata al controverso ufficiale militare poiché accuse di estesi rapporti con il Mossad vengono mosse contro di lui da un giornalista israeliano, che afferma che Haftar ha incontrato membri del servizio israeliano al Cairo dal 2017 al 2019.

Non è la prima volta che Haftar viene collegato al regime di apartheid israeliano. Nel 2017, il generale si è coordinato con le Forze di Difesa Israeliane (IDF) per bombardare le posizioni militari del cosiddetto Stato islamico all’interno della Libia. Due anni prima, nel 2015, il Jerusalem Post aveva pubblicato un resoconto di un anonimo quotidiano arabo in cui si affermava che Haftar aveva pianificato di incontrare funzionari israeliani durante una visita nella capitale della Giordania e aveva stretto un accordo con loro per scambiare petrolio e armi per un aiuto nella sua scalata al potere.

Le ultime affermazioni sui legami israeliani di Haftar coinvolgono anche gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che si dice abbiano mediato gli incontri tra il comandante dell’Esercito Nazionale Libico e due risorse israeliane nominate dalla fonte anonima come Ackerman e Mizrachi. La fonte, infatti, data le connessioni di Haftar con Israele nel lontano 2011, quando l’aeronautica israeliana si è apparentemente coordinata con l’uomo forte libico per colpire gruppi jihadisti che avevano invaso il paese a seguito dell’omicidio, sponsorizzato dagli Stati Uniti, di Gheddafi.

A ciò si aggiungono le affermazioni parallele secondo cui l’Iran, il nemico giurato di Israele nella regione, avrebbe inoltre fornito ad Haftar aiuti militari nella sua campagna per rovesciare il Governo di Accordo Nazionale (GNA) riconosciuto dall’ONU a Tripoli, in contrasto con le notizie ufficiali provenienti dall’Iran che dichiaravano il proprio sostegno al GNA. Queste accuse provengono nientemeno che dall’inviato israeliano alle Nazioni Unite, che ha accusato Teheran di aver fornito sistemi d’arma avanzati ad Haftar, definendola una “grave violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza 2231 (2015)”, che tenta di bloccare “la fornitura, la vendita o il trasferimento di armi” dall’Iran.

ALLEATI NEL DESERTO

L’Iran, da parte sua, nega queste accuse. In una conferenza stampa congiunta tenuta il mese scorso dal ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e dal suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, Zarif ha dichiarato che l’Iran voleva “ottenere una soluzione politica alla crisi libica per porre fine alla guerra civile” ed entrambi hanno ribadito il loro sostegno al GNA. L’Iran sostiene che i principali alleati di Haftar, come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, sono nemici dell’Iran e, quindi, non avrebbe senso sostenerlo in alcun modo, poiché ciò non farebbe che aumentare l’influenza degli stati del Golfo nella regione.

Ma le turbolenze in Libia unite ai suoi immensi giacimenti di petrolio e al significato geopolitico strategico fanno di Haftar una calamita per una infinita’ di interessi in lotta per qualche misura di influenza su qualsiasi fazione finisca per assumere il controllo del paese. Infatti, non c’è praticamente nessun paese con precedenti in Libia che non sia stato colto nel tentativo di ottenere il favore di Haftar.

In cima alla lista ci sono gli Stati Uniti. Quando Haftar tradì l’uomo che aveva contribuito a rimettere al potere nel 1969, fu a Langley, in Virginia, a due passi dal quartier generale della CIA, dove Haftar risiedette per due decenni, complottando il rovesciamento del “Colonnello”. Quindi forse non sorprende troppo che un uomo noto per essere una risorsa dell’unica superpotenza che opera nella regione attragga il favore di più di un pretendente, nonostante le differenze che li distinguono.

GLI INTERESSI DI ISRAELE

Ciò che è innegabile, tuttavia, è la crescente propensione di Israele a costruire alleanze più forti con gli Stati sunniti come gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e l’Egitto, tutti forti sostenitori del generale Haftar. Inoltre, Israele ha storicamente coltivato relazioni con i despoti africani e ha contribuito a eseguire colpi di stato in tutto il continente. Sia durante i conflitti che li portano al potere che una volta instaurati, questi regimi autoritari contribuirono a collocare Israele tra i primi dieci trafficanti d’armi al mondo.

Quanto più Israele riesce a guadagnarsi il favore degli Stati del Golfo e dei suoi partner arabi, tanto meno ci sarà bisogno di fingere di nascondere il suo ruolo nella riconfigurazione in corso del Medio Oriente e dell’Africa. In giugno, il vice primo ministro del governo della Libia orientale, Abdul Salam al-Badri, ha cercato il sostegno del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, affermando che la Libia “non è mai e non sarà mai nemica di Tel Aviv“. Per il momento, questi gesti di amicizia con Israele sono ancora troppo sconvenienti per essere esternati in pubblico, e al-Badri è stato costretto a negare il rapporto dopo che le sue osservazioni hanno causato un putiferio in Libia.

Raul Diego è uno scrittore dello staff di MintPress, un fotoreporter indipendente, ricercatore, scrittore e regista di documentari
Trad: Beniamino Rocchetto
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