Obama ad Aboud?

Più di qualche titolo di giornale aveva ripescato in quei giorni la gloriosa ‘Intifada’ per provare ad interpretare l’ennesima escalation di una violenza che è da troppo tempo la cifra del sopravvivere quotidiano di milioni di palestinesi. “Siamo ad una terza intifada”: forse è il titolo che ci vuole perché il mondo si interessi ancora a questo fazzoletto di terra dove chiunque subisce una pressione psicologica e fisica incalcolabile: dal ragazzino che spera di raggiungere in tempo la scuola, all’anziano che accarezza il suo ulivo ogni sera sognando lo Stato di Palestina, ma temendo che un colono venga con la sega elettrica ad interrompere per sempre quel sogno.

Queste micro-storie ce le racconta oggi la gente di Aboud, piccolo villaggio soffocato da due colonie che, dopo aver rubato terra e acqua agli abitanti palestinesi, non smettono di alimentare una pressione permanente. L’obiettivo ultimo, secondo molti, è proprio quello di aumentarla fino a far scoppiare una reazione violenta non tanto del popolo palestinese, ma di almeno… uno di loro. Basterebbe qualcosa di più delle innumerevoli sassaiole contro i soldati, per montare la giustificazione buona per una repressione ancora più dura.

Con il gruppo dei Pellegrini di giustizia ci troviamo nel piccolo villaggio di Aboud che ha pianto, pochi giorni, fa l’uccisione di un giovane palestinese negli scontri che ogni venerdì scoppiano proprio all’ingresso del paese. Anche il nostro autobus, che procedeva spedito dopo una bellissima visita alla comunità cristiana, ha visto andare in frantumi un vetro del pullman per una sassaiola che misura la tensione del momento.
Certamente ha sconvolto tutta la Cisgiordania la morte, sabato 23 febbraio del giovane Arafat Jaradat, detenuto nel carcere israeliano di Megiddo con l’accusa di aver lanciato delle pietre ad una manifestazione dello scorso novembre, e tragicamente trovato morto dopo evidenti torture che escludono certo una morte naturale.

Tutta la Palestina sembra dunque “in fiamme”, ma in realtà è così oliato il sistema che, come afferma un esperto di Addameer, “La terza Intifada non scoppierà. Il popolo palestinese è stanco, è in rivolta da 65 anni. Nuova forza la dovrebbe trovare nella leadership palestinese, che però è assente”.

Ma allora, dove ripongono le loro speranze, cosa ci hanno chiesto e cosa ci supplicano di fare, anche stavolta, gli amici di Aboud? Forse si attendono speranzosi la prossima visita di Obama? O piuttosto ci ripetono “venite a stare con noi! Non lasciateci soli!”.
E noi anche stavolta rispondiamo lanciando la concretissima proposta del CAMPO LAVORO DI RACCOLTA DELLE OLIVE dal 14 al 21 OTTOBRE 2013.

BoccheScucite

INFO e iscrizioni al Campo di lavoro TUTTI A RACCOLTA 2013 unponteperbetlemme@gmail.com

Rachel_corrie

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