Obama e la tomba di Herzl

Le questioni storiche e politiche che solleva questo gesto sull’atteggiamento del presidente USA impegnato a marzo in una delle visite più sbilanciate a favore di Israele.

di Nicola Perugini

Princeton, 9 aprile 2012, Nena News – La visita a una tomba fa spesso parte dei rituali politici che i capi di stato e altri rappresentanti politici includono nei loro programmi durante le visite di stato. Nonostante la meccanicità e gli automatismi che accompagnano questi gesti, essi costituiscono ancora dei validi spazi a partire dai quali si possono svelare le intenzioni politiche che incarnano.

Qual’è il significato di Obama che celebra il fondatore del sionismo politico durante la sua recente visita in Palestina/Israele? Che questioni solleva questo gesto sull’ultimo dei “mediatori ingannevoli” americani, per prendere in prestito il titolo del recente libro di Rashid Khalidi sulla storia delle relazioni tra amministrazioni americane e questione palestinese?

Una visita alla tomba di Herzl in una delle visite più sbilanciate di un presidente americano in Palestina/Israele può difficilmente essere interpretato come un atto diplomatico di routine. Mentre esprimeva il suo supporto unilaterale per lo “spossessamento in sicurezza” da parte di Israele, forse Obama ha mostrato la sua volontà di supportare gli elementi costitutivi di Israele nella loro veste più problematica.

Come sappiamo, Herzl è l’autore de “Lo stato ebraico” (1896), un testo in cui l’autore sviluppa un manifesto organizzativo e ideologico del sionismo politico. Il pamphlet contiene le coordinate per il trasferimento delle popolazioni ebraiche europee in Palestina o in un’altra “terra vuota”. Questo testo è anche uno dei primi in cui per la prima volta la soluzione della “questione ebraica” viene articolata nei termini di un progetto di colonizzazione e di una missione civilizzatrice:
“Se le Potenze si dovessero dichiarare pronte ad affermare la nostra sovranità su un pezzo di terra neutrale, allora la Società delle Nazioni dovrà dare il via a un negoziato in merito alla proprietà di questa terra. Due territori sono stati presi in considerazione: la Palestina e l’Argentina. In entrambi i paesi sono stati fatti degli esperimenti di colonizzazione, tuttavia sul principio sbagliato di un’infiltrazione graduale degli ebrei in quelle terre. Un’infiltrazione è destinata a concludersi in malo modo. Continuerà, fino a che la popolazione nativa si sentirà sotto minaccia e costringerà il governo a bloccare l’ulteriore flusso di ebrei. Dunque, l’immigrazione è futile a meno che non avremo il diritto sovrano di continuare questa immigrazione”.

Manifestando la sua preferenza per una “soluzione palestinese”, Herzl continua: “La Palestina è la nostra casa storica e sempe eterna. Il nome stesso della Palestina attrarrebbe il nostro popolo con una forza di potenza strabiliante. Se Sua Maestà il Sultano ci desse la Palestina, potremmo in cambio risistemare le finanze turche. Formeremmo quindi un bastione di Europa contro l’Asia, un avamposto di civilizzazione da contrapporre alla barbarie”.

Come un orientalista del suo tempo, Herzl teorizza la necessità di uno stato ebraico in una terra non vuota, utilizzando un vocabolario militare di aggressione: Israele come bastione contro l’Asia e un avamposto di civilizzazione. Gli abitanti della terra su cui intende fondare lo stato ebraico vengono descritti come una popolazione barbara, incivilizzata e da redimere.

La visione coloniale di Herzl era ispirata da un certo tipo di orientalismo che si farà ancora più esplicito nel suo romanzo “Altneuland”: un romanzo in cui il pioniere del sionismo politico si farà molto più apertamente orientalista che in “Lo stato ebraico”. In quello che, in maniera fuorviante, viene definito come il suo romanzo “utopico” -in maniera fuorviante poiché quelli erano gli anni in cui il sionismo stave cercando una soluzione prettamente topica- Herzl descrive la Palestina dopo le prime immigrazioni ebraiche come una “nuova società”, termine con cui intende una società più civilizzata di quella della popolazione indigena. I palestinesi vengono dipinti come resti recalcitranti di una forma di arretratezza rurale, e i loro bambini come “bambini cresciuti come bestie sciocche”. Il romanzo contiene infatti il classico armamentario orientalista contro gli arabi.

Dunque, potremmo chiederci quale sia il significato di una visita alla tomba di Herzl proprio mentre Obama ha ribadito il diritto di Israele a rimanere lo stesso tipo di stato ebraico che è attualmente. L’idea di stato ebraico che Obama ha in mente si fonda sulle premesse di Herzl? Obama riconosce sè stesso in uno stato bastione-avamposto da proteggere come una frontiera coloniale contro la barbarie? Se Israele è stato creato e si è sviluppato in un quadro coloniale come quello immaginato da Herzl -la continuazione di un esperimento di coloniazzazione- è questo genere di Israele che Obama intende supportare con milioni di dollari di aiuti? Il rituale politico alla tomba di Herzl sembra suggerire che la risposta a tutte queste domande è sì.

Nena News martedì 9 aprile 2013

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