Obama fa infuriare Abu Mazen

Presidente Usa: “Colonie? Non il problema più importante”. Obama benedice il nuovo governo israeliano e abbraccia l’ideologia sionista.

Betlemme, 22 marzo 2013, Nena News – “Le colonie sono un problema, ma non la questione centrale. Prima risolveremo altri problemi, poi arriveremo alle colonie”. Le parole pronunciate ieri dal presidente Barack Obama durante la conferenza stampa congiunta con il presidente dell’ANP Abbas hanno fatto infuriare l’establishment palestinese.
Alla rabbia popolare per una visita considerata quanto meno inutile a riaccendere l’attenzione sulla questione palestinese, si è aggiunta ieri quella di Fatah, OLP e Autorità Palestinese. Si sono trovati di fronte un Obama meno diplomatico del solito, che ha puntato sulle radici ebraiche della Palestina, chiesto di comprendere la sofferenza dei bambini israeliani di Sderot, insistito perché l’ANP riconosca Israele come Stato ebraico.
Fino ad alleggerire anche il peso massimo della colonizzazione dei Territori Occupati.

La colonizzazione c’è, ma non si vede, secondo Obama. E se si vede, non è comunque il problema principale. Diversa l’opinione del presidente Abbas che in conferenza stampa ha preso stizzito il microfono e ha ribadito che senza congelamento delle colonie da parte di Israele i palestinesi non si siederanno mai al tavolo del negoziato. Perché se le autorità israeliane continuano a mangiare terre, resterà ben poco da dichiarare Stato di Palestina, secondo quanto dettato dalla soluzione a due Stati e ribadito più volte dallo stesso Obama in due giorni di visita.

“Non è solo una nostra percezione il fatto che le colonie sono illegali – ha reagito Mahmoud Abbas – È una prospettiva globale, che trova conferma in decine di risoluzioni delle Nazioni Unite dagli anni Settanta ad oggi. Non chiediamo nulla di più che l’applicazione del diritto internazionale. La responsabilità è in mano a Israele che viola la legge internazionale”.

Ma Obama al premier Netanyahu ha portato in dono un’altra benedizione al neonato governo: il riconoscimento dello Stato israeliano come Stato ebraico e l’omaggio ai simboli dell’ideologia sionista, facendo visita alla tomba del fondatore del sionismo, Theodore Herzl. Il presidente di quella che viene definita “la più grande democrazia del mondo” ha abbracciato palesemente la basi fondanti del sionismo e chiesto alla popolazione palestinese di fare altrettanto. Un passo simbolico di fondamentale importanza: come uno Stato può definirsi democratico se si auto-attribuisce la rappresentanza di una sola religione o etnica, dimenticando – come del resto accade da decenni – il 20% della sua popolazione di origine palestinese, cristiana e musulmana?
A questo e a molto altro Obama non ha dato risposta.

di Emma Mancini, Nena News

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