Ocha: ‘La vita dei palestinesi che risiedono nell’Area C è diventata una lotta’

 

Scritto il 2011-07-22 in News

Ocha – ‘Informazioni di carattere umanitario sull’Area C in Cisgiordania’
luglio 2011
– Oltre il 60% della Cisgiordania è considerata Area C, e su di essa Israele esercita il pieno controllo della sicurezza, di pianificazione e di lottizzazione;
– circa 150mila palestinesi, tra i quali 27,5mila beduini e pastori, vivono nell’Area C;
– il 55% delle comunità di beduini/pastori vivono nell’insicurezza alimentare;
– oltre il 20% delle comunità che vivono nell’Area C hanno un accesso estremamente limitato ai servizi sanitari;
– tra le comunità prive di infrastrutture, il consumo di acqua è pari a 20 litri pro capite al giorno, ovvero 1/5 di quanto raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms);
– le comunità che dipendono dal rifornimento da autobotti, pagano una somma pari al 400% in più a litro rispetto a quelle comunità dove è presente una rete idrica;
– nel 70% dell’Area C è vietata l’edilizia palestinese mentre è fortemente limitata sul 29%;
– l’amministrazione civile israeliana ha destinato per lo sviluppo rivolto ai palestinesi meno del 1% dell’Area C;
– 342 strutture di proprietà palestinese – 125 residenziali e 20 cisterne per la raccolta dell’acqua piovana – sono state distrutte dalle autorità israeliane nella prima metà del 2011;
– 656 persone – tra le quali 351 bambini – hanno perso la propria casa nella prima metà del 2011. Il dato è cinque volte superiore a quello relativo allo stesso arco di tempo dello scorso anno. Un terzo di queste persone sono state sfollate a giugno 2011;
– oltre 3mila ordini di demolizione sono in corso, 18 minacciano scuole;
– l’area sulla quale si pianifica l’espansione tutt’intorno a 135 colonie israeliane nell’Area C è 19 volte superiore all’area sulla quale è stato costruito (B’Tselem). Circa 300mila coloni vivono nell’area C.
  1. Gran parte dell’Area C è stata dichiarata “zona militare o è stata destinata all’espansione delle colonie israeliane. Questo influisce gravemente sullo spazio destinato alla residenza e limita le opportunità di sviluppo delle comunità palestinesi. E’ praticamente impossibile per un palestinese ottenere il permesso di costruire, le colonie israeliane invece, ricevono un trattamento preferenziale in termini di assegnazione di risorse idriche e terra, approvazione dei piani d sviluppo e di implementazione della legge.
  2. Quest’anno si è registrato un incremento incisivo nelle demolizioni dell’area C. Nella prima metà del 2011 il numero dei palestinesi che hanno perso la casa è stato superiore a quanti l’avevano persa nei precedenti due anni.
  3. La maggioranza delle demolizioni nel 2011 hanno compromesso le strutture abitative, e in maniera negativa, hanno influenzato le fonti degli introiti e gli standard di vita di circa 1.300 persone.
  4. Oltre alle politiche di restrizione sulla pianificazione, i palestinesi che vivono nell’Area C hanno avuto a che fare inoltre, con una sere di politiche e pratiche israeliane tra le quali la restrizione di movimento e i limiti all’accesso, le minacce dell’esercito israeliano e gli attacchi dei coloni. La loro vita insomma, è diventata una lotta.
  5. Le demolizioni hanno portato le famiglie che già vivevano nell’indigenza a uno stato di estrema povertà. Gran parte delle demolizioni hanno colpito le comunità di beduini/pastori, dove non ci sono infrastrutture e dove l’accesso ai servizi è limitato. Le demolizioni hanno innalzato la dipendenza di queste famiglie dall’assistenza umanitaria e hanno prodotto una serie di impatti psico-fisici negativi, soprattutto sui più piccoli. Molti di queste comunità hanno subito le demolizioni più di una volta.
  6. In alcune comunità, le famiglie sono state costrette a trasferirsi come conseguenza delle politiche perseguite da Israele nell’Area C. Su 13 comunità di recente visitate dal personale Ocha, i residenti di 10 comunità hanno raccontato di prepararsi a partire, per le politiche e per le pratiche qui attuate per mezzo delle quali, è arduo avere garanzie sui bisogni di prima necessità o riuscire a mantenere la propria presenza sulla terra.
(Nella foto: Restrizione di accesso per i palestinesi in Cisgiordania. Ocha)
© Agenzia stampa Infopal
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