Odeh Bisharat // “PER GLI EBREI ISRAELIANI, L’ALTRO” NON ESISTE

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2021/03/tehilla-shwartz-altshuler-per-gli-ebrei.html

 Traduzione Sintesi

La conferenza sulla strategia e la sicurezza nazionale, organizzata mercoledì da Haaretz e dai responsabili della ONG per la sicurezza israeliana, si terrà senza la partecipazione di un solo cittadino arabo. All’inizio mi sono detto: Ok, cosa c’entriamo noi arabi israeliani con questioni così nobili? Riguardano solo i pochi eletti. La gente comune come noi farebbe meglio a organizzare una “Conferenza del pane e del lavoro”. Ma dopo aver guardato l’elenco dei partecipanti, tutti i buoni ebrei kosher, ovviamente, mi sono reso conto che uno di loro, almeno, non ha nulla a che fare con la strategia: cosa ci sta a fare Betzalel Smotrich, quel campione della purezza razziale con questioni di sicurezza?

E se Smotrich è invitato, ho pensato, allora perché non invitare l’astro nascente della strategia israeliana – Itamar Ben-Gvir – per consentirgli di presentare la sua dottrina strategica incentrata sull’espulsione del nemico arabo? In tal caso, sarebbe anche una buona idea invitare i rappresentanti di coloro che programmano l’ espulsione. Dan Shapiro nell’elenco degli invitati alla conferenza? La sua ebraicità lo qualifica a prendere parte a una conferenza strategica mentre la cittadinanza di un arabo in Israele non gli garantisce la stessa qualifica? Evidentemente, al momento della resa dei conti, lo stato, che dovrebbe basarsi sull’elemento civico fondamentale dell’uguaglianza per tutti, esclude i suoi cittadini arabi mentre abbraccia Shapiro, un ebreo non israeliano.

Questo tipo di esclusione è così naturale che nessuno sembra accorgersene, e anche gli arabi hanno già capito che il loro posto non è lì. I padroni di casa vengono coinvolti nelle discussioni, sono combattuti tra destra e sinistra e alla fine l’arabo deve solo ingoiare quello che hanno inventato.

Un anno fa, di punto in bianco, abbiamo appreso che l’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu aveva formulato parte dell’ “accordo del secolo” di Donald Trump, in base al quale le comunità arabe del Wadi Ara sarebbero diventate parte di uno stato palestinese, che funzionerà come una grande prigione.

Notiamo qui qualcos’altro che potrebbe essere utile: circa 70 anni fa, l’allora ministro degli Esteri Moshe Sharett disse: “Sembra che non posso esigere da tutti voi [ebrei israeliani] di avere la stessa esperienza che ho avuto io quando, avendo vissuto in un villaggio tutto arabo, mi sono reso conto che gli arabi sono esseri umani, che hanno cervello, pensieri razionali, autostima ed emozioni umane e sono capaci di sentimenti di indignazione proprio come noi”.

È difficile chiedere a coloro che gestiscono le nostre vite, che non conoscono nemmeno personalmente un solo arabo, di soddisfare la richiesta di Sharett. Ciò è particolarmente vero perché qui ha preso piede un’infatuazione per la forza, come se un percorso basato sul dialogo e sulla cooperazione significasse debolezza. A proposito di ciò, ricordiamo che anche quando il piano di disimpegno era in corso nella Striscia di Gaza, Ariel Sharon non si è preoccupato di coordinare nulla con il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Funziona così: entri (occupi) senza salutare e esci senza salutare. Questa è la strategia dominante qui: “L’altro” non esiste.

Ciononostante, e nonostante non sia stato invitato neanche alla conferenza strategica, vorrei presentare qui una posizione che adotta un approccio leggermente diverso dei trucchi che Netanyahu -ci rivolge continuamente- Proponiamo che si rivolga al popolo palestinese e gli dica che il coronavirus non riconosce i confini e non risparmia nessuno quindi Israele, essendo vicino e custode delle chiavi, garantirà i vaccini a tutti i palestinesi.

Immagina quanto positivamente si riverbererebbe una mossa del genere e come potrebbe essere una svolta storica. Se vuoi più idee, sono pronto a partecipare al convegno e a presentare alcune proposte più rivoluzionarie. Certo, non sono un mega stratega, ma nel profondo della mia anima umana, ho una certa capacità di comprensione.

 

 

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