Ofri Ilany: IL MONDO NON SI PREOCCUPA PIU’ DELLA SITUAZIONE PALESTINESE E L’ODIO PER GLI ARABI E’ DIVENTATO IL NUOVO CONSENSO

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Sintesi personale

La serie televisiva BBC-HBO “Anni e anni”, presentata per la prima volta all’inizio di quest’anno, è un dramma sul deterioramento politico del mondo. Nella scena iniziale del primo episodio, Emma Thompson è Vivienne Rook, un politico populista disinibito. Alla domanda su un talk-talk politico cosa avrebbe detto a una famiglia palestinese nella Striscia di Gaza del fatto che Israele ha ridotto la sua fornitura di energia elettrica a due ore al giorno, risponde subito: “Non me ne frega un cazzo“.

All’interno del contesto  narrativo della serie l’osservazione insensibile di Rook ha lo  scopo di mostrare l’approccio senza esclusione di colpi dei politici populisti contemporanei, uno stile volgare che scardina le regole convenzionali  e scuote le basi dell’edificio politico normativo. In effetti, nella serie, gli spettatori di Rook sono sbalorditi per la sua schiettezza. Dal nostro punto di vista locale questa scena è la distillazione di un altro importante fenomeno: la crescita dell’indifferenza internazionale alla sofferenza dei  palestinesi che in molti casi si trasforma in odio. Il popolo palestinese sta diventando una delle principali vittime del nuovo ordine mondiale e come regola generale, quando si tratta di loro, al mondo non gliene frega davvero niente.

I media e i politici israeliani sono ansiosi di alimentare la mentalità d’assedio condivisa dal loro stesso popolo e di presentare l’opinione pubblica mondiale come un branco di lupi in attesa di divorare lo stato ebraico. In questo momento sembra che se i lupi divoreranno qualcuno, saranno i palestinesi.

La solidarietà internazionale con i palestinesi non è mai stata così bassa. Durante la guerra fredda, anche se i palestinesi non erano popolari in Occidente, almeno godevano dell’appoggio del blocco comunista. Nel nostro tempo, tuttavia, l’indifferenza  sulla situazione dei palestinesi sta crescendo di giorno in giorno, fomentato da una più grande ostilità verso gli arabi e l’Islam in generale. Questo sta accadendo non solo qui, ma anche in Europa, in America e in Asia.

A marzo, un australiano, Brenton Tarrant, ha  massacrato 51 fedeli in una moschea a Christchurch, in Nuova Zelanda. Data la portata di quel bagno di sangue, è sorprendente quanto siano state deboli le reazioni in tutto il mondo,  limitate sostanzialmente  a condanne standard. Nelle piattaforme non ufficiali  e, in particolare nei social network, si potevano trovare innumerevoli espressioni di sostegno per  l’assassino. Ciò era particolarmente vero nelle reti in lingua cinese, in particolare WeChat e Weibo, dove la risposta al massacro sembrava essere una terrificante ondata di gioia. I commentatori cinesi hanno gioito per l’assalto all’Islam e hanno deriso i politicamente corretti in Occidente che hanno espresso angoscia per la morte dei musulmani.

In realtà, questo non era il sentimento dominante solo in Cina, era evidente anche in Occidente: secondo The Guardian, durante la settimana dopo il massacro in Nuova Zelanda, il numero di crimini di odio contro i musulmani in Gran Bretagna è aumentato di centinaia di punti in percentuale.

La crescente ondata di islamofobia in tutto il mondo non ha collegamenti diretti con il conflitto israelo-palestinese, ma fornisce uno sfondo per l’odio verso gli  arabi nell’attuale Israele. All’inizio di questo mese Channel 8 ha trasmesso il primo episodio della serie di documentari di Ron Cahlili, “Hate”, sul crescente disprezzo per gli arabi in Israele. Egli mostra come lo slogan: “Morte agli arabi” si sia spostato dai margini  e sia diventato  un’ideologia onnipresente  e  infiltrata nel mainstream israeliano. Il sociologo Sami Smooha afferma che, negli ultimi due anni, gli atteggiamenti nei confronti degli arabi nella popolazione ebraica  si siano estremizzati  ed è la prima volta  che si vede uno spostamento di proporzioni così significative. Cahlili si chiede cosa sia successo negli ultimi due anni per giustificare questo e Smooha attribuisce la tendenza al fatto che Israele è governato da un “governo puramente di destra”. Altre cose sono successe  negli ultimi due anni, tra queste  le elezioni di Donald Trump negli Stati Uniti e l’ondata di estremismo di destra nel quale è precipitato  tutto il mondo.

Gli israeliani, in particolare i membri della classe media e superiore, hanno sempre cercato conferma per le loro opinioni nell’ opinione pubblica “mondiale”, vale a dire principalmente negli Stati Uniti. Hanno costantemente cercato di stare al passo con le opinioni dominanti nella comunità internazionale. Con tutto il mondo che ribolle di odio per gli arabi e per l’Islam e politici europei di alto livello che parlano come devoti di Meir Kahane, diventa  difficile il contenimento della pressione. L’odio per gli arabi è diventato il nuovo consenso.

Quasi ogni settimana articoli nei media israeliani avvertono l’Europa (e persino gli Stati Uniti) di non adottare un approccio indulgente e “ingenuo” nei confronti dei migranti musulmani. Giornalisti come Zvi Yehezkeli (capo della redazione araba  di  Channel 13), Boaz Bismuth (caporedattore di  Israel Hayom) ed Eldad Beck (corrispondente di Berlino per il quotidiano Yedioth Ahronoth), insieme al commentatore per gli affari in Medio Oriente Guy Bechor, sono i cavalieri  armati di queste tesi. Ci si può solo chiedere quale azione questi profeti islamofobi arrabbiati si aspettano che i paesi del mondo intraprendano contro i migranti, in un’era dove l’ala destra è in ascesa e i paesi stanno già costruendo muri e recinti per tenere fuori gli sfortunati rifugiati provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente Est.

Potremmo sperare diversamente, ma ci sono segnali che la fantasia di campi per incarcerare musulmani e arabi stia già prendendo vita anche in Israele. Un’indicazione di ciò è la favorevole copertura data da Israel Hayom, alla fine di agosto, a due campi di detenzione nella provincia dello Xinjiang nel nord-ovest della Cina. Si tratta di campi di concentramento di “rieducazione” dove sono stati imprigionati centinaia di migliaia, forse milioni, di musulmani uiguri cinesi. L’articolo era intitolato “Quiet and Security: Made in China”. Il giornalista, Erez Linn, ha descritto, con evidente approvazione, i mezzi decisi dalla  dittatura per “porre fine al fenomeno del terrorismo e dell’isolazionismo” erigendo  i  campi. Le  autorità cinesi  lo hanno invitato a fare il viaggio.

Quindi, sia in Occidente che in Oriente, l’odio per gli arabi e la disumanizzazione dei musulmani fanno parte dello zeitgeist. E’ spaventoso pensare quali misure possono ancora essere prese contro queste comunità con il supporto entusiasta di Israele. E, sotto la copertura dell’atmosfera creata a livello globale, non è meno spaventoso pensare a ciò che Israele  stesso  potrebbe  fare.

 

 

Ofri Ilany: IL MONDO NON SI PREOCCUPA PIU’ DELLA SITUAZIONE PALESTINESE E L’ODIO PER GLI ARABI E’ DIVENTATO IL NUOVO CONSENSO

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