Oggi all’ONU: Bibi vs Abu Mazen

adminSito   giovedì 27 settembre 2012 10:18

 Ad un anno dallo storico discorso di Abbas, nuovo duello a distanza tra Palestina e Israele. La prima per lo status di osservatore, il secondo per fermare Ramallah e Teheran.

Il presidente Abbas chiede il riconoscimento della Palestina come Stato, settembre 2011

di Emma Mancini 

Roma, 27 settembre 2012, Nena News – Ad un anno di distanza dallo storico discorso del presidente Abu Mazen alle Nazioni Unite per il riconoscimento della Palestina come Stato membro, oggi lo scontro a distanza dallo scranno dell’Assemblea Generale si ripete. Abbas parlerà alle 18 ora italiana, Netanyahu a seguire.

Netanyahu vs. Abbas. Il primo per difendere il proprio Paese dalla cosiddetta minaccia iraniana e dalle velleità nazionali palestinesi, il secondo per abbassare il tiro e chiedere il riconoscimento della Palestina come membro osservatore. Ma nonostante la richiesta del presidente dell’AP sia decisamente di più modeste dimensioni (dopo il voto contrario del Consiglio di Sicurezza alla domanda di riconoscimento come Stato membro), il premier israeliano non può che opporvisi, usando come scudo il ritornello della necessità di negoziati bilaterali.

Il discorso forte e sicuro dello scorso anno, con cui un presidente poco carismatico e poco amato dal popolo palestinese, era riuscito a infiammare le piazze di Ramallah, sembra lontano anni luce. Oggi la Palestina è presente alle Nazioni Unite tramite l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, considerata membro osservatore. Il governo di Ramallah vorrebbe prenderne il posto.

Per il resto, la richiesta di Abu Mazen è la stessa: riconoscimento della Palestina entro i confini del 1967, prima dell’occupazione israeliana di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. “Vogliamo che la Palestina torni sulla mappa, entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale. Ben 150 nazioni su 170 l’hanno riconosciuta”, ha detto il capo negoziatore palestinese Saeb Erakat. Con molta probabilità, Abbas farà leva sulla pressante crisi economica che sta strozzando le famiglie palestinesi e dovuta all’impossibilità di creare un’economia indipendente e stabile.

La marcia indietro di Abbas ha fatto storcere il naso a molti, convinti che in questo modo si perda terreno e l’ottenimento dei diritti nazionali palestinesi si faccia una chimera. Altri, invece, si accontentano: se l’Assemblea Generale voterà a favore di Abbas – eventualità piuttosto probabile -, Ramallah avrà il potere di rivolgersi a istituzioni come la Corte Penale Internazionale.

Dal canto suo, il premier israeliano Netanyahu metterà sul tavolo dell’Assemblea Generale la questione iraniana e la necessità di garantire la sicurezza dello Stato sionista: “Ripeterò che il Paese più pericoloso del mondo non deve essere autorizzato ad equipaggiarsi con l’arma più pericolosa del mondo”, ha detto domenica scorsa Bibi prima di volare a New York. Qui sperava in un meeting a porte chiuse con l’alleato Obama, che però ha rifiutato l’offerta, continuando a fare pressioni per la soluzione diplomatica della questione iraniana.

Probabilmente, Netanyahu approfitterà di un simile palcoscenico per ricordare al mondo che i venti di guerra stanno ormai soffiando in Medio Oriente: Tel Aviv non accetterà che Teheran raggiunga l’atomica ed è disposto a fermare un simile programma con un attacco militare preventivo. Una minaccia che non piace ai poteri occidentali, timorosi che un simile conflitto possa trasformarsi in una polveriera, vista anche la destabilizzazione dovuta alla vicina crisi siriana.

Insomma, sicuramente Bibi non incasserà mai l’ok delle Nazioni Unite ad una guerra preventiva contro Teheran, ma continuerà a fare pressioni perché le sanzioni economiche e finanziarie contro l’Iran diventino insopportabili. Una settimana fa il presidente iraniano Ahmadinejad aveva proposto agli Stati Uniti la sospensione del programma di arricchimento dell’uranio al 20% – come chiedono le potenze occidentali nell’ambito del negoziato sul programma atomico di Teheran – in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. L’Occidente ha respinto la proposta. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=35831&typeb=0&Oggi-all’ONU-Bibi-vs-Abu-Mazen

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