Ogni giorno che passa, la situazione umanitaria ed ambientale di Gaza diventa sempre più disperata

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A Palestinian man walks through a pile of trash as he searches for recyclable waste and other items in hope to sell them, at a garbage dump in Rafah, in the southern Gaza Strip on April 16, 2015. AFP PHOTO / SAID KHATIB / AFP PHOTO / SAID KHATIB

3 agosto 2018

“Mi sento come se vivessi in una fossa settica”: la crisi ambientale di Gaza

Ogni giorno che passa, la situazione umanitaria ed ambientale di Gaza diventa sempre più disperata

Di Kieran Cooke
2 agosto 2018

Il 14 luglio dei jet israeliani hanno martellato aree della Striscia di Gaza in quelle che sono state le più gravi serie di attacchi sul territorio assediato dal 2014.

Almeno due palestinesi sono stati uccisi e molti altri feriti. Gli israeliani dicono che l’attacco è stato in risposta ai mortai e ad altri ordigni incendiari sparati al di sopra del confine.

Un disastro ambientale

Gaza non sta solo affrontando un altro giro di uccisioni, ma con la ulteriore distruzione di più edifici e infrastrutture, un disastro ambientale si sta dispiegando. Con due milioni di persone ammassate in un’area di terra lunga solo 41 chilometri e larga 10, Gaza sta letteralmente scoppiando alle giunture.

Al culmine delle proteste e delle sparatorie sul confine della Striscia di Gaza ai primi mesi dell’anno, quando le forze israeliane hanno ucciso più di 100 manifestanti palestinesi e lasciato migliaia di altri feriti, un importante membro dell’esercito israeliano ha scritto una lettera al capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).

Il generale maggiore Yoav Mordechai, coordinatore del ramo burocratico dell’esercito israeliano (COGAT), ha voluto portare l’attenzione del WHO non sulle uccisioni, ma sulla questione dell’incendio massiccio di pneumatici da parte dei manifestanti di Gaza.

“Questo è un serio problema ambientale che danneggerà la salute dei residenti e causerà un inquinamento dell’aria senza precedenti”, ha detto Mordechai. “Le faccio appello, come capo di un’organizzazione internazionale il cui scopo è promuovere la salute e proteggere le risorse naturali ed ambientali, affinché faccia qualsiasi cosa in suo potere per avvertire pubblicamente contro questa catastrofe ecologica e il comportamento irresponsabile di Hamas”.

Per alcuni, gli avvertimenti di Mordechai potrebbero essere sembrati irrilevanti, anche insensibili. Dopo tutto, quando le persone vengono sparate e uccise, a chi importa davvero dei fuochi e della qualità dell’aria? Inoltre, Gaza è già in una crisi ambientale, ma non sono certo le tossine e il fumo nero della combustione di migliaia di pneumatici da parte dei manifestanti che stanno facendo il danno.

Ci sono problemi di gran lunga più grandi che, se non affrontati, minacciano di rendere la vita nel territorio insostenibile in un futuro molto vicino.

Il problema ambientale numero uno è l’acqua e l’igiene. Più del 50 per cento dei palestinesi a Gaza non hanno accesso all’acqua corrente. La falda acquifera sotto Gaza – che si estende anche dentro Israele – è gravemente impoverita, principalmente per supersfruttamento.

La minore quantità di pioggia e i cambiamenti climatici stanno anche contribuendo all’estinzione della falda acquifera. Gli esperti dell’acqua dicono che la falda acquifera riceve meno della metà dei 7,7 di miliardi di piedi cubici di acqua necessaria per il ricambio ogni anno.

Una crisi perpetua

Nel luglio 2017 le Nazioni Unite hanno pubblicato un dettagliato rapporto su Gaza e il suo ambiente. Le sue conclusioni, che hanno descritto il territorio come in uno stato di crisi perpetua, erano deprimenti.

Sul terreno, la vita per il palestinese medio a Gaza sta diventando sempre più infelice“, ha detto il rapporto. “Un bambino di 11 anni non ha sperimentato più di 12 ore di elettricità in un singolo giorno nel suo periodo di vita. Nessuno ricorda un tempo nella memoria recente quando acqua potabile affidabile appariva da un rubinetto“.

Il rapporto ha fatto la proiezione che le risorse di acqua della falda saranno completamente esaurite alla fine del 2018. Nel frattempo, l’acqua che rimane è fortemente inquinata sia dall’acqua salata che si infiltra dal mare che dal deflusso dei liquami. La maggior parte delle persone deve procurarsi l’acqua da operatori di cisterne privati; questo non è solo costoso, ma i controlli di qualità su tali rifornimenti sono spesso lassisti.

L’amministrazione di Hamas, la sua incompetenza e il costante feudalesimo politico e finanziario con l’Autorità Palestinese (AP), deve prendersi parte del biasimo per le dure condizioni di vita che i palestinesi a Gaza devono sostenere su base quotidiana. Ma le campagne israeliane di bombardamenti – oltre alle continue restrizioni sull’importazione di equipaggiamenti vitali e materiali da costruzione – stanno facendo il danno più duraturo.

Morte e malattia

La disponibilità dell’acqua, il trattamento dei liquami e il rifornimento di corrente elettrica sono tutti collegati tra loro. Le stazioni di energia elettrica e altre infrastrutture sono state colpite durante la campagna israeliana di bombardamenti nel 2014. Come conseguenza l’energia elettrica è tuttora in cronica carenza di rifornimento, non solo per i residenti, ma anche per alimentare la gestione degli impianti per i liquami e altre strutture.

Secondo l’ONU, i blackout nel 2017 per la maggioranza delle famiglie nel territorio sono durati più di 20 ore al giorno. Una mancanza di corrente per gestire il piccolo numero di strutture per i liquami di Gaza significa che vaste quantità di liquami si riversano nel Mediterraneo – l’equivalente di 43 piscine olimpioniche piene ogni giorno.

Le spiagge sono contaminate. Il lezzo di ciò che affluisce aleggia nell’aria. “Mi sento come se vivessi in una fossa settica “, ha detto un residente. I bambini sono avvertiti di non giocare sulle spiagge o di nuotare nel mare. Gli abitanti sono preoccupati della contaminazione del pesce catturato entro il limite di pesca di sei miglia imposto da Israele al di fuori della costa di Gaza.

L’Agenzia per il Soccorso e il Lavoro delle Nazioni Unite (UNRWA) dice che i tassi di mortalità infantile a Gaza non sono diminuiti negli anni recenti, in contrasto con la maggior parte di altre aree nel mondo.

Esperti della salute dicono che le malattie legate all’acqua sono responsabili di un gran numero di decessi. L’ambiente non rispetta i confini – o il blocco israeliano. I liquami scaricati nel mare sono mossi verso nord dai venti e dalle correnti.

Le spiagge israeliane hanno dovuto essere chiuse ad un certo punto lo scorso anno, E un impianto israeliano di desalinizzazione – uno dei più avanzati al mondo – sulla costa a 30 miglia a nord di Gaza è stato costretto a chiudere perché i suoi filtri erano rimasti bloccati da ammassi di alghe causati dai crescenti livelli di effluenti nell’acqua.

Ci sono stati alcuni miglioramenti ultimamente. Nei mesi recenti Israele ha incrementato le forniture di acqua, pagate tramite l’AP, al territorio. Lo scorso anno un impianto di desalinizzazione nel sud della Striscia di Gaza è diventato operativo, rifornendo 75000 persone a Khan Younis e a Rafah con acqua potabile.

L’impianto, costruito con l’aiuto dell’UNICEF e con 10 milioni di euro finanziati dall’Unione Europea, è parzialmente alimentato da pannelli solari. È già iniziato il lavoro di raddoppiare la capacità dell’impianto – l’intento è di rifornire alla fine 150000 persone con acqua pulita.

Il ‘de-development’ di Gaza

L’Autorità Palestinese per l’Acqua ( PWA) dice che i piani per un altro, più grande impianto di desalinizzazione – anch’esso da situare nel sud della Striscia di Gaza – stanno entrando in una nuova fase, sebbene l’AP dica che ci sono problemi con i finanziamenti e dubbi se gli israeliani permetteranno l’importazione dei materiali necessari per la struttura.

Dopo più di 10 anni di ritardi causati dalla guerra e dal blocco, l’impianto di Trattamento di Emergenza dei Rifiuti del nord di Gaza, che darà approvvigionamento per i bisogni igienici di più di 400000 persone, finalmente ha cominciato le operazioni preliminari ai primi del mese.

Il progetto da 75 milioni di dollari finanziato dalla Banca Mondiale, dalla UE e da un numero di altri paesi donatori, ha ancora davanti considerevoli difficoltà, particolarmente sulla sua fornitura di energia elettrica. La Banca Mondiale dice che ciò di cui c’è bisogno è una linea elettrica dedicata da Israele che fornisca energia direttamente all’impianto.

Ad oggi Israele ha impegnato alcune disposizioni preliminari per l’energia, sebbene non sia ancora chiaro se il nuovo impianto avrà una fornitura garantita e a lungo termine.

Il rapporto 2017 delle Nazioni Unite ha parlato del “de-development ” economico di Gaza e delle condizioni ambientali che renderebbero, ha detto, il territorio invivibile dal 2020. Ha detto che ci devono essere mosse immediate verso la pace affinché la gente possa vivere “vite dignitose, in salute e produttive”.

Tristemente, sta accadendo il contrario. Ogni giorno che passa, la situazione umanitaria ed ambientale a Gaza diventa sempre più disperata.

‘I feel like I live in a septic tank’: Gaza’s environmental meltdown

As each day passes, the humanitarian and environmental situation in Gaza becomes ever more desperate

 

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

 

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