Ogni pezzo di muro ha una storia da raccontare

Il viaggio è iniziato ed eccomi come promesso a scrivere qualche mio pensiero su questi primi giorni.

Come da programma ci siamo subito traferiti ad Haifa dove abbiamo pernottato dalle suore carmelitane, il giorno seguente di prima mattina siamo andati a visitare i giardini Bahaiimmagine1  tenuti benissimo ma non sono collegati tra loro, per vedere il primo percorso si deve andare in cima alla città, il secondo è a metà ( ci siamo spostati in macchina) ma ne vale la pena.

Proseguendo siamo saliti ad Acri, un’altra città portuale ma con antichi resti dei crociati, molto caratteristiche le mura di cinta. immagine2Entrambe le città non le avevo vistate nella precedente visita di agosto.

Ripartendo in macchina ci siamo diretti versi la Galilea, alla volta di Cafarnao, Monte delle Beatitudini e Nazareth, tutti luoghi che avevo già visitato ma che è stato un piacere raccontare agli altri miei compagni di viaggio.

Stremati siamo arrivati alle 21.30 a Betlemme a casa di Claire Anastas,immagine3 la casa del muro e non avrei mai pensato di aver voglia di rivedere questa casa che è stata accerchiata dal muro di divisione.
E’ stata una sensazione strana, ma voluta appositamente, era facile forse andare in uno dei tanti hotel, qui si vive ogni volta quello che passa questa famiglia che ha aperto la sua casa a persone “curiose” come noi.

Il giorno dopo ci siamo aggregati alla comitiva di un Ponte per Betlemme di don Nandino Capovilla, referente anche per la Palestina di Pax Christi. Con loro abbiamo visitato la parte antica di Gerusalemme.

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Ma la vere novità sono arrivate nel pomeriggio con le testimianze di Daniela Yoel e di Suor Alicia Vacas. Due donne che vivono ogni giorno il servizio per questa terra amandola e cercando di migliorare la situazione degli ultimi.

Partendo da Daniela Yoel immagine5del Machsom Watch, un’associazione creata nel gennaio 2001 aperta esclusivamente alle donne israeliane accomunate dall’impegno per i diritti umani e la lotta contro l’occupazione. Ci ha raccontato la sua esperienza ai checkpoint, dove aiutano nelle pratiche burocratiche i palestinesi ad oltrepassare la barriera di divisione.

«Quando sono al checkpoint io vedo con i miei occhi. E i palestinesi mi sono riconoscenti. Poi scrivo e pubblico con Machsom Watch i rapporti sulle ingiustizie di cui sono testimoni, così la gente non potrà più dire: “Non sapevo”. Le prossime generazioni devono conoscere. E anche i palestinesi devono sapere che ci sono tanti israeliani che vogliono la pace, che sono contro l’occupazione. Siamo come una piccola finestra. È nostro dovere essere lì».  

Dopo cena invece Suor Alicia ci ha prima raccontato la sua esperienza di sopravvivenza del popolo dei beduini, poi quella dei bambini a cui è stato negato il passaggio per oltrepassare il muro. Due storie agghiaccianti che raccontate da chi le vive in prima persona fa un altro effetto. Praticamente dall’oggi al domani nel convento delle suore Comboniane hanno costruito il muro in mezzo al giardino costringendo i bambini della materna a fare ben 22 km per andare all’asilo. Suor Alicia con un altra sorella invece di restare di qua nella parte buona, si fa per dire, si sono traferite di là dal muro e continuano a stare vicino ai loro fedeli.
Ci ha portato anche nel tetto del convento per capire bene cosa è successo .

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Questi tre giorni intensi ma sempre bellissimi, mi hanno fatto capire che ogni pezzo di questa terra ha qualcosa da dire e da raccontare e ogni pezzo di muro ha una storia.

http://viaggiconlamente.wordpress.com/2013/02/28/ogni-pezzo-di-muro-ha-una-storia-da-raccontare/

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