Olp: oggi risoluzione all’Onu, ma è quella francese (aggiornamenti)

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17 dic 2014

La minaccia del veto Usa ha fatto effetto:  la bozza di risoluzione che sarà presentata oggi al al Consiglio di Sicurezza è quella preparata da Parigi in collaborazione con i palestinesi. Non si parla di ritiro delle forze israeliane di occupazione entro il 2016.  Intanto, a Strasburgo il Parlamento europeo voterà una mozione di sostegno, piena di compromessi, al riconoscimento dello Stato di Palestina

 
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il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas

della redazione

AGGIORNAMENTI

ORE 11.45:La risoluzione che i palestinesi presenteranno oggi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu è quella francese. Lo riferisce l’Associated France Press, riportando le dichiarazioni del ministro palestinese degli Esteri Riyad al-Malki. “La bozza che sarà presentata oggi è quella francese, basata sulle osservazioni e decisioni dei palestinesi. Sarà presentata come progetto e potrà essere messa al voto entro 24 ore dalla presentazione”.

La bozza palestinese, sostenuta dai Paesi arabi, che chiedeva il ritiro delle forze di occupazione israeliane antro il 2016 non aveva chance di essere approvata. Il veto di Washington era praticamente sicuro, quindi si è optato per un risoluzione più morbida, un compromesso: due anni per finire i negoziati e nessuna menzione dell’occupazione israeliana. È stato eliminato il riconoscimento di Israele come Stato ebraico. Nena News (fonte:AFP)

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Roma, 17 dicembre 2014, Nena News – A dispetto degli avvertimenti di Washington che quasi sicuramente eserciterà il suo potere di veto, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) oggi sottoporrà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione per la fine dell’occupazione israeliana nei territori palestinesi, che dovrebbe arrivare al voto domani, ma sulla data non ci sono ancora notizie certe. La conferma è arrivata ieri dall’entourage del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas.

La bozza, che circola da mesi e prevede il ritiro della forze israeliane entro il 2016, è sostenuta dalla Lega Araba, ma è avversata dagli Stati Uniti, che al solito chiedono cautela, e, ovviamente, da Tel Aviv. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato chiaro durante il suo tour europeo (ha incontrato a Roma il segretario di Stato Usa John Kerry): Israele non si ritirerà sui confini del 1967. Inoltre, Bibi non sembra temere “tradimenti” dall’alleato Usa: “Noi non accetteremo i diktat e non vediamo alcun motivo per cui gli Usa dovrebbero cambiare posizione”, cioè superare la risoluzione 242 secondo cui la soluzione del conflitto con i palestinesi avverrà attraverso negoziati e non sarà imposta dall’esterno.

La questione israelo-palestinese sta impegnando le cancellerie di mezzo mondo e in Europa si sono registrate alcune aperture, seppure improntate alla massima cautela. Eccetto che per la Svezia che ha riconosciuto lo Stato palestinese, altri Parlamenti dell’Unione (Gran Bretagna, Francia, Irlanda e Spagna) hanno approvato risoluzioni non vincolanti sul riconoscimento, legandolo ai negoziati e alla soluzione a due Stati.

Oggi a Strasburgo l’Europa si esprimerà in toto, votando nel pomeriggio una risoluzione di compromesso. L’iniziale pieno riconoscimento della Palestina, dopo un confronto tra socialisti e verdi, favorevoli, e la maggioranza di centro-destra, è diventato un sostegno “in linea di principio al riconoscimento dello Stato palestinese e alla soluzione a due Stati” che devono andare “di pari passo con l’avanzamento dei negoziati di pace”.

Intanto, a Parigi, assieme a Londra e Berlino, si lavora a una risoluzione alternativa a quella dell’Olp, che riproporrebbe un calendario dei negoziati, la fine degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi e il riconoscimento di Israele come Stato ebraico. Tema che però non pare aver scaldato il cuore di Netanyahu, interessato a levare dal tavolo ogni discussione sulla fine dell’occupazione ora che si è aperta la campagna elettorale, per le primarie del partito (Likud) a fine dicembre e poi per le politiche di marzo. Mohammed Shtayyeh, anche lui dell’entourage di Abbas, ha detto che delegati stanno lavorando al testo.

Sul voto in Consiglio di Sicurezza aleggia sempre il veto statunitense. Washington è sempre stata riluttante a sostenere risoluzioni che facessero indispettire gli amici israeliani e l’opinione diffusa è che andrà così anche questa volta. Gli Usa vogliono aspettare il voto di marzo, sono contrari a stabilire date di ritiro delle forze di occupazione israeliana e a vincolare i negoziati attraverso risoluzioni Onu. Insomma, vogliono evitare il voto in Consiglio, perché questo non è neanche il momento giusto per scontentare con un veto gli alleati arabi che partecipano alla coalizione anti-Isis capeggiata da Washington.

Per i palestinesi, però, è il momento di esercitare pressioni a livello internazionale, ha spiegato l’inviato palestinese a Palazzo di Vetro, Riyad Mansour: “Se non avremo successo, la questione palestinese non svanirà. Entreremo in una nuova fase. Ora siamo meglio equipaggiati per difendere la nostra causa nell’arena internazionale”. I palestinesi si rivolgeranno all’Assemblea generale dell’Onu e alla Corte penale internazionale di cui ora sono Stato osservatore.

Intanto, ieri oltre trenta palestinesi sono rimasti feriti negli scontri con i soldati israeliani nel campo di Qalandiya, in Cisgiordania, durante i funerali del 21enne Mahmoud Adwan, ucciso ieri da un colpo alla testa sparato da soldati israeliani. Alle esequie ieri pomeriggio hanno partecipato almeno diecimila persone. Nena News

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