OLP, sì a Israele come “Stato ebraico”. Ma in una formula “accettabile”

22 feb 2014

La frase-shock pronunciata da un membro del Comitato centrale dell’Olp, che auspica anche un referendum popolare. Sgomento tra i palestinesi, per i quali l’accettazione di uno “Stato ebraico” significherebbe la perdita del diritto al ritorno .

 
US Secretary of State John Kerry meets again with Palestinian Authority President Mahmoud Abbas
dalla redazione

Gerusalemme, 22 febbraio 2014, Nena News – La leadership palestinese potrebbe riconoscere Israele come stato  ebraico ma non nella forma proposta dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che per ora è “inaccettabile”. E questo riconoscimento dovrebbe essere approvato da un referendum popolare. A parlare è Nabil Amro, membro del Comitato centrale dell’Olp, ai microfoni dell’agenzia palestinese Maan News.

Secondo Amro, una “qualche forma” di riconoscimento di uno Stato ebraico potrebbe arrivare dall’ANP, se fosse presentata in forma “accettabile”: “Se questo – ha dichiarato Amro – è uno dei principali ostacoli degli sforzi del segretario di Stato Usa John Kerry, allora l’attivo e determinato Kerry deve superarlo senza imbarazzare Abu Mazen o indebolire ogni possibile accordo tra palestinesi e israeliani”. Insomma, Kerry dovrebbe indorare la pillola ai negoziatori palestinesi per far loro accettare quello che da sempre la delegazione palestinese considera inaccettabile.

Le parole di Amro, ancora non commentate dalla leadership palestinese, hanno riecheggiato su Twitter come il simbolo di una profonda spaccatura tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, considerata dalla comunità internazionale legittima “ rappresentante del popolo palestinese”, e la sua gente. “L’Olp non ci rappresenta”, cinguettavano in molti. Perché con l’accettazione dello Stato Ebraico scatterebbe automaticamente la cancellazione del diritto al ritorno per milioni di profughi, senza dimenticare l’incognita sui diritti dei palestinesi rimasti entro i confini del ’48 ora cittadini di Israele.

Si allontana sempre più la fiducia in una leadership tenuta sotto’occhio come non mai in questa ennesima mandata di negoziati, accusata di essere troppo condiscendente ( per gli scambi di territori proposti da Israele e discussi dall’ANP) e attaccata per le sue iniziative controverse (il via libera a una presenza della Nato nelle prime fasi di costituzione del nuovo Stato di Palestina). Una leadership debole, che non ha incassato un singolo punto sostanziale dall’inizio del negoziato lo scorso luglio, schiacciata dall’aggressività israeliana – oltre 11 mila nuove unità abitative per coloni in Cisgiordania sono state autorizzate dall’inizio dei colloqui – e dalla compiacenza dei negoziatori americani che, nonostante i proclami di “stop alle colonie”, due giorni fa hanno proposto un “compromesso” che ufficializzerà il furto di terre palestinesi iniziato nel 1967: stop all’ampliamento degli insediamenti isolati e annessione a Israele dei blocchi di colonie più grandi. Nena News.

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