Omaggi

admin | April 16th, 2011 – 12:15 pm

Io continuo a pensare che i social network abbiano un loro significato – appunto – sociale. Sono un’agorà, una piazza, una tipografia, una sala riunioni, persino un cimitero, un posto in cui commemorare una persona cara. O giusta. Possono essere tante cose, ma io sono d’accordo col mio amico caro Pino Bruno. I social network bisogna tenerceli cari. E quindi, quando in molti mi hanno chiesto se ci saranno iniziative a Gerusalemme est e in Cisgiordania per ricordare Vittorio Vik Arrigoni, ho scatenato il social network di riferimento, Facebook, e per ora sono riuscita a sapere che ci sarà tra pochissimo, all’una, una manifestazione a Ramallah, davanti alla Muqata, per ricordare non solo Vittorio Arrigoni ma anche Juliano Mer Khamis. Una commemorazione comune che mi fa sentire, a dire il vero, anche meno sola. Siamo in tanti, insomma, a pensare che su queste due morti bisogna piangere e pensare, insieme. L’altro appuntamento è a Beit Jalah, alle sei di questo pomeriggio, per una messa per Vittorio Arrigoni.

E a proposito di fede, un mio amico caro, uno di quegli uomini che sa guardare negli occhi dell’altro, mi ha detto stamane di Vittorio, che non conosceva: “in quella foto aveva il volto santo”. Chi è cattolico sa il significato di questa frase che mi ha colpito non poco perché io, da vecchia laica, non ci avevo pensato, ieri. L’innocenza e la sensibilità di altri hanno compreso oltre ciò che è semplice e superficiale.

Vorrei, però, spendere qualche parola in più sui social network, evitando, invece, di sprecare parole sulla rassegna stampa di oggi, su Vittorio Arrigoni, per carità di patria e di categoria… Un’altra occasione persa per raccontare ciò che va oltre gli stereotipi e i ritratti manieristici. I social network, dicevo. Se è vero che si potrebbe fare qualcosa di più per le strade e le piazze, è altrettanto vero che la realtà virtuale, quella alla quale Vittorio Arrigoni parlava, ha mostrato un afflato incredibile. Dalle pagine Facebook ai blog, ai video postati in  modo virale, alla foto di Vik usata come profilo (la sto usando anch’io, per un piccolo, personale, intimo omaggio…). Quella pagina We are all Vittorio Arrigoni ricorda così decisamente la pagina We are all Khaled Said da essere un’altra conferma che tutto, in questa regione, ora, si tiene. We are all…, che è così simile a Per chi suona la campana, tanto per pensare ad altre generazioni di ragazzi che avevano a cuore il mondo e i diritti.

La foto che ho scelto fa parte di questi fili colorati che stanno riempiendo il mondo arabo. E’ stata scattata il 15 marzo a Gaza. Il 15 marzo, tra Gaza e Ramallah, sono scesi in piazza i ragazzi palestinesi, quelli nonviolenti. Chiedevano, e chiedono ancora, la riconciliazione, e un nuovo modo di far politica. Come gli altri ragazzi arabi. Tra loro c’era anche Vittorio Arrigoni, a quanto pare…

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