Omicidio Arrigoni, con la pista ‘araba’ si rafforza ipotesi Mossad

Scritto il 2011-04-19 in News

InfoPal. Dopo ore di assedio ai criminali asserragliati nella casa di Nusseirat, nella Striscia di Gaza centrale, e l’identificazione di tre sospetti, e in particolare del “capo” del gruppo di sequestratori e assassini del pacifista italiano Vittorio Arrigoni, il giordano Abdul-Rahman al-Breizat (soprannominato Mohammad Hassan), sembra trovare conferma l’ipotesi della pista “araba”, non palestinese, legata a infiltrazioni di servizi stranieri, in particolare del Mossad israeliano, nelle frange “salafite”.

Nel video diffuso durante il sequestro di Vittorio, il gruppo salafita accusa l’attivista italiano di “importare nella Striscia i vizi occidentali”, spacciandosi dunque per il portavoce di un islam purista, integrale.

Vediamo cosa significa “salafismo”.

Il salafismo. Il termine “salafita” viene da salaf, che in arabo significa “predecessore”, “antenato”, e fa riferimento ai salaf as-Salih, o pii antenati, predecessori, degli inizi dell’Islam. Essi sono, in ordine: i compagni del profeta Muhammad, i seguaci e coloro che vennero dopo i seguaci. Si tratta di circa tre generazioni di fedeli, la cui comprensione del Corano e degli hadith, i testi sacri musulmani, e dei principi islamici forma, secondo i salafi (i seguaci di questa corrente dell’Islam sunnita), l’ortodossia musulmana. 

Per salafismo s’intende il movimento riformista islamico (la salafiyya), che si rifà appunto a tale corrente e che vede negli shaykh al-Islam – Ahmad ibn Hanbal (855 d.C.),  Ibn Taymiyyah (1328 d.C.), e Muhammad ibn Abd al-Wahhab (1792 d.C.) -, i rinnovatori della sunnah e del pensiero e tradizione risalenti ai primi musulmani.

Ma vediamo cosa hanno fatto i criminali che si sono definiti “salafiti”:

1) hanno ucciso un inerme pacifista italiano che aveva dedicato la propria vita a difendere i palestinesi dalla violenza di Israele.

2) sono fuggiti alla giustizia, asserragliandosi in una casa, da dove hanno sparato alla polizia palestinese che stava dando loro la caccia

3) uno di loro ha sparato al proprio padre (!) che tentava di indurlo alla ragione e ad arrendersi

4) il capo, al-Breizat, ha lanciato granate contro la polizia e contro i propri compagni con l’intento di ucciderli – e con uno c’è riuscito – e poi s’è tolto la vita. Si è suicidato per non essere costretto a raccontare la verità sull’assassinio di Arrigoni e su chi vi sta dietro.

Ovviamente, queste azioni costituiscono una violazione dell’Islam e dei suoi precetti. Lo sanno i musulmani, ovviamente, e anche gli studiosi di Islam. E tanto più esse sono lontane da chi si professa “salafita”, seguace del “puro” Islam dei primi tempi.

Dunque, la mente di questo orrendo crimine contro un attivista amato e stimato da tutta la Palestina, e anche fuori, non era un vero salafita, ma uno che lavorava probabilmente sotto copertura, al “servizio” di qualche servizio straniero. Ma lui non lo confesserà mai, perché, appunto, s’è tolto la vita per non essere costretto a rivelare dati e informazioni preziose. Gli altri due, palestinesi, è possibile che fossero gli “utili idioti”, menti deviate, come ha affermato il governo di Gaza, indottrinate dal giordano e dai suoi colleghi stranieri.

E’ interessante notare che, a mano a mano che si faceva strada la tesi “giordana”, già ieri sera è stata diffusa la notizia, poi prontamente smentita, secondo cui l’assassino di Vittorio era bordo di ‘Lifeline’.

La diffusione di tale notizia è gravissima, in quanto getta discredito sulle carovane per Gaza e sulle flotillas.

Ecco, quindi, che tale scenario può portare alla pista “israeliana”, perché Israele è l’attore che più di tutti gli altri, Stati arabi compresi e fazioni politiche varie, avrebbe avuto interesse nel togliere di scena lo scomodo Arrigoni, nello spaventare (ma non c’è riuscito) gli attivisti della Freedom Flotilla, e nello screditare sia il governo Hamas sia la popolazione di Gaza sotto assedio.

Ci rimane ancora una domanda: se i due precedentemente arrestati sono stati rilasciati dalla polizia di Gaza perché non erano direttamente coinvolti nell’omicidio, come hanno fatto i nostri mezzi di informazione ad affermare che essi avevano confessato il crimine e ammesso di essere dei salafiti? Da chi hanno avuto l’informazione, o meglio, la disinformazione? 

© Agenzia stampa Infopal
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