Onu: inchiesta su Israele

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Striscia di Gaza. Il Consiglio dell’Onu per i Diritti Umani vuole indagare sui crimini di guerra che le Forze Armate israeliane hanno compiuto contro i civili palestinesi. Ma rivolge critiche anche ad Hamas. Ieri feroci combattimenti e bombardamenti a Khuzaa e ancora a Shujayea

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Saf­wat è tutto sudato, è appena tor­nato da Khu­zaa, dal “fronte meri­dio­nale”, così come a Gaza ora chia­mano tutta la zona sudo­rien­tale di Khan Yunis, la seconda città della Stri­scia. Lavora come pro­du­cer per una nota tele­vi­sione araba e girare imma­gini, fare delle dirette dalle zone più a rischio, mette ogni giorno in peri­co­loso la vita dell’intera troupe. «E’ pro­prio dif­fi­cile lavo­rare lì, gli israe­liani spa­rano in con­ti­nua­zione, non smet­tono un minuto. Ad un certo punto siamo stati costretti a tor­nare all’auto e ad andare via». Saf­wat non ha dubbi che a Khu­zaa stia avve­nendo un altro mas­sa­cro, come dome­nica a Shu­jayea. «Quando lasce­ranno por­tare via morti, ci ren­de­remo conto che è stata un’altra strage», dice scuo­tendo la testa. I primi bilanci che arri­vano da quell’area par­lano di 10 morti e nume­rosi feriti. Ma diversi corpi sono ancora sul campo, inclusi, pare, quelli di quat­tro coman­danti mili­tari del Jihad. I bilanci rife­ri­scono anche della fuga di migliaia di abi­tanti, in preda al panico. Vanno ad aggiun­gersi ai 140mila che vivono ammas­sati in 83 scuole ed isti­tu­zioni dell’Unrwa (Onu).

Le scene sono simili a quelle viste dome­nica a Shu­jayea, popo­loso quar­tiere orien­tale di Gaza city. Khu­zaa è un cen­tro agri­colo alle porte di Khan Yunis usato come base di lan­cio, dice Israele, dei razzi spa­rati verso il sud dello Stato ebraico. Il can­no­neg­gia­mento è stato inces­sante, ci dicono, e feroci sono stati gli scon­tri tra truppe israe­liane e com­bat­tenti di Hamas, appog­giati da mili­tanti di varie fazioni, isla­mi­ste e di sini­stra. Com­bat­tono un po’ tutti ma non i sala­fi­sti di Rafah che, ci spie­gano, non inte­dono par­te­ci­pare alla guerra dei rivali Hamas con­tro Israele. I live blog dei gior­nali israe­liani par­lano di almeno 210 uomini di Ezze­din al Qas­sam uccisi da quando è comin­ciata l’offensiva di terra. Ma pesa anche il numero dei sol­dati israe­liani morti, 32, molti dei quali appar­te­nenti alle unità scelte della Bri­gata Golani. Gli ultimi tre ieri. I pale­sti­nesi, scri­vono gli stessi ana­li­sti israe­liani, stanno dimo­strando una buona orga­niz­za­zione mili­tare, ben supe­riore a quella che si atten­de­vano a Tel Aviv. Sono in dif­fi­coltà di fronte ad un eser­cito tra i più potenti al mondo, che fa abbon­dante ricorso all’aviazione e all’uso dei mezzi coraz­zati, eppure rie­scono ancora ad osta­co­lare i piani mili­tari israe­liani. E sono sem­pre in grado di lan­ciare razzi — anche se il loro numero è dimi­nuito negli ultimi 2–3 giorni – e alla fine hanno rag­giunto lo scopo di bloc­care i voli inter­na­zio­nali da e per l’aeroporto di Tel Aviv (260 sino a ieri sera), con grave danno per il set­tore turi­stico israe­liano. «La chiu­sura dello spa­zio aereo è una grande vit­to­ria della resi­stenza», ha com­men­tato con evi­dente sod­di­sfa­zione il por­ta­voce di Hamas, Sami Abu Zuhri. Israele è stato per­ciò costretto ad aprire il pic­colo aero­porto di Ovda, nel Neghev, per invo­gliare le com­pa­gnie aeree inter­na­zio­nali a non inter­rom­pere i collegamenti.

Ieri non era­vamo a Khu­zaa ma alle porte di Sha­jayea, in attesa della tre­gua uma­ni­ta­ria di due ore chie­sta dalla Croce Rossa – anche per Beit Hanun — e con­cessa dalle due parti. Per ore sono rima­sti con i motori accesi le ambu­lanze e mezzi dei vigili del fuoco, un con­vo­glio al quale poi è stato dato il via libera. I gior­na­li­sti invece sono stati fer­mati. Qual­che foto­grafo è riu­scito ugual­mente ad entrare. Ma non avremmo visto molto. Come era acca­duto già dome­nica scorsa, la tre­gua in realtà non c’è stata. I can­no­neg­gia­menti sono ripresi subito, seguiti dall’abituale scam­bio di accuse tra le due parti. Tutto ciò men­tre giun­ge­vano gli echi del bom­bar­da­mento aereo dell’ospedale Wafa che — afferma Israele — era stato occu­pato da com­bat­tenti di Hamas. Al ritorno i soc­cor­ri­tori hanno pro­nun­ciato una frase da far gelare il san­gue: «Shu­jayea sem­bra essere stato inve­stito da un ter­re­moto». Dalla memo­ria col­let­tiva pale­sti­nese sono rie­mersi i mas­sa­cri del pas­sato: Deir Yas­sin, Tel al Zaa­tar, Sabra e Sha­tila, i campi di Jenin e di Nahr al Bared. Nomi scol­piti nel sangue.

La gente di Shu­jayea abbiamo avuto modo di incon­trala a qual­che chi­lo­me­tro di distanza, sul piaz­zale davanti all’ospedale Shifa e nei giar­di­netti. Almeno 3 mila sfol­lati del quar­tiere ora vivono all’aperto nell’area occu­pata dalla strut­tura sani­ta­ria più impor­tante di Gaza, con­si­de­rata il luogo più sicuro della Stri­scia. Fino ad un certo punto, però. Per­chè ieri sono girate voci di una “inti­ma­zione” data da Israele al per­so­nale medico dello Shifa ad abban­do­nare l’ospedale, poi smen­tite dal mini­stero della salute palestinese.

Israele ha rea­gito con rab­bia alla riso­lu­zione appro­vata dal Con­si­glio dell’Onu per i Diritti Umani che chiede una com­mis­sione di inchie­sta inter­na­zio­nale per con­durre un’indagine su tutte le vio­la­zioni nella Stri­scia di Gaza. Il testo è stato appro­vato dai 47 paesi mem­bri e punta ad accer­tare i cri­mini di guerra com­messi dall’inizio dell’operazione “Mar­gine Pro­tet­tivo”. Secondo Tel Aviv è una con­giura con­tro lo Stato di Israele che si sarebbe solo difeso dal lan­cio di razzi pale­sti­nesi. «La deci­sione del Con­si­glio Onu per i diritti umani è una paro­dia e dovrebbe essere riget­tata da ogni per­sona decente ovun­que», ha com­men­tato il pre­mier Netan­tyahu. I numeri della guerra però par­lano chiaro, non lasciano spa­zio a dubbi. Negli ultimi due giorni a Gaza, ogni ora è stato ucciso un bam­bino, 147 dal 7 luglio, ha denun­ciato ieri la vice­se­gre­ta­rio gene­rale Onu per gli Affari uma­ni­tari Kyung-wha Kang. «Dal 7 luglio, più di 600 pale­sti­nesi sono stati uccisi a Gaza ed altri 3.504 sono stati feriti in seguito al lan­cio dell’operazione mili­tare israe­liana ‘Pro­tec­tive Edge’ in cui sono stati col­piti più di 2.900 ber­sa­gli in Pale­stina», ha affer­mato Kyung wha Kang inter­ve­nuta al Con­si­glio dei Diritti Umani. A Gaza, ha aggiunto, 443 vit­time, pari a più del 74% delle per­sone uccise, sono civili e un terzo dei civili morti fino ad ora sono minorenni.

Ieri sera era atteso un discorso in tv di Kha­led Mashaal. Il lea­der poli­tico di Hamas ha riba­dito che una tre­gua sarà pos­si­bile solo se sarà tolto l’assedio di Gaza.

http://ilmanifesto.info/onu-inchiesta-su-israele/

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