Operazione chiavi in mare: “Creare la prigione e buttare in mare la chiave” (John Dugard, marzo 2005)

Quando in una territorio d’estate l’acqua non scende dal cielo, quando l’arida terra sembra non dare nutrimento ai suoi figli e da madre diventa matrigna, che si può fare per far rinascere la vita? Si attivano iniziative, si adottano strategie alternative, si ‘opera’ con messe a punto speciali e straordinarie… Questo devono aver pensato gli strateghi politici e militari israeliani quando, dopo lo sgombero dei coloni israeliani nell’agosto 2005 dalla Striscia di Gaza, si son trovati a voler continuare gestire una terra non loro. Terra considerata ostile, dura. Terra da domare, ma forse non da far rifiorire. Ecco allora un susseguirsi di ‘operazioni’: “Prime Piogge” (settembre 2005), ‘Piogge estive” (giugno-novembre 2006),“Nuvole d’autunno” (novembre 2006). Perchè, se non è la pioggia che bagna e livella e riduce la terra ribelle a miti consigli, avranno pensato, che siano le armi di distruzione di massa a cadere dal cielo!
Un’escalation di morte e distruzione si è riversata in questi ultimi anni a Gaza, un genocidio incalzante che ha visto in ‘Piombo fuso’ l’espressione estrema di questa lucida follia, in cui via via è scomparsa la distinzione tra obiettivi civili e non civili e le armi utilizzate da Israele si sono fatte sempre più distruttive, provocando un numero sempre più alto di morti e feriti. Un’escalation in cui quelle che, eufemisticamente e asetticamente, sono state chiamate ‘operazioni’ sono diventate unica ‘strategia’ per risolvere il problema Gaza.
Da ben prima del dicembre 2008 Gaza era una prigione per il suo milione e mezzo di abitanti: circondata da filo spinato e muri, soffocata da un sistema di controlli militari che impedivano – e impediscono tuttora- l’accesso ai beni primari, Gaza ha subìto negli anni dell’embargo, come afferma lo storico israeliano Ilan Pappe “ molto più che un’azione punitiva. Date le condizioni demografiche della striscia, si tratta di una linea di condotta che ha causato una realtà da genocidio: mancanza di alimenti essenziali, assenza di medicinali di base e nessuna fonte di impiego” (Ultima fermata Gaza, ed. Ponte alle grazie, p. 215). Ma, come purtroppo molti ormai hanno dimenticato, il 27 dicembre 2008 Israele è andato oltre tutto questo. É l’inizio di Operazione Piombo fuso, di cui ricordiamo:
• 1366 palestinesi uccisi, tra cui 430 bambini, 111 donne, 6 giornalisti, 6 medici, 2 operatori Onu
• 13 israeliani uccisi
• 5360 palestinesi feriti, tra cui 1870 bambini, 800 donne
• 152 palestinesi resi disabili permanenti
• 200 israeliani feriti
• Oltre 258 palestinesi morti perché le forze israeliane ne hanno impedito il soccorso. 519 persone sono fatte a pezzi dai droni e 473 dagli aerei.
• Gli sfollati, 50.000, di cui 20.000 sono ancora senza tetto.
• Più di 3.600 abitazioni sono distrutte totalmente e 11.000 parzialmente.
• il bombardamento di ospedali, scuole, luoghi di culto, infrastrutture, industrie, campi, acquedotti. (…)

Betta Tusset, Campagna Ponti e non muri di Pax Christi
(l’articolo sarà pubblicato in Adista)

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