OPINIONE. Il Calcio preferisce i milioni al rispetto dei diritti umani

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17 gen 2019

Il Calcio e lo sport più in generale in nome dei buoni affari chiudono gli occhi di fronte a gravissime violazioni dei diritti umani  in corso in molti paesi. L’ultimo caso è la Supercoppa italiana disputata in Arabia saudita

L’allenatore del Milan Rino Gattuso al suo arrivo a Gedda

di Michele Giorgio

Roma, 17 gennaio 2019, Nena News – Passata la discussa, a dir poco, Supercoppa italiana di calcio disputata a Gedda e terminata con l’ennesima vittoria della Juventus questa volta sul Milan, non si può fare a meno di sottolineare l’improbabile giustificazione data dai vertici del calcio italiano volta a un match che non si sarebbe mai dovuto disputare in un paese come l’Arabia saudita dove le violazioni dei diritti umani e dei diritti delle donne sono all’ordine del giorno. «Il calcio non è politica, ma un veicolo culturale che può abbattere le barriere tra i popoli», aveva detto alla vigilia della partita il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ripetendo le solite banalità sul calcio che fa del bene sempre e comunque. Alle tasche di calciatori spesso già ricchi e alle casse dei grandi club senza alcun dubbio. Non al rispetto dei diritti dei sauditi perseguitati dal regime.

Gravina, sospettiamo, non ha letto l’articolo di Alia al-Hathloul, pubblicato qualche giorno fa dal New York Times, nel quale chiede a Mike Pompeo di intervenire in aiuto della sorella, Loujain, attivista dei diritti delle donne detenuta da mesi senza processo e di tutti gli altri prigionieri di coscienza in Arabia saudita. Nella visita effettuata la settimana scorsa a Riyadh il Segretario di stato Usa da un lato aveva chiesto che siano puniti tutti i responsabili del brutale assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, avvenuto il 2 ottobre nel consolato saudita a Istanbul, e dall’altro ha dato pieno appoggio a Mohammed bin Salman (MbS), l’erede al trono saudita indicato da più parti, inclusa la Cia, come il mandante di quell’uccisione. La ragion di stato prevale sui diritti dell’individuo (e dei popoli), e ciò vale anche per i milioni di dollari sauditi che sono entrati nelle casse di Juve e Milan.  Alia al-Hathloul nel suo racconto sul NYT descrive come la sorella abbia subito gravi abusi in carcere, di come sia stata minacciata di stupro, e di come l’ex consigliere reale Saud al-Qahtani, fino a qualche settimana fa braccio destro di MbS, si sia divertito mentre veniva torturata. Del marito di Loujain, l’attore Fahad al Butairi, non si sa più nulla da quando è stato arrestato. Amnesty International ricorda le 12 attiviste saudite fatte arrestare dal rampollo reale MbS e detenute nel carcere di massima sicurezza di Dhahban.

Gravina, il fenomeno Ronaldo autore del gol della vittoria della Juve e il giovane portiere della nazionale Donnarumma che quel gol non è stato in grado di evitarlo, potrebbero apprendere qualcosa di più sul regno dei Saud, leggendo il racconto Rahaf al Qunun, la 18enne saudita fuggita dal suo paese e accolta dal Canada. La ragazza ha riferito alla tv pubblica inglese della sua condizione di “schiava” della famiglia e della sua paura dei genitori: «se mi avessero trovata, sarei scomparsa». Ha raccontato della «violenza fisica» che subiva regolarmente dal fratello e da sua madre. «Noi, donne saudite, siamo trattate come schiavi», ha detto. «Molte persone mi odiano, sia che vengano dalla mia famiglia o dall’Arabia Saudita in generale», ha concluso la ragazza. In Arabia saudita, stretta alleata dell’Occidente, le donne sono soggette per tutta la loro vita alla tutela di un uomo (padre, marito, fratello) che esercita su di loro la patria podestà.

Ma i campioni milionari del calcio forse hanno più sensibilità per i buoni affari che per i diritti umani, magari per il mega progetto Amaala messo in campo da MbS per la costruzione di un lussuoso ed immenso resort turistico sulla costa saudita del Mar Rosso che fa tremare gli ambientalisti locali e internazionali. 2.500 camere d’albergo e 700 ville di lusso sono solo una parte del progetto che dovrebbe essere completato nel 2028 nonostante il boicottaggio annunciato dagli investitori internazionali dopo l’uccisione di Khashoggi.Tra qualche mese del giornalista dissidente, fatto a pezzi dai suoi assassini giunti apposta da Riyadh, non si parlerà più. Avranno il sopravvento la ragion di stato alla quale si appella Mike Pompeo e il disinteresse per quanto accade in Arabia saudita mostrato anche dal calcio italiano. Nena News

 

OPINIONE. Il Calcio preferisce i milioni al rispetto dei diritti umani

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