Oslo ha impoverito Gerusalemme

13 Set 2013

Gerusalemme è la più grande e popolata città in Israele. Gli sviluppi politici ed economici a partire dal processo di pace israeliano-palestinese all’inizio degli anni ’90, tuttavia, l’hanno anche resa la più povera. L’80% dei palestinesi e il 25% degli israeliani a Gerusalemme vivono sotto la soglia di povertà.

 immagine1

Il quartiere di Silwan a Gerusalemme Est (Foto: AIC)

Gerusalemme si estende su un’area di 125,2 km², 71 dei quali sono stati annessi alla città dopo la guerra del 1967 e l’inizio dell’occupazione israeliana della Cisgiordania. Oltre il 10% della popolazione israeliana vive a Gerusalemme (sono compresi nel censimento anche i palestinesi residenti a Gerusalemme Est), per una popolazione totale di 830mila persone. Di queste, il 39% sono palestinesi cristiani e musulmani. Inoltre, secondo i dati del Jerusalem Institute for Israeli Studies, alla fine del 2011 il numero di coloni israeliani a Gerusalemme Est era pari a 190.423 persone.

La ricerca della Banca di Israele ha mostrato che nel 2010 il 41% dei residenti di Gerusalemme vivevano sotto la soglia di povertà e un rapporto dell’UNCTAD (Conferenza dell’Onu per il commercio e lo sviluppo) ha stabilito che il tasso di povertà  è pari al 25% tra i cittadini ebrei israeliani e vicino all’80% per la popolazione palestinese di Gerusalemme Est. Inoltre, l’85% dei bambini palestinesi di Gerusalemme e il 45% di quelli ebrei vivono sotto la soglia di povertà.

In uno studio dell’8 maggio 2013, l’UNCTAD ha spiegato che l’alto tasso di povertà a Gerusalemme Est è il risultato dell’isolamento imposto ai residenti palestinesi da Israele dopo gli Accordi di Oslo. Lo studio ha anche affermato che, prima degli Accordi del 1993, l’economia di Gerusalemme Est rappresentava il 15% di quella palestinese, per crollare oggi al 7%. Di conseguenza, mentre il PIL di Gerusalemme Est (nel 2010 pari a 600 milioni di dollari) è cresciuto marginalmente, dal 2001 il suo contributo relativo all’economia è calato perché la sua crescita non è stata pari a quella nel resto dei Territori Palestinesi Occupati.

Lo studio stima che il Muro di Separazione israeliano che isola Gerusalemme Est dalla Cisgiordania è responsabile di una perdita diretta di oltre un miliardo di dollari per l’economia palestinese della città, da quando la sua costruzione è iniziata nel 2003. L’impatto negativo in termini di perdita di mercato e opportunità di lavoro prosegue e costa all’economia palestinese circa 200 milioni di dollari l’anno.

L’UNCTAD nota come il tasso di povertà tra i palestinesi di Gerusalemme sia cresciuto fortemente nell’ultimo decennio, peggiorando dopo la Seconda Intifada e il conseguente isolamento della città a causa del Muro di Separazione. In un solo anno, il tasso è cresciuto dal 68% del 2009 al 79% del 2010. Al contrario solo il 25% degli israeliani a Gerusalemme viveva in povertà nello stesso anno.

Secondo i dati della Banca di Israele, la percentuale di gerusalemiti in età da lavoro occupati era pari solo al 43% nel 2008, contro il 54% della media nazionale. L’istituto però non ha analizzato l’impatto delle imposizioni politiche, demografiche ed economiche contro la popolazione palestinese nell’ambito della partecipazione al lavoro. Da sottolineare che il 35% della popolazione di Gerusalemme è araba e il 21% è ultraortodossa, due comunità che tendono ad avere bassi tassi di occupazione.

Sergio Yahni

Alternative Information Center

Inviato da aicitaliano il Ven, 13/09/2013 – 08:54

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/oslo-ha-impoverito-gerusalemme

 

………………………………………………………………………………………………………………

ARTICOLO ORIGINALE

 

http://www.alternativenews.org/english/index.php/regions/jerusalem/7021-oslo-agreements-impoverished-jerusalem

 

Oslo agreements impoverished Jerusalem

 Published on 11 September 2013

Written by Sergio Yahni, Alternative Information Center (AIC)

 

East Jerusalem's Silwan neighbourhood/Photo: AIC

East Jerusalem’s Silwan neighbourhood/Photo: AIC

 

Jerusalem is the largest and most populated city in Israel. Political and economic developments since the start of the Israeli-Palestinian peace process in the early 1990s, however, have also rendered it Israel’s poorest city. 80 percent of Palestinians and 25 percent of Israelis in Jerusalem live under the poverty line.

Jerusalem spans across 125.2 square kilometres, 71 square kilometres of which were annexed to the city after the 1967 war and the commencement of Israel’s occupation of theWest Bank. More than 10% of the Israeli population lives in Jerusalem (Palestinian residents of East Jerusalem are included in the national Israeli census) with a total population of 830,000 residents. Of these residents 39% are Palestinian Christians and Muslims. Additionally, according to data provided by the Jerusalem Institute for Israel Studies, the population of Israeli settlements in East Jerusalem reached 190,423 at the end of 2011.

The Bank of Israel’s research division revealed in 2010 that 41% of East and West Jerusalem’s residents were living below the poverty line, and a report published by the United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD) stated that the poverty rate is 25% among Israeli citizens and close to 80% among the Palestinian population in East Jerusalem. It also reported that 85% of Palestinian children in East Jerusalem and 45% of Israeli children throughout Jerusalem live under the poverty line.

In a study released on May 8, 2013, UNCTAD claimed that the high poverty rate in East Jerusalem is a result of the isolation imposed on the Palestinian residents by Israel since the Oslo agreements.

The study also stated that, prior to the 1993 Oslo Accords, East Jerusalem’s economy constituted 15% of the Palestinian economy, and has since shrunk to only 7% in recent years. Consequently, while the GDP of East Jerusalem (around US$600 million in 2010) has increased, albeit marginally, since 2001, its relative contribution to the economy has decreased because East Jerusalem’s growth has lagged behind that of the remaining occupied Palestinian territory (oPt).

The study estimates that the Israeli Separation Wall that isolates East Jerusalem from the West Bank is responsible for over $1 billion in direct losses to the Palestinian economy in Jerusalem since its construction began in 2003. Its adverse impact in terms of lost trade and employment opportunities is ongoing and costs the economy a further $200 million per year.

UNCTAD notes that poverty amongst Palestinians in Jerusalem has risen steadily over the last decade, worsening following the Second Intifada and the city’s subsequent isolation from the West Bank resulting from Israel’s construction of the Separation Wall. In the space of one year alone, the poverty rate of Palestinian households rose from 68% in 2009, to 77% in 2010. By comparison, only 25% of Israeli households in both East and West Jerusalem were classified as living in poverty in 2010.

According to the Bank of Israel’s figures, the percentage of employed working-age Jerusalemites was only 43% in 2008, compared to the national average of 54%. The bank however neglects to analyse the impact of the political, demographic and economic impositions placed on the Palestinian population on low workforce participation and poverty; according to census data, 35% of all Jerusalemites are Arabs and 21% are ultra-Orthodox, two communities that tend to have the lowest employment rates (sic.).

 

 

 

Contrassegnato con i tag: ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam