Palestina. “Actors of Resistance”, quando va in scena la rivoluzione

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Gli attori del Freedom Theatre di Jenin lanciano un progetto di crowfounding per realizzare un documentario. E’ la rivoluzione che va in scena sul palcoscenico della Palestina.

Li avevamo incontrati in una sera d’estate, nel luglio scorso, quando il progetto era ancora un’idea. Gli attori del Freedom Theatre di Jenin erano arrivati in Italia per portare in scena i loro spettacoli, raccontare le loro storie, mandare avanti il prezioso lavoro avviato da Juliano Mer-Khamis.

Oggi quell’idea sta diventando realtà, e la campagna di crowfoundig per la realizzazione del loro progetto è stata lanciata in rete nel gennaio scorso.

Actors of Resistance è un documentario, e molto di più. E’ la speranza che possa diventarlo.

E’ un progetto dal basso, ideato da chi ha scelto il palcoscenico di un teatro per resistere o, come raccontano gli ideatori, “è la visione di un gruppo di giovani artisti per sfidare l’eredità coloniale, il sistema di oppressione, violenza e discriminazione sotto il quale viviamo, la vita quotidiana sotto un regime militare, e insieme raccontare il nostro spirito rivoluzionario e il nostro attivismo culturale, per porvi fine”.

Il palcoscenico, questa volta, sono i paesaggi della Palestina, o ciò che ne resta tra insediamenti coloniali, muri e bypass road. I protagonisti sono loro: i giovani attori del Freedom Theatre di Jenin, del Freedom Bus, del Red Noses Palestine di Betlemme.

Giovani “che hanno vissuto la loro vita sotto un’occupazione militare come cittadini di seconda classe, e che hanno scelto di diventare attori per mostrare al mondo cosa significhi essere palestinesi, lottare per la giustizia e per la libertà. Su un palco o altrove”. Utilizzando un linguaggio universale – quello del corpo – comprensibile a chiunque, per raccontare di “un apartheid che non può continuare”.

Combattono per quello in cui credono, contro ciò che li opprime. “E’ una forma molto importante di resistenza. Stanno cercando di rubarci la cultura: la difendiamo, per non perderla” racconta Ahmad nel trailer.

Portare su un palco le proprie convinzioni, battersi contro un sistema sociale, culturale e politico, è già una forma di rivoluzione: lo ricorda Nabil al-Raee, direttore creativo del Freedom Theatre, che ne prese le redini nella primavera del 2011, quando Juliano Mer-Khamis venne assassinato, raccogliendo la sua eredità culturale e portando avanti la sua battaglia.

Al centro le storie di questi giovani attivisti, le esperienze personali che hanno accompagnato le loro vite, rivisitate e reinterpretate attraverso l’arte teatrale e la performance.

“Non rappresentiamo tutta la Palestina ne’ l’intero movimento di resistenza, eterogeneo come in qualsiasi altro contesto. Il documentario vuole solo raccontare l’esperienza di alcuni artisti che hanno scelto il teatro per lottare contro le circostanze sociali e politiche in cui sono costretti a vivere”, spiegano.

E non hanno intenzione di essere “equilibrati”. Il film sceglie, al contrario, di non essere obiettivo – “le parole e l’arte, in fondo, non lo sono mai”, raccontano – ritraendo esclusivamente attori e attrici palestinesi, per dare voce a chi, nella narrativa dominante, non ne ha mai. 

Una delle condizioni necessarie per riuscirci, però, è restare indipendenti “da qualsiasi istituzione politica, religiosa o culturale”, anche per combattere “l’interpretazione egemonica ed eurocentrica che caratterizza la narrazione di tanti documentari prodotti in Occidente sulla Palestina”.

Ecco perché hanno scelto il crowfoundind per finanziare il loro sogno.

“Mio padre è stato ucciso. Mio zio è stato ucciso. Tanti miei amici sono stati uccisi, o si trovano in prigione oggi. Io non sono migliore di loro. Perché queste persone sono morte? Perché lottavano per la loro libertà, e quella della loro terra. Devo portare avanti il loro messaggio, continuare la lotta” racconta Saber.

Ecco perché questo documentario è tanto importante, e ha bisogno di un sostegno dal basso.

“Lo è per noi e per molti altri. Abbiamo lavorato di notte, siamo stati soffocati dai lacrimogeni durante le manifestazioni, arrestati dai soldati dell’esercito israeliano e ottenuto la solidarietà del mondo per arrivare dove siamo oggi. Ma non possiamo andare avanti senza il vostro aiuto. Vogliamo fare questo film, abbiamo bisogno di farlo”. E’ questo il messaggio che lanciano, perché la speranza diventi realtà.

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09 Febbraio 2014
di: Cecilia Dalla Negra

 

Palestina. “Actors of Resistance”, quando va in scena la rivoluzione

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