Palestina alla fame. Un lento genocidio.

Mentre i media parlano di percentuali e di seggi al parlamento, veniamo informati sull’inedito look tecno di Naftali Bennet e di tutti i leader israeliani che hanno un’unica caratteristica comune: attuare insieme “la grande rimozione”: cioé far finta che i palestinesi e l’occupazione semplicemente non esistano. Per fortuna che dal cuore dei Territori Occupati ci scrive il carissimo abuna Manuel che, con le parole soffocate dalla sofferenza per le sorti del suo popolo, ci inchioda ad ascoltare e partecipare questo appello:

Palestina alla fame. Un lento genocidio.
di abuna Manuel Musallam

“L’idea è quella di mettere i palestinesi a dieta, senza farli morire di fame”.
Dov Weisglass (1)

Ormai è provato dai numeri e dalla tragica realtà verificata quotidianamente: I figli della Palestina vengono fisicamente affamati dagli occupanti israeliani.

Con il blocco del processo di pace, sono le atrocità e le violenze a dominare le notizie dalla Palestina. I media si concentrano sui proiettili e i gas lacrimogeni, sulla resistenza popolare e il muro. Ma pochi al mondo conoscono i veri nemici che i palestinesi devono affrontare ogni giorno: la fame e la povertà.
Un recente rapporto fa luce sugli effetti devastanti di questa tragedia arrivando al dato più sconcertante: il 50% dei bambini palestinesi soffre di malnutrizione.

La realtà è che le famiglie palestinesi vengono progressivamente ricacciate sempre più in profondità nella condizione di povertà assoluta. Le chiusure, la confisca delle terre, le piccole imprese economiche che chiudono per mancanza di materie prime, la pressione dei coloni, il blocco delle strade, lo sradicamento degli alberi di ulivo, ecc – tutto questo ha portato alla povertà.
Senza lavoro, senza stipendi, comincia a non esserci più nulla da mettere in tavola.

Aveva detto queste testuali parole il capo consigliere del primo ministro, l’israeliano Dov Weisglass: “L’idea è quella di mettere i palestinesi a dieta, senza farli morire di fame”.

Perché punire un intero popolo? Perché punire i bambini innocenti? Questi bambini cresceranno nutrendosi non di pane ma di odio.
E dov’ è il “diritto alla provvigione alimentare”?

La fame è una delle tragedie più dolorose per un essere umano ed è ancora più doloroso e straziante per i padri e le madri sapere che non riescono a nutrire i loro figli.

Abuna Manuel Musallam
27 gennaio 2013

(1) il capo consigliere israeliano Dov Weisglass

elezioni 2013

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2 Commenti

  1. Smettetela di dire slogan antiisraeliani!

  2. Aldo, se gli israeliani stanno rendeno la vita insopporabile al popolo palestinese, perché si dovrebbe smettere di disprezzarli e di odiarli ! Nessun popolo ha patito ingiustamente le umiliazioni e le angustie di quanto ne abbiano subite i palestinesi a causa di quest’orda disumana che si è riversata sulla loro Terra. Gli ebrei si sono appropriati, con la forza delle armi, della loro terra, delle loro risorse per la vita ; hanno distrutto i loro villaggi, le loro case; li hanno uccisi, imprigionati, espulsi dai loro villaggi, mandati a vivere nelle prigioni a cielo aperto nei campi profughi. Vuoi sentire cosa dice il sociologo Edgar Morin a proposito della situazione palestinese, in occasione della seconda Intifada? L’ho copiata, te la espongo: “la rivolta non è nata per un caso assurdo, giacché per l’intero corso dei negoziati s’è continuato a insediare colonie in Cisgiordania, a non rispettare gli impegni, e aoffrire una pace spilorcia contrabbandata per generosa…Da una parte gli occupati; dall’altra gli occupanti. Da una parte bambini e adolosenti che lanciano pietre, poliziotti dotati di armi leggeri; dall’altra soldati che sparano pallottole vere sui civili, carri armati, missili, elicotteri da combattimento: Da una parte la guerriglia contro coloni o veicoli in territorio palestinese; dall’altra la repressione , che ghettizza le popolazioni , trasforma i loro territori in cami di concentramento temporanei, soffoca l’economia , distrugge abitazioni e colture …L’argomento per cui gli occupati non si sarebbero dovuti rivoltare avrebbe senso solo se la situazione non fosse stata rivoltante. L’argomento per cui la rivolta mina la pace avrebbe solo senso se gli israeliani avessero accettato uno stato palestinese vivibile e libero dalla colonie armate …Ripensare l’esperienza ebraica dovrebbe essere possibile comprendere le sofferenze dei palestinesi, mostrando a Israele che da mezzo secolo infligge loro ciò che ha subito dagli europei per più di un millennio: spossessamento, espulsioni, segregazioni, ghettizzazioni ripetute, soprusi, predazioni, umiliazioni, vessazioni e disprezzo”. Vuoi sentire il giudizio di un altro professore di filosofia , all’università di Parigi, Etienne Balibar? l’ho copiato, te lo espongo: ” …occorre riconoscere l’esistenza di una maggiore giustizia, è allo stato di Israele che va addebitato il peso della più grande ingiustizia. E’ quest’ultimo che opprime, colonizza, espropria un popolo,
    disrugge una società , e la riduce alla fame, ne impedisce l’educazione e l’autonomia politica. Ed è per questa ragione , che accuso di complicità gli israeliani, ed in particolare, gli intellettuali, che non si dissociano dall’occupazione e dalla repressione. Ammiro, per contro, coloro che attrverso la parola e l’azione danno prova di resistenza, o semplicemente, di spirito critico”.

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