Palestina. Dall’Ue solo parole contro la colonizzazione israeliana

UE

di: Matteo Bernabei
m.bernabei@rinascita.eu

Il rapporto annuale dei capi missione dell’Unione europea a Gerusalemme e Ramallah, diffuso ieri dall’Afp, contiene una dura denuncia delle conseguenze della colonizzazione israeliana nei territori palestinesi. I due diplomatici europei non hanno infatti usato mezzi termini nel sottolineare che la politica coloniale messa in atto da Tel Aviv negli ultimi anni rappresenta la “più grande minaccia per una soluzione a due Stati”, fortemente voluta in passato dalla comunità internazionale occidentale. “Se l’applicazione dell’attuale politica israeliana continua – si legge nel rapporto – la prospettiva di Gerusalemme come futura capitale dei due Stati, Israele e la Palestina, diventerà quasi impraticabile”. In particolare i diplomatici europei, nel testo di 15 pagine inviato a Bruxelles, puntano il dito contro la costruzione di migliaia di nuove abitazioni a Gerusalemme est e più precisamente nelle aree meridionali di Har Homa, Gilo e Givat HaMatos. Si tratta del famoso piano E1, autorizzato dalle autorità israeliane in risposta all’ingresso della Palestina all’interno dell’Assemblea generale dell’Onu come Stato osservatore, e che se portato a termine taglierebbe di fatto la Cisgiordania in due parti.

Così al fine di costringere il governo di Benjamin Netanyahu a rivedere la propria politica coloniale, i capi missione hanno invitato i Paesi europei ad assicurare “la stretta applicazione dell’Accordo d’associazione Israele-Ue”, che al punto due prevede la sospensione dello stesso in caso di violazione dei diritti umani da parte di uno dei Paesi firmatari, impedendo “le transazioni finanziarie a favore delle attività, delle infrastrutture e dei servizi nelle colonie”, affinché “i prodotti fabbricati nelle colonie non beneficino di un trattamento preferenziale”.

Immediata e fin troppo ovvia la replica di Tel Aviv. “La missione di un diplomatico è costruire ponti e non di incoraggiare lo scontro – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor, evidentemente irritato – questi due consoli hanno fallito nella loro missione”.  Diametralmente opposta, invece, la reazione palestinese. Hanan Ashrawi (foto), membro del comitato esecutivo dell’Olp, ha infatti definito il rapporto “una valutazione responsabile” di quanto fatto da Israele a Gerusalemme est, che “fa suonare un campanello d’allarme sulla natura distruttiva delle politiche israeliane e le sue pericolose implicazioni per la pace”.

Il rapporto dei capi missione dell’Unione europea ha davvero portato alla luce un problema enorme che da anni si trascina senza soluzione e che sta di fatto portando allo stremo la popolazione palestinese, ma serviranno azioni concrete e continue per giungere a una svolta. Non è la prima volta che l’Europa sottolinea il problema della colonizzazione israeliana della Cisgiordania e di Gerusalemme. A più riprese nel corso degli ultimi anni, infatti, la Commissione e il Parlamento hanno preso atto della reale situazione e delle condizioni nelle quali sono costretti a vivere i palestinesi, senza tuttavia andare mai oltre le semplici condanne formali. Lo stesso ingresso della Palestina alle Nazioni Unite non è più di un semplice atto politico che non influisce affatto sul conflitto in corso da 65 anni.

L’impressione che si ha, è che anche questa volta non sarà differente, le parole dei diplomatici europei sono destinate a rimanere tali nonostante la loro evidente gravità. Una sensazione che trova conferma nell’attuale immobilità statunitense rispetto alla questione. “Non abbiamo intenzione di imporre un piano e pretendere che venga accettato da entrambe le parti. Il presidente ha intenzione di ascoltare”, ha rivelato ieri il segretario di Stato Usa, John Kerry, commentando la visita in Israele che Barack Obama compirà il mese prossimo.

La comunità internazionale occidentale resterà dunque ancora una volta a guardare, lasciando che Tel Aviv porti avanti i suoi piani di espansione, nonostante la tensione nei territori palestinesi continui a crescere esponenzialmente.

Morgantini: “L’Europa si fa carico della responsabilità di Israele”

“Noi ci mettiamo a posto la coscienza perché permettiamo ai palestinesi con i nostri aiuti economici di sopravvivere, assumendoci la responsabilità al posto di Israele visto che la convenzione di Ginevra prevede che sia il Paese occupante a farsi carico del benessere della popolazione occupata”. Con queste parole l’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Luisa Morgantini, nel corso di un’interessante intervista al portale d’informazione Il faro sul mondo, ha commentato l’attuale posizione dell’Ue nei confronti del conflitto israelo-palestinese, sottolineando poi come anche Sharon diceva “con molto disprezzo” degli europei, che “sono dei pagatori e non dei giocatori”. L’ex eurodeputata ha denunciato, inoltre, il continuo tentativo del governo di Tel Aviv di trasformare in un antisemita chiunque osi denunciare i crimini israeliani. Un atteggiamento che Morgantini ha definito “un ricatto delle lobby”, mosso anche contro quegli ebrei che non condividono la politica israeliana.

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